Va di moda lo spettacolo LETTURA; ma è sempre CULTURA?

 
“Lettura”, breve parola, ma immensa nella propria valenza culturale ed artistica.

L’essere capaci di "leggere", in senso tecnico, è ormai di quasi tutti, nel nostro mondo civilizzato, ma una volta, in un tempo non troppo lontano, c’era chi firmava con una bella croce ciò che non aveva idea di poter far proprio leggendolo personalmente. E se c’era qualcuno che lo leggesse per lui prima che egli firmasse, poteva reputarsi fortunato.

Per non parlare di ciò che la lettura dona al lettore: cultura? Sì, ma non solo: se il lettore è un ragazzino vorace, gli può elargire anche le basi del saper scrivere…ed oggi pochi ragazzi possiedono tale dono per esserselo conquistato sul campo con la Lettura. Non si starà qui, certo, a compiere un’indagine sulle percentuali di  studenti delle scuole superiori che scrivono male e che, contemporaneamente non hanno scioltezza nella lettura: ma tale abbinamento basta a far venir fuori il dato di cui sopra in maniera lampante; e questo dato soltanto potrebbe far riflettere molto a lungo sull’importanza della “Lettura”, ben distinguendo “l’essere capaci” di leggere dal “saper” leggere.

Rimanendo nel campo della "lettura" in senso tecnico, si provi allora, in sede di qualsivoglia Concorso di lavoro, a far leggere a prima vista al candidato un testo qualsiasi…un articolo di giornale, per esempio: la lista degli esaminandi si decurterebbe almeno della metà. Poco male, in fondo…Tanto, l’unico posto per il quale si concorre in centomila è già assegnato al raccomandato di turno, figlio semi-analfabeta di chi non sa leggere bene né tecnicamente né culturalmente, ma sa ben amministrare il potere che ha conquistato (con mezzi leciti o illeciti, qui non importa), ma per il quale si è “insediato”…e guai adesso a chi non lo ossequia!

Ex studente delle superiori di cui si diceva, egli spadroneggia dove non è poi così necessario saper leggere neppure tecnicamente; tanto, trova una miriade di scagnozzi che provano a farlo al suo posto, per dargli (e soprattutto darsi) un lustro effimero, ingannevolmente abbagliante per i sempliciotti, ma che non trae in inganno chi sa riconoscere la vera cultura dall’infarinatura raccogliticcia.

Come mai una messe di cotanti "infarinati" pronti a donarsi? Ma perché essi stessi, sia pure, in genere, di una generazione che segue quella del loro mèntore, erano studenti mediocri ed hanno imparato ad “essere capaci” di leggere sol perché lo hanno intuito molto utile all’arrampicata socio-politico-culturale; soprattutto se appartenenti al gentil sesso, spesso assai furbo ed opportunista, sebbene (spiace dirlo, visto che chi scrive è una donna), in genere non particolarmente intelligente. Ma il cervello femminile, in casi come questo, conta fino ad un certo punto, a favore di altre parti anatomiche ad esso abbinabili e molto più “utili”.

Ed ecco, così, che può accadere di vedere venir fuori da dietro le possenti spalle del politico di turno, una eterna brutta anatroccola, che, avendo saputo imparare a leggere in senso tecnico, fingendo di saper leggere anche in senso culturale, è riuscita perfino ad autoconvincersi della propria cultura letteraria e adesso aleggia, quale Diva intellettual-chic-snob, nelle riunioni politiche, quanto nei "salotti bene" (la "crema" dell’incultura!) ai quali è riuscita ad approdare poichè è divenuta la Favorita alla Corte del detentore del potere…peggio se questo potere può esercitarsi in campo culturale: mal ne incoglierà immancabilmente ai malcapitati fruitori: sono in incombente pericolo!

 
Non si offendano i (credo pochi) lettori, anche politici di professione, che, per metter sù uno "spettacolo Lettura" magari sceglierebbero “I promessi sposi”, sapendoli pure declamare tanto bene quanto potesse farlo Gassman: hanno in chi scrive la stima di chi, pur non sapendo declamare la prosa manzoniana, né facendo politica, probabilmente sceglierebbe anch’essa "I promessi sposi" (ritenendo che, per la loro valenza, se non li si è letti, non si può andare avanti nella lettura di qualsivoglia altro testo letterario, quanto meno italiano) riuscendo, almeno, a discernere tra l’"essere capace di leggere" ed il "saper leggere, oltre che essere in grado di distinguere "Lettura" da "lettura".

