Mese: settembre 2007

ANGELO MUSCO (1872-1937): Prima mondiale di “One man show” di Gilberto Idonea a Catania, 29 settembre

 
"One man show", tutto dedicato al grande attore catanese Angelo Musco (nella foto), va in Scena il 29 settembre alle h.18,30, al Teatro Massimo "Bellini" di Catania.

Lo spettacolo, di Gilberto Idonea è dedicato ad Angelo Musco nel 70° anniversario della morte e si tiene nel Massimo Teatro catanese perché lì, nei giorni successivi alla morte del grande attore (avvenuta il 6 ottobre del 1937 a Milano) si tenne l’orazione funebre della città di Catania.

Si tratta di una prima mondiale; e, dopo Catania, lo spettacolo girerà mezzo mondo, dagli Stati Uniti all’America Latina, dal Marocco al Canada.

Fortemente voluto dalla Provincia Regionale di Catania e dal suo presidente Raffaele Lombardo, è realizzato con la collaborazione del Teatro Stabile oltre che, ovviamente, dello stesso “Bellini”.

Lo spettacolo sarà replicato martedì 2 ottobre 2007, alle ore 20.00, poiché l’enorme richiesta di biglietti d’ingresso gratuiti aveva costretto nei giorni scorsi il botteghino del Teatro Massimo Bellini a chiudere appena poche ore dopo l’apertura e a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine per regolare l’accesso del pubblico.

Tutto questo ha indotto gli organizzatori a concordare con l’attore catanese una seconda data per una replica.

Idonea, come emerso durante la conferenza stampa di giovedì scorso, ha subito acconsentito alla richiesta del presidente della Provincia di Catania Raffaele Lombardo e del sovrintendente del “Bellini” Antonio Fiumefreddo, dicendosi pronto ad esibirsi nuovamente per il pubblico della sua città, appena 24 ore prima della sua partenza per gli Stati Uniti e l’America Latina, dove sarà in tournée con il “One man show”.

Per lo spettacolo del 2 ottobre, l’ingresso sarà del tutto libero e fino ad esaurimento dei posti. Non sarà dunque necessario munirsi preventivamente di un biglietto d’ingresso.

[Dettagli in "Oggi a" Catania]

Inserita il 29 – 09 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
 
 
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Ricordo di MARCEL MARCEAU: l’Arte in un gesto

 
Ricordare serve a non dimenticare…ma, a volte, dimenticare diventa impossibile. Accade come quando si ascolti una musica di tale bellezza che resti indelebilmente impressa nella memoria. Anche se ascoltata una volta sola, riascoltandola anche casualmente a distanza di molto tempo, la mente corre, l’inventario della memoria si snoda velocissimo: quella è la musica che era stata tanto amata in un solo istante.

Così era Marcel Marceau, presente in molti di noi fin da bambini, quando la memoria infantile unisce miracolosamente e meravigliosamente il gioco alla verità, la favola alla realtà. Magari ci è rimasta impressa un’immagine in bianco e nero, da un vecchio televisore a valvole…ma Bip è lì, dentro di noi, eterno fanciullo, eterno artista, Artista perché Eterno, Eterno perché Artista.

Pensare che Bip sia morto forse non mette più tristezza di quanta ne suscitasse il suo sfogliare leggero e sentito di una margherita, in un “m’ama-non m’ama" di universale valenza poetica, proprio perché lo sentiamo ancora vivo, in noi tutti.

Si chiamava Marcel Mangel, ed era nato il 22 marzo 1923 a Strasburgo. Era stato costretto a cambiare il proprio cognome in “Marceau” per nascondere, durante la guerra, le sue origini ebree. Dopo aver partecipato alla Resistenza, alla fine del conflitto, aveva frequentato corsi della Scuola di arti figurative di Limoges. Ma la pittura non gli bastava…forse avrebbe voluto includere nel quadro, insieme alla pennellata, anche il gesto nel produrla, la mano che stringeva il pennello…

Non a caso, col passare degli anni, crebbe in lui l’interesse per il teatro. Divenne allievo di Charles Dullin, debuttando sulle scene con "Volpone", al Teatro Sarah Bernardt.

