Mese: febbraio 2007

Collettiva di pittura

 
 
Nell’ambito delle manifestazioni comunali del Carnevale 2007, in occasione dell’inaugurazione della sede della Proloco, si è tenuta a Realmonte (AG) una Mostra Collettiva di Pittura e Scultura.

 
Gli artisti espositori:
 
NATALIA DI BARTOLO, pittrice
 
STEFANO GALLITANO, scultore
 
ANTONIO SCALISE, pittore
 
GIOAN VALENTI, pittrice
 
Ottimo successo di pubblico e critica.

Ricordo di GIANCARLO MENOTTI

 

Si preparava alla 50^ edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto e curava la messa in scena de "La Medium" a Montecarlo

E’ scomparso GIANCARLO MENOTTI

Si è spento a Montecarlo, il giorno 1 di febbraio, il M° Giancarlo Menotti, nato a Cadegliano, in provincia di Varese, nel 1911.
Da sempre portato per la Musica, da giovanissimo frequentò il Conservatorio di Milano e, su consiglio di Arturo Toscanini, iniziò a studiare Composizione al Curtis Institute di Philadelphia, sotto la guida di Rosario Scalero.
Esordì nel 1937 al Metropolitan di New York con ‘Amelia al Ballo’. Da allora compose numerose Opere, fra cui ‘The Medium’ (La Medium) nel 1945 e ‘The Telephone’ (Il Telefono) nel 1947.
Con ‘The Consul’ (Il Console), nel 1950, ottenne una copertina sulla rivista ‘Time’ ed il Premio Pulitzer per la migliore Opera musicale dell’anno. Un’altra Opera, ‘The Saint of Bleecker Street’ (La Santa di Bleecker Street), nel 1954, rappresentata per la prima volta al Broadway Theatre di New York, gli fruttò il secondo Pulitzer. Compose Opere fino al 1986: "Goya" è di quell’anno
Nel 1958 fondò il Festival dei Due Mondi di Spoleto, a cui il suo nome è stato e resterà legato, quale indiscusso organizzatore, autore e regista.
Egli si rammaricava, però, che la propria fama derivasse più da questo Festival che, negli anni, aveva assunto sempre di più importanza e peso internazionale, che per la propria Musica, che amava, a suo dire, molto di più. Però si prodigò sempre per il "suo" Festival, in una sorta di amore-odio. Nel 1977 lo portò negli Stai Uniti e lo diresse per 17 anni; dal 1986 ne diresse tre edizioni anche in Australia, a Melbourne. Proseguendo ad occuparsi di quello italiano, negli ultimi anni della sua vita si dedicò, però, anche alla composizione di Musica da camera e di una cantata per Coro e orchestra. Per due anni, dal 1992 ahttp://www.boomy.it/News.asp?R=2564#l 1994, fu Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Roma.
La sua frenetica attività di compositore e poi di organizzatore e regista si legava ad un carattere piacevole e dignitosamente signorile; quasi da Old English Gentleman, soprattutto da quando aveva fissato in Scozia la propria residenza. Parlando della sua vita si definiva "metà credente e un po’ peccatore e scettico", anche se era devotissimo. A Spoleto lo chiamavano "il Duca", perché si riteneva possessore di un potere assoluto in seno al Festival; il che era dimostrato spesso da furibondi litigi e storiche "rotture" con celebri personaggi. Ma fino all’ultimo Giancarlo Menotti sembrava capace di non arrendersi alla vecchiaia. Negli ultimi anni, poiché l’età assai avanzata lo ostacolava, aveva delegato molto del suo lavoro al figlio adottivo Francis, che, come egli fortemente voleva, è assai probabile che lo sostituisca nell’arduo compito di tenere in vita e dirigere il Festival. Il Maestro ne aveva organizzato e diretto ben 49 edizioni, "più regolari del liquefarsi del sangue di San Gennaro", aveva detto egli stesso. Si preparava alla 50^ ed a Montecarlo, al momento della sua scomparsa, curava la messa in scena de "La Medium".
Le Opere di Menotti non si dimostrano all’ascolto né particolarmente cerebrali, nè "difficili" o criptiche. La sua produzione è fluente in maniera naturale e la scrittura è eclettica, sapiente e scaltra; egli si basava sullo stile operistico e sinfonico ottocentesco, con qualche incursione negli stilemi pucciniani. Questo rendeva la sua musica melodica e fruibile.
Come sopra ricordato, avrebbe voluto essere celebrato e ricordato soprattutto per essa. Glielo auguriamo di tutto cuore, poiché le sue doti musicali, probabilmente, erano superiori a quelle organizzative e registiche.
Natalia Di Bartolo

http://www.boomy.it/News.asp?R=2564# 

 

