FRANCESCO DI BARTOLO, Incisore e pittore(1826-1913): ricorre il 3 febbraio 2013 il CENTENARIO DELLA MORTE
Ricorre il 3 febbraio 2013 il Centenario della morte dell’Incisore e Pittore catanese Francesco Di Bartolo (1826-1913), definito dai contemporanei “Un re dell’acquaforte e del bulino” (S. Giuliano). Anche in questa sede mi è gradito ricordare l’Artista e l’Antenato.
Introduzione all’opera inedita “Francesco Di Bartolo, Incisore e pittore (1826-1913)”
“Tornando indietro nel Tempo della Memoria, riaffiora l’immagine di una “sontuosa villa”, dall’imponente doppia scalinata d’ingresso, dal giardino “splendente di fiori olezzanti” (S. Giuliano: “Un re dell’acquaforte e del bulino, Francesco Di Bartolo”, Catania, 1914), ornato dai busti degli antenati illustri, che sorgeva nel quartiere di Cibali, a Catania. Essa ha quasi il potere di richiamare dal passato la figura di colui che, avendovi abitato, ce la fa ricordare: Francesco Di Bartolo, incisore e pittore. Bastano queste due modeste parole per definire l’uomo e caratterizzare il personaggio, nato a nella città etnea il 17 gennaio 1826 ed ivi morto il 3 febbraio 1913 e del quale, dunque, quest’anno ricorre il primo Centenario della morte.
Amerei ricordarlo e riproporlo com’era, con l’aspetto austero e nello stesso tempo amabile che gli conosciamo per via dei molti ritratti che di lui ci restano. Ma, al di là delle sue sembianze, così ben fissate sulla tela dal pennello del Boschetto, del Reina (v. foto) o dell’Abate, ciò che m’interessa sottolineare è la coerenza della sua lunga vita, tutta dedicata all’Arte, il suo amore più grande.
Una briciola di questo amore sembra sia giunta a me, pronipote di suo fratello Giacomo, quasi facesse parte del patrimonio genetico della famiglia, ed in me si è concretizzata, come fu per lui, in passione per il disegno, l’incisione e la pittura, nelle quali anch’io mi cimento.
E’ così che per tale amore ho compiuto un lungo e laborioso lavoro di ricostruzione della vita di Francesco Di Bartolo e di catalogazione, revisione e commento delle molte sue Opere, non solo d’incisione, ma anche di disegno e di pittura, mai compiuto prima, che costituisce una vera e propria monografia esaustiva, che soprattutto contiene una maggioranza di dati inediti e costituisce finalmente anche il concretizzarsi di un vero e proprio apparato bibliografico, attualmente quasi sconosciuto.
Gli epigoni di coloro che, non si sa bene a che titolo, esistendo allora ed ancora oggi la Famiglia Di Bartolo, iniziarono negli anni ’50-’60 del ’900 a farsi depositari delle Verità sull’Artista, nonostante ciò, si propongono e ripropongono imprecisioni anche gravi, che continuano a perpetuarsi indisturbate e ad essere prese, riprese ed edite nel tempo quali sacrosante verità. Ma la vita di un Artista non è e non può diventare il teatro dell’assurdo, dove un pittore antiaccademico come Filippo Palizzi venga dato per Direttore dell’Accademia di BB.AA. di Napoli negli anni ’60 dell’800; o dove si riferisca candidamente di cattedre mai ricoperte da illustri personaggi, sempre in seno alla medesima Accademia, o che esistano a Catania una strada intitolata all’Artista ed un suo busto nel viale degli Uomini Illustri del giardino Bellini. Esiste la via, ma non intitolata all’Artista, come il busto di un Di Bartolo esiste nello splendido Giardino Comunale, è vero, però è quello del Tribuno Giacomo, zio di Francesco, fratello di suo padre, uomo politico e rinomato oratore. Sarebbe il momento, pertanto, di ricorrere da parte di tutti alle fonti veritiere.
Il mio lavoro si è basato innanzitutto sulle ricerche da me messe in atto a Napoli, nell’Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti e nella Biblioteca Nazionale; a Roma, nell’Archivio Storico della Calcografia Nazionale, nell’Archivio Centrale dello Stato e nella Biblioteca Nazionale, a Milano, nella Civica Raccolta di Stampre “Bertarelli”, a Parigi negli Archivi del Museo del Louvre ed a Catania, soprattutto nella Biblioteca Civica ed Ursino Recupero. Ma esso è stato sostenuto e completato da incisioni e documenti inediti (tra cui due taccuini del Di Bartolo, uno di appunti e schizzi e l’altro di soli appunti) e dai ricordi di Famiglia.
Tra i pochissimi depositari dei ricordi diretti, prezioso mi è stato l’apporto di mia zia Anna Di Bartolo Di Stefano Velona, sorella di mio padre, figlioccia dell’incisore, purtroppo scomparsa nel 2004; di aiuto per il mio lavoro sono stati i ricordi indiretti, raccolti nel 1943 da Giuseppina Freni, per la sua Tesi di Laurea (nella Facoltà di Magistero dell’Università di Messina). Costei poté compiere un abbozzo di catalogazione delle opere del Di Bartolo, visionandole nella villa di Cibali, ed attingere ai ricordi della Famiglia direttamente dai miei nonni.
Allora, gli oggetti ed i quadri di Francesco Di Bartolo erano tutti al proprio posto, prima che un furto, nel 1959, poco prima della demolizione dell’edificio, ne privasse quasi interamente la Famiglia. La perdita, non solo materiale, ma anche affettiva fu immensa.
E se io, pur avendo vissuto in quella casa il primo anno della mia vita, non posso avere memoria della sequenza dei grandi salotti, zeppi di quadri, né posso rammentare i documenti e le molte Onorificenze dello zio, conservate nella grande stanza-cassaforte insieme agli oggetti più preziosi, mi è gradito ricordare quei luoghi. Li ho considerati come il punto di partenza di una storia ad essi legata non con i labili nodi del tempo, ma con quelli indissolubili dell’affetto. E perché, d’ora in poi, anche i primi risultino più saldi, nel rispetto dell’esatto svolgimento cronologico e del giusto valore delle Opere, io ho compiuto il mio lavoro.”
Natalia Di Bartolo
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