Ma anche il teatro non lo soddisfaceva: troppo chiasso, un continuo blaterare di personaggi, un perenne discutere e trarre conclusioni più mentali che fisiche, un andare avanti ed indietro sul palcoscenico restando, sia da parte dell’attore, che da quella dello spettatore, subordinati alla parola più che al gesto.

E finalmente ecco la svolta, dopo l’incontro nel 1946, a Parigi, con il mimo Etienne Decroux, che sarebbe stato il suo maestro ed avrebbe insegnato anche ad Jean Louis Barrault; ed ecco la folgorazione: "Il mimo, come la musica, non conosce confini né nazionalità" disse; e così iniziò la propria carriera …più “missione”, forse, che “carriera”, convinto che "se la risata e le lacrime sono le caratteristiche dell’umanità, tutte le culture sono immerse nella nostra disciplina".

Lavorò con diverse compagnie fino alla metà degli anni Sessanta, quando passò al "one man show". Fu in quegli anni che nacque il personaggio di Bip, poetico, dolcissimo.

Marceau raccontava che l’idea gli era venuta dopo aver visto il celebre film di Marcel Carné “Les Enfants du Paradis”; specificava che la "maschera" di Bip – il viso bianco, gli occhi truccati, il costume – era ispirata a quella di Baptiste-Barrault, mentre il nome aveva origine dal Pip delle "Great Exprectations" di Charles Dickens. Senza dimenticare gli apporti mutuati da Pierrot, Charlot, Buster Keaton e altri giganti del muto.

Il clown silenzioso, magro e stralunato, con maglietta a strisce orizzontali, faccia bianca e cappello a cilindro deformato ornato da un fiore rosso diventò il suo alter-ego, una sorta di moderno Pierrot, personaggio dall’animo nobile e fragile. Bip divenne protagonista di numerosi spettacoli e di molti mini-sceneggiati e pièces teatrali.

Oltre quaranta le pantomime del personaggio, da "Bip dans une soirée mondaine", a "Bip dans le metro", da "Bip se suicide" a "Bip matador", "Bip soldat", "Bip charlatan", per citarne solo alcune.

Il malinconico clown col fiore rosso appassito sul cappello non gli dava che l’”involucro” perfettamente azzeccato, ma fu la sua apparenza fragile, unita ad una grande vivacità d’intelligenza ad essere la chiave del successo, che portò alla rinascita l’arte della pantomima, influenzata dalla Commedia dell’Arte, dopo decenni di declino.

Dal 1969 al 1971 Marceau fu l’animatore della Scuola internazionale del mimo, e nel 1978 creò, a Parigi, la Scuola internazionale del Mimodramma.

Esibendosi nei teatri di tutto il mondo, il grande Bip, quindi, rilanciò l’arte della mimica. Per lungo tempo la sua fu l’unica compagnia teatrale di mimi al mondo e gli orientali, Cinesi e Giapponesi, maestri anch’essi di movenze studiate e perfette, silenziose e vellutate, furono fra i suoi principali estimatori.

Ma la vita di Bip-Marcel non fu facile: i suoi sogni s’infransero spesso, come le lacrime del suo personaggio sulla maglietta a righe: il suo sogno di avere di nuovo una compagnia, più volte fallito, si realizzò soltanto nel 1992, con la "Nouvelle Compagnie de Mimodrame Marcel Marceau", con la quale propose, fra gli altri, "Le manteau", "Une soir à l’Eden" e "Le chapeau melon", omaggio alla bombetta di Chaplin.

Scrittore ed illustratore, fu autore di libri quali "La ballata di Parigi e del mondo", in cui raccolse poesie ed illustrazioni, "La storia di Bip", "Il terzo occhio" e alcuni libri per bambini.
Poeta e pur sempre pittore, prestò la sua arte anche al cinema, lavorando, fra gli altri film, anche in "Paganini", di Klaus Kinski, in "Shanks", di William Castle, in "Barbarella" di Roger Vadim, in "Silent Movie", ovvero "L’ultima follia di Mel Brooks", film muto in cui è lui a pronunciare l’unica parola: "No".

Egli, così delicato, così poetico, paradossalmente seppe influenzare anche le movenze di uno degli idoli della musica pop contemporanea, Michael Jackson, che dalla sua mimica ha tratto ispirazione per alcune delle proprie coreografie in scena e nei videoclip.