Ricordo di DINO BUZZATI

Un pittore che, a suo dire, faceva anche lo scrittore

 

Ricordo di DINO BUZZATI

Nato il 16 ottobre 1906 a a San Pellegrino, nei pressi di Belluno, da famiglia colta e benestante, il Buzzati iniziò assai presto a dedicarsi alle passioni che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita: la poesia, la musica (studiò pianoforte e violino), il disegno, e la montagna. Egli amava quella montagna bellunese nella quale era nato, la considerava un "teatro" ideale per l’ispirazione pittorica e poetica, così selvaggia com’era e vicina alle Dolomiti. Così, nell’estate del 1920, compiendo le prime escursioni proprio sulle Dolomiti, iniziò a scrivere e, soprattutto, a disegnare. Nel dicembre dello stesso anno nacque la sua prima opera letteraria, non a caso intitolata "La canzone delle montagne". Ma la vita gli aveva giocato uno scherzo un po’ crudele: quello di "essere – scriveva, nel 1967, egli stesso – un pittore il quale, per hobby, durante un periodo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture quindi non le può prendere sul serio".
Per fortuna (ne sarebe lieto) le sue poco note opere d’Arte visiva sono state raccolte recentemente nell’esposizione più completa mai effettuata dei suoi lavori pittorici, svoltasi a Milano.
Egli fu autore non solo di disegni e dipinti, ma anche di bozzetti e figurini realizzati per il Melodramma ed i Balletti, finora custoditi, ma mai esposti prima d’ora, nel Museo Teatrale alla Scala. Altra passione di Buzzati; i fumetti. Fu autore, allora, di un "Poema a fumetti", il primo fumetto d’autore della Letteratura Italiana, pubblicato dalla Casa Editrice Mondadori nel 1969.
Laureatosi presto in legge, anche da prima della laurea si diede al giornalismo, ma non cessò di scrivere (anche un diario che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita), né di dipingere. Il suo primo romanzo fu pubblicato nel 1933: "Barnabo delle montagne", che, sulla scia di un discreto successo, fu seguito da diversi altri. Proseguiva, intanto, l’attività di giornalista per "Il Corriere della sera", in un tran-tran di lavoro, abitudini ed orari alienante, che gli ispirò le infinite, inesauste, mai colmate attese del tenente Drogo nel suo più celebre romanzo: "Il deserto dei Tartari", edito da Longanesi nel 1935 per la collana "Il sofà delle Muse".
La seconda guerra mondiale non tardò a scoppiare ed egli partì come inviato cronista e fotoreporter, assistendo a diversi avvenimenti bellici e commentandoli per i giornali. A guerra finita. si dedicò al racconto, genere nel quale eccelse e che fu raccolto in diversi volumi, uno dei quali, "Il crollo della Baliverna", vinse, nel 1954, ex aequo con Cardarelli, il Premio Napoli. Alla fine degli anni ’50 lavorò anche a "La Domenica del Corriere".
Negli anni ’60, il Buzzati proseguì la propria variegata attività artistica con altri racconti, romanzi, disegni, dipinti, opere per ragazzi. Molti dei suoi racconti furono trasposti per il teatro e rappresentati con successo in Italia ed all’estero.
Morì nel 1972, dopo aver rivisitato, in una sorta di "pellegrinaggio della memoria", i luoghi dov’era nato e cresciuto. Si spense con la dignità del tenente protagonista del suo "Il deserto dei Tartari, uno dei migliori della letteratura Italiana del ‘900.
Natalia Di Bartolo