Ricordo di DINO BUZZATI

Un pittore che, a suo dire, faceva anche lo scrittore

 

Ricordo di DINO BUZZATI

Nato il 16 ottobre 1906 a a San Pellegrino, nei pressi di Belluno, da famiglia colta e benestante, il Buzzati iniziò assai presto a dedicarsi alle passioni che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita: la poesia, la musica (studiò pianoforte e violino), il disegno, e la montagna. Egli amava quella montagna bellunese nella quale era nato, la considerava un "teatro" ideale per l’ispirazione pittorica e poetica, così selvaggia com’era e vicina alle Dolomiti. Così, nell’estate del 1920, compiendo le prime escursioni proprio sulle Dolomiti, iniziò a scrivere e, soprattutto, a disegnare. Nel dicembre dello stesso anno nacque la sua prima opera letteraria, non a caso intitolata "La canzone delle montagne". Ma la vita gli aveva giocato uno scherzo un po’ crudele: quello di "essere – scriveva, nel 1967, egli stesso – un pittore il quale, per hobby, durante un periodo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture quindi non le può prendere sul serio".
Per fortuna (ne sarebe lieto) le sue poco note opere d’Arte visiva sono state raccolte recentemente nell’esposizione più completa mai effettuata dei suoi lavori pittorici, svoltasi a Milano.
Egli fu autore non solo di disegni e dipinti, ma anche di bozzetti e figurini realizzati per il Melodramma ed i Balletti, finora custoditi, ma mai esposti prima d’ora, nel Museo Teatrale alla Scala. Altra passione di Buzzati; i fumetti. Fu autore, allora, di un "Poema a fumetti", il primo fumetto d’autore della Letteratura Italiana, pubblicato dalla Casa Editrice Mondadori nel 1969.
Laureatosi presto in legge, anche da prima della laurea si diede al giornalismo, ma non cessò di scrivere (anche un diario che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita), né di dipingere. Il suo primo romanzo fu pubblicato nel 1933: "Barnabo delle montagne", che, sulla scia di un discreto successo, fu seguito da diversi altri. Proseguiva, intanto, l’attività di giornalista per "Il Corriere della sera", in un tran-tran di lavoro, abitudini ed orari alienante, che gli ispirò le infinite, inesauste, mai colmate attese del tenente Drogo nel suo più celebre romanzo: "Il deserto dei Tartari", edito da Longanesi nel 1935 per la collana "Il sofà delle Muse".
La seconda guerra mondiale non tardò a scoppiare ed egli partì come inviato cronista e fotoreporter, assistendo a diversi avvenimenti bellici e commentandoli per i giornali. A guerra finita. si dedicò al racconto, genere nel quale eccelse e che fu raccolto in diversi volumi, uno dei quali, "Il crollo della Baliverna", vinse, nel 1954, ex aequo con Cardarelli, il Premio Napoli. Alla fine degli anni ’50 lavorò anche a "La Domenica del Corriere".
Negli anni ’60, il Buzzati proseguì la propria variegata attività artistica con altri racconti, romanzi, disegni, dipinti, opere per ragazzi. Molti dei suoi racconti furono trasposti per il teatro e rappresentati con successo in Italia ed all’estero.
Morì nel 1972, dopo aver rivisitato, in una sorta di "pellegrinaggio della memoria", i luoghi dov’era nato e cresciuto. Si spense con la dignità del tenente protagonista del suo "Il deserto dei Tartari, uno dei migliori della letteratura Italiana del ‘900.
Natalia Di Bartolo

 

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