Numerosi i riconoscimenti al grande Marceau. Oltre alle lauree ad honorem di alcune università americane, per i suoi meriti artistici il Governo francese gli conferì la massima onorificienza dello Stato, Ufficiale della Legione d’Onore. Ricevette, inoltre, la medaglia vermiglia della Città di Parigi nel 1978. Nel 1998, l’allora presidente Jaques Chirac lo nominò Grande Ufficiale dell’Ordine del Merito dello Stato Francese. Fu suo anche il prestigioso Ordine delle arti e delle lettere (Ordre des Arts et des Lettres).

Riconoscimenti e premi gli furono poi assegnati in tutto il mondo durante l’intera e lunga carriera. Nel 1999 la città di New York dichiarò addirittura il 18 marzo come «Marcel Marceau Day».

Fino a poco prima della morte, avvenuta il 22 settembre 2007 all’età di 84 anni, Marceau ha viaggiato per il mondo nell’intento di perpetuare la tradizione del mimo attraverso la Fondazione che porta il suo nome.

La cerimonia funebre dell’artista, morto attorniato da tutta la famiglia, si è tenuta al cimitero monumentale di Parigi di Père-Lachaise. Per il momento i figli hanno annunciato di non voler rendere note le circostanze e il luogo della sua morte: una coerenza, questa volta, agghiacciante.

«Il mio mestiere è non parlare. – spiegò una volta Marcel Marceau in un’intervista – Il mimo è il testimone silenzioso della vita di un uomo. Questa arte tocca le coscienze del mondo intiero senza distinzioni di lingua, di razza e di colore e consente di creare veramente un’unione fra tutte le persone del mondo».

Bip se n’è andato così, in punta di piedi, ma il silenzio che lo ha sempre circondato adesso si è sciolto in un sonoro, immenso, infinito applauso.

Inserita il 28 – 09 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
 

E’ morto a Parigi Marcel Marceau, il Re dei mimi

  
 
 
Il mimo più famoso del mondo, Marcel Marceau, è morto ieri, 22 settembre 2007, all’età di 83 anni. L’annuncio è stato dato oggi dalle sue due figlie.

Conosciuto in tutto il mondo, aveva incantato generazioni di spettatori con le proprie straordinarie doti comunicative, legate al corpo e ad una delicatezza poetica che caratterizzava tutte le sue performances.

Dal ’69 al ’71 aveva animato la scuola internazionale di mimo e nel 1978 aveva fondato la scuola internazionale di mimodramma di Parigi.

Marcel Marceau verrà sepolto nel cimitero monumentale parigino di Pere Lachaise.

Era nato a Strasburgo nel 1923 con il nome di Marcel Mangel. Successivamente, nel 1939, cambiò cognome in Marceau per nascondere le sue origini ebree in una Francia lacerata dalla seconda guerra mondiale.

Nel 1946 fu a Parigi, dove incontrò il suo mentore Etienne Decroux, che lo introdusse all’arte del mimo. Dalla sua passione per Buster Keaton, i fratelli Marx e soprattutto Charlie Chaplin nacque l’anno successivo prorio Bip, il suo personaggio più famoso.
Modellato sul vagabondo di Chaplin, fu la base di tutta la sua opera successiva.

Nel 1949 l’attore fondò la Compagnia di mimo Marcel Marceau, la prima nel suo genere al mondo, attraverso cui sviluppò le sue idee sulla pantomima.

Negli anni cinquanta le frequenti rappresentazioni, sia sul palco che in televisione, lo resero popolare anche negli Stati Uniti, dove espresse parallelamente la sua arte anche nel cinema, recitando in film quali First Class (dove interpretò ben diciassette ruoli), Shanks, Barbarella, Silent Movie (in italia conosciuto come L’ultima follia di Mel Brooks).

È inoltre autore di libri quali La ballata di Parigi e del mondo, in cui ha raccolto poesie ed illustrazioni, La storia di Bip, Il terzo occhio e alcuni libri per bambini.

Tra i numerosi riconoscimenti ottenuti nel corso dei decenni spiccano alcune lauree ad honorem di prestigiose università americane, la Legion d’Onore e il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito dello Stato Francese, ricevuto dalle mani di Jacques Chirac nel 1998.

