CARLA FRACCI: l’Arte della grazia

 
Quando la grazia diventa modo di esistere. E’ il caso di un’intramontabile étoile, che ha calcato i più grandi palcoscenici del mondo e che, ancora oggi, prosegue un cammino di danza e, soprattutto d’amore per essa, che non le farà mai togliere dai piedini quelle preziose scarpette: non le vedremo mai appese al chiodo. E’ CARLA FRACCI.

Un sogno vivente, una donna che fluttua nell’ideale. Mai nessuna danzatrice ha prestato ai personaggi interpretati tanta bellezza ed intensa, forte, pregnante drammaticità; o tanta leggerezza di sorrisi, tanta eleganza di movimenti.

Le cinque posizioni della danza, di gambe e braccia, che fanno impazzire le allieve, e tutti i "grand plié", i "fouettés" contati all’infinito, le "grand écartes", sogno proibito delle ballerinette, tutti i movimenti “ordinati”, codificati e ripetuti ogni giorno di tutta la vita, alla sbarra o a corpo libero, con metodica, certosina pazienza, diventano un tutt’uno col corpo e con la mente, come per un pianista che suoni dimenticando i nomi delle note che sta suonando, preso dal vortice dell’interpretazione da virtuoso.

Eccola, ancora con noi sul palcoscenico, piccina, minuta, ma grande, immensa, irraggiungibile.

Colei che fece scalpore nel mondo della danza, quando si sposò e decise di mettere al mondo un figlio. Mai nessuna étoile aveva osato tanto, senza doversi ritirare dalla carriera. E lei il figlio l’ha avuto, come una donna qualsiasi, ed ha ripreso a danzare, più sottile, esile, più bella e brava di prima.

Come quando si diceva che il suo punto debole fossero le caviglie: lavora da una vita per rinforzarle ed ancora la sorreggono con la forza dei muscoli, dei nervi e della passione.

Una donna dolce e decisa, timida, un tempo, che ha imparato a confrontarsi col Gran Mondo ed a farne parte con la naturalezza con cui si muove per danzare. Una donna colta, che ha formato la propria cultura nel tempo per amore della cultura stessa; una donna che ama la città di Venezia fino a farne la propria patria adottiva, in una casa con un giardino interno, una casa che dice tutto di lei, del suo passato, del suo presente e del suo futuro.

Questo tesoro tutto italiano, che ha oscurato la Fonteyn, che ha dato filo da torcere a tutte le russe del Bolshoi, che è apparsa centinaia di volte nei panni di Giselle, di Odette, di Coppelia, di Giulietta e di mille altri personaggi, non ha eguali. Nessuna sa muoversi come lei, nessuna ha o ha mai avuto la grazia, l’elasticità, il coordinamento, la perfezione, il tremore voluto delle braccia e delle mani come fossero davvero le ali di un cigno o il velo di una silfide, il controllo di ogni muscolo, fino a quelli delle dita, in un coordinamento complessivo che ha del miracoloso.

Scrisse di lei il grande poeta Eugenio Montale: "Carla Fracci è Giulietta…Carla, eterna fanciulla danzante".

Una ballerina che danza senza posarsi sulle tavole del palcoscenico: le sfiora soltanto. Non ha peso, non è soggetta alla forza di gravità, ma è sorretta dai suoni: la musica la sostiene e la fa muovere, al di là del tempo e dello spazio, in un mondo che non è di questo mondo, ma che ella ha raggiunto più di qualsiasi altra danzatrice, pur restando una persona come tutti, con i suoi timori, le sue paure, la sua insicurezza, celati nel chiuso di mille camerini in tutto il mondo.

I ballerini, al suo fianco, hanno tremato e discusso, hanno provocato e si sono arresi: non è mai stato facile entrare in sintonia con lei per fare coppia nella danza. Si narra che non andasse d’accordo con Nureyev: ha danzato relativamente poco con lui: si auspicava la coppia ideale, l’Olimpo del Pas de Deux…ed invece ha preferito ballerini pressoché sconosciuti, che al suo fianco sono diventati grandi anche loro ed hanno dato vita a memorabili interpretazioni.

Oggi Carla Fracci si dedica ai danzatori del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, che dirige dal novembre 2000; la piccola “Prima ballerina della Scala” degli anni ‘60, già allora mito irraggiungibile per le allieve di tutte le scuole di danza, è ancora sul palcoscenico, per perfezionare, ammonire, consigliare; per occuparsi delle coreografie per il Teatro romano, che ha di lei considerazione, cura ed orgoglio come di un fiore all’occhiello; ed ancora danzare.

Ecco, dunque, come uno spettacolo ricco di magnifica gioventù come “Il lago dei cigni di Ciaikowskij, in scena nel teatro delle Teme di Caracalla per la Stagione Estiva 2007 del Teatro romano, non è più solo un bel balletto, interpretato dai migliori danzatori del momento, ma diviene un evento. Perché? Perché Carla Fracci indossa i panni della regina madre del protagonista, il principe Siegfrid.

E’ un ruolo secondario, di quelli interpretati, come accade di solito, dalle "maîtresse de ballet”…Ma tutto, al suo apparire in scena, attorno a quella lieve figura si scolora e svanisce.

Eccola, è lei…Sì, è proprio lei…è Carla Fracci!

 

 
Inserita il 04 – 07 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
 
 
 
 
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