Ottantenne, Marceau ha viaggiato per il mondo fino a poco prima della morte nell’intento di perpetuare la tradizione del mimo attraverso la fondazione che porta il suo nome.

Inserita il 23 – 09 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo

 

Celebrazioni Belliniane BELLINI DAYS a Catania per il 172° dalla morte del Compositore

 
Il 22 settembre sono iniziate a Catania le Celebrazionio belliniane "Bellini days", in occasione del 172° anniversario della morte del grande musicista catanese.

Alle h.10, nella Cattedrale, dove si trova anche la tomba dell’illustre compositore (nella foto), ha avuto luogo una S. Messa in suffragio del Cigno catanese, celebrata dall’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina e alla quale hanno preso parte le autorità cittadine.

Il coro del Teatro Massimo Bellini ha  accompagnato la funzione religiosa con brani tratti dalla Misa Crolla di Ariel Ramirez, tenore solista Antonino Alecci, con l’Ave Maria di Johannes Brahms, con l’Ave Verum di Wolfgang Amadeus Mozart, e con il 13° salmo di Johannes Brahms.

Il coro maschile ha eseguito poi, durante la cerimonia presso la tomba di Bellini, “Più non è”, dall’opera “Bianca e Fernando”. 

Maestro del coro Tiziana Carlini, maestro all’organo Gaetano Costa.

Al pomeriggio, ore 17,30, nel foyer del Teatro si è tenuta la conferenza-dibattito sul tema “La musica, tra scienza e metafisica”, con interventi del direttore d’orchestra Giuliano Carella (“Belliniana: una riflessione tra Bianca e i Puritani”), del prof. Renato Bernardini dell’università di Catania (“Cervello e musica”), del prof. Lorenzo Montenz dell’Ordine di San Benedetto (“Il canto delle pietre: musica e monachesimo dal rigore della scienza medievale alla crisi metafisica della post-modernità”).

Saluti sono stati portati dal sovrintendente del Teatro Antonio Fiumefreddo, dall’arcivescovo di Catania Salvatore Gristina, dall’abate dell’abbazia di Montecassino Bernardo D’Onorio.
Ha introdotto i lavori il prof. A. Rapisarda.

Durante i lavori, in teatro è stata esposta la partitura originale dello Stabat Mater di Giambattista Pergolesi.

La sera, con inizio alle ore 21,15, in piazza Vincenzo Bellini, proprio davanti al Teatro, il primo dei due appuntamenti musicali: “In piazza per Bellini”, un concerto lirico-sinfonico diretto dal maestro Antonino Manuli con la partecipazione del soprano Clara Polito e del tenore Ivan Magrì. In programma, ovviamente, le musiche di Bellini, ma anche quelle del suo “rivale” Gaetano Donizetti, e quelle di Giuseppe Verdi.

Le celebrazioni sono proseguite, concludendosi, il 23 settembre con l’esecuzione in forma di concerto dell’Opera giovanile di Bellini "Bianca e Fernando" al Teatro Massimo "Bellini".

Inserita il 22 – 09 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
 
 

 

O’ SCIA’ di Baglioni a Lampedusa: musica ed ospiti illustri

 
Tre serate musicali ricchissime di nomi di gran richiamo animeranno l’inizio dell’autunno a Lampedusa il 27, 28 e 29 settembre, sulla spiaggia di Cala Giutgia della splendida isola dell’agrigentino.

Anche Francesco Rutelli, Ministro dei Beni Culturali e Vicepresidente del Consiglio e Clemente Mastella, Ministro della Giustizia, sbarcheranno nell’isola, dove saranno ospiti d’onore della grande manifestazione canora. La loro presenza e’ stata confermata dalle autorita’ locali, come pure quella del ministro per la Solidarieta’ sociale Paolo Ferrero e del portavoce di Forza Italia, Paolo Bonaiuti.

Parteciparanno alla prestigiosa kermesse artisti del calibro di Avion Travel, Mario Biondi, Matia Bazar, Simone Cristicchi, Annalisa Minetti, Fabrizio Moro, Neri Marcoré, Neri Per Caso, Niky Nicolai, Stefano Di Battista, Franco Califano, Sergio Cammariere, Paola Cortellesi, Enzo Gragnaniello, Le Vibrazioni, Ricky Tognazzi, Mariella Nava, Eugenio Bennato, Alex Britti, Fabio Concato, Pino Daniele, Don Backy, la maltese Ira Losco, Paolo Bonolis, Rossella Brescia, e Laura Pausini.

Nomi di gran richiamo in tutti i sensi per un pubblico che assedia l’isola già da mesi: biglietti introvabili, alloggi inaccessibili, comunicazioni intasate, ma tanta voglia di musica.

Ogni anno, dal 2003, Claudio Baglioni e l’amministrazione comunale di Lampedusa organizzano questa fenomenale kermesse musicale gratuita a Lampedusa, che vede presenti molte stelle del pop italiano e internazionale.

O’ Scia’ in lampedusano significa ‘fiato’, nel senso di ‘vita mia’.
Ma Claudio Baglioni preferisce contraddistinguere il nome del festival come : Odori, Suoni, Colori d’Incontri d’Arte. O’ Scia’, appunto.

Lo scopo dell’iniziativa è di far ricordare alla società e alle istituzioni il problema della immigrazione clandestina, e O’ Scia’ è un modo di dare una straordinaria dignità a Lampedusa che compare troppo spesso nelle cronache solo per fatti tragici legati appunto alla immigrazione clandestina.

Nel mese di Dicembre e’ stata avviata la Fondazione O’ Scia’, ovvero una istituzione che si occupera’ di promuovere i temi vicini all’iniziativa che Claudio Baglioni aveva quasi iniziato per scherzo nel 2003, e che sta diventando una vera e propria iniziativa sociale, culturale, musicale, di portata internazionale e che sta ottenendo riscontri positivi a tutti i livelli , dai semplici fans fino ai politici del Parlamento Europeo.

Rossella Barattolo, compagna di Claudio Baglioni (nella foto, col cantante) e gia’ presidentessa del ClaB, l’associazione dei fans di Claudio Baglioni, é la presidentessa e prima ispiratrice della neonata fondazione.

Confermando le anticipazioni, O’ Scia’ 2007 diventera’ un evento itinerante che, oltre a Lampedusa, si svolgera’ in altri paesi. Malta, sicuramente; Tripoli – Libia, forse; Canarie – Spagna, magari.

Rossella Barattolo ha dichiarato, infatti, la settimana scorsa, che si sta attivando perche’ O’ Scia’ 2007 diventi un evento itinerante, portando fuori dall’Italia il messaggio di solidarieta’, di tolleranza e di pace, sostenuto dalla musica, che da sempre lo contraddistingue.

In tale circostanza, Rossella Barattolo ha confermato i contatti molto avanzati con Malta, e ha annunciato imminenti contatti con il premier spagnolo. Successivamente contattera’ le autorita’ libiche, anche grazie all’aiuto della World islamic call society ed altri ancora.

La Fondazione O’Scia’ ha inoltre lanciato un progetto creativo che convolgera’ tutte le scolaresche d’Italia che vorranno partecipare. Il nome, "Clan-Destino", ha lo scopo di far riflettere i bambini delle scuole su un modo diverso di intendere la parola clandestini e cioè, un clan, e i destini che seguono gli immigrati, una volta arrivati in Europa e quindi la loro integrazione.

Una manifestazione davvero di alto livello anche sociale, quindi, per Lampedusa ed anche un modo per diffonderne la fama di paradiso turistico nel mondo.

Inserita il 22 – 09 – 07
 
 
 
 

Terzo Centenario della nascita di Carlo Goldoni: al Gran Teatro La Fenice PRIMA MONDIALE dell’Opera SIGNOR GOLDONI

 
Il 21 settembre va in scena in prima mondiale al Gran Teatro La Fenice di Venezia, per il prosieguo della Stagione Lirica 2007, l’Opera "Signor Goldoni" di Luca Mosca, su libretto di Gianluigi Melega (entrambi nella foto).

Un’Opera nuova di zecca, scritta appositamente e messa in scena nel teatro veneziano in occasione del terzo centenario della nascita del grande commediografo Carlo Goldoni.

Carlo Goldoni nacque a Venezia nel 1707. Nei suoi 86 anni di vita scrisse più di 150 commedie e testi per il teatro, e i libretti di 96 opere, oltre 20 dei quali vennero messi in musica da Baldassare Galuppi.

Scrisse per l’Italia e per l’Europa: in dialetto veneziano, in italiano e in francese. Nel periodo più fertile del suo ingegno arrivò a impegnarsi per contratto con un teatro veneziano per consegnare in un anno 16 nuove commedie e due libretti d’opera.

Questo è l’artista, da tutti riconosciuto come il creatore della moderna commedia italiana (quella in cui gli attori sono tenuti a pronunciare esattamente le battute del testo) che il Teatro La Fenice ha scelto di commemorare in occasione del terzo centenario della nascita. Un luminoso autore, un grande veneziano.

In ricordo di quella operosità e della scintilla dirompente della creatività goldoniana, la Fenice ha deciso, quindi, di proporre una nuova produzione lirica internazionale di musica contemporanea, così come internazionale e proprio del suo tempo era stato il lavoro di Carlo Goldoni.

Da ciò è nata la suddetta commissione de il "Signor Goldoni" al librettista Gianluigi Melega e al compositore Luca Mosca, due autori che da tempo vivono Venezia come sede di vita e di lavoro.

La collaborazione tra Melega e Mosca è già stata ripetutamente sperimentata in diverse composizioni di musica da camera e nell’opera buffa in un atto Mr. Me, presentata a Venezia nel settembre 2004, nonché nella cantata "Down by the Delta" per coro e orchestra, eseguita dal Coro e dall’Orchestra della Fenice al Teatro Malibran nel giugno 2006.

In tutte queste occasioni Mosca ha messo in musica testi di Melega in lingua inglese.
Anche "Signor Goldoni", dramma giocoso in due atti, è in lingua inglese (con sopratitoli in italiano).

Gli autori preferiscono non esprimersi sui particolari della trama (nelle migliori tradizioni del classico teatro d’opera, fino alla sera della prima), ma hanno già indicato alcune caratteristiche del lavoro.

La scena è in un palazzo veneziano, al tempo d’oggi, durante un ballo in maschera. Tra gli esecutori figurano otto cantanti e il coro: due soprani, un mezzosoprano, un contralto, un tenore, due baritoni, un basso. Tra le maschere sono molti personaggi, veri e letterari, che nella vita e nel teatro hanno vissuto Venezia come palcoscenico affascinante e sorprendente del loro tempo, fino ad oggi.

Quando si chiede a Luca Mosca quale tipo di musica sarà quella del suo Signor Goldoni, il compositore risponde: «Dal punto di vista formale, il lavoro sarà improntato a una teatralità che tiene conto soprattutto dell’opera del Settecento e di quella del Novecento: del Settecento ci sono le forme chiuse, ma senza recitativi, del Novecento la concezione cinematografica del racconto musicale, come già sperimentata in Berg, Šostakovič, Stravinskij, Britten».

Per entrambi gli autori c’è l’ambizione di voler creare un’opera che si richiami, dopo un lunga pausa, all’epoca in cui Venezia era uno dei centri più importanti della cultura mondiale, anni in cui scrittori, musicisti, pittori, architetti e cultori di ogni forma d’arte trovavano nella città istituzioni e mecenati pronti a sostenere ogni più audace iniziativa, convinti che solo attraverso il rinnovamento e l’espansione della cultura si sarebbe garantito il futuro della città e del suo popolo.

Un avvvenimento musicale e culturale di portata internazionale che non può che dar maggiore lustro al magnifico Teatro veneziano e che sarà trasmesso in diretta da RAI RADIO 3.

SIGNOR GOLDONI
dramma giocoso in due atti
libretto di Gianluigi Melega
musica di Luca Mosca

Commissione della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
prima rappresentazione assoluta

maestro concertatore e direttore
Andrea Molino

regia
Davide Livermore
scene
Santi Centineo
costumi
Giusy Giustino
light designer
Fabio Barettin

PERSONAGGI E INTERPRETI

Despina Barbara Hannigan
L’anzolo Rafael Alda Caiello
Mirandolina Cristina Zavalloni
Desdemona Sara Mingardo
Arlecchino Michael Bennett
Baffo Chris Ziegler
Goldoni Roberto Abbondanza
Othello Michael Leibundgut

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore del Coro Emanuela Di Pietro