Per tornare al potenziale “pericolo” a cui sono sottoposti, in genere, gli spettatori di uno "spettacolo Lettura", il problema più grave è rappresentato dal fatto che per sfoggiar politica “culturale” bisogna cercare di “far cultura”. E come fa il politico incolto a fare cultura? Semplice: si affida alla sopra citata Dea, che, nel frattempo si è acculturata leggendo, senza alcuna guida nè alcun discernimento (e senza capirci un bel niente, n.d.r.) dagli indici delle opere di Proust (Proust è d’obbligo per chi vuol farsi additare come "colto") ai titoli delle poesie di Prévert.

E’ il momento, dunque, di promuoverla meritatamente al ruolo di “ex machina” e darle carta bianca sulla scelta del repertorio da leggere o far leggere, al fine di produrre finalmente lo “spettacolo-colto” tanto agognato e nel quale il politico ha riversato tutte le proprie speranze di merito culturale e tutta la propria capacità mediatica per pubblicizzarlo.

Abituata a navigare spesso fra le procelle delle gomitate altrui, la nostra eroina si trova così in un mare ora decisamente in tempesta, ma esulta per il risultato ottenuto presso il politico, per il quale ha trascorso intere notti insonni, alcune castamente dedicate ad imparare a memoria i titoli di tutti i best sellers in vetrina in quel momento, e dopo le quali si ritiene depositaria di una perfetta padronanza del repertorio del lettore "colto".

Adesso, quindi, trova il modo di sfruttare l’attimo in cui è riuscita ad arrampicarsi sulla cresta dell’onda…a questo punto cerca di rimanerci il più possibile; ed allora le inventa tutte.

Ecco, quindi, “fiorire”, nel contado, inaspettate serate culturali, di “Lettura”, “Caffè letterario”, “Libro XYZ: incontro con l’autore”: tutta un’apposita terminologia per identificare un “genere” che, a quanto pare, si tende a far diventare a tutti i costi “teatrale”, ubicandolo, oltretutto, talvolta, in luoghi suggestivi o di grande tradizione culturale, che meriterebbero, se proprio "spettacolo Lettura" debba essere, certo di molto meglio.

E così accade che, nel nostro ipotetico caso, si accenda subito una spia rossa: lo spettacolo sta per iniziare ed il pubblico scarseggia…Però la Dea è ormai lanciata senza rete: “ L’insuccesso di pubblico – pensa- può essere attribuito ad un rigetto della gente ai temi “colti” e, quindi, generalmente associati al termine “noiosi”. Come sono insensibili alla Cultura, da queste parti!”

“Ma – potrebbe obiettare a chi scrive l’intabarrato spettatore, che si è recato di buon’ora nel luogo deputato e adesso, a settembre, all’aperto, attendendo che inizi lo spettacolo, tenta di difendersi dal libeccio gelato e che è disposto, pur di ascoltare qualcosa d’interessante, a buscarsi una broncopolmonite – perché parlarne male a tutti i costi? Può non essere il massimo, ma, in fondo, è un ‘genere’ nuovo!”

“Niente affatto” – si potrebbe replicare – pensiamo ai nostri bisnonni, quando non esisteva neppure la radio: si leggevano i libri ad alta voce e si trascorrevano in tal modo serate interessanti e gradevoli. Mai nulla di nuovo sotto il sole, né sotto la luna.

“Lodevole comunque! – asserisce, battendo i denti dal freddo, l’ascoltatore di prima, sempre in buona fede – Almeno si tenta di far cultura! Meglio che non far niente!”

NO! Meglio proprio “far niente” che affidare tal genere di spettacolo a mani incompetenti: la nostra Dea (che chi scrive ricorda essere soltanto un "cattivo esempio") ha scelto, per quella sera, di spacciare per Cultura un trito, squallido "gossip" (orrendo ma assai efficace anglismo, molto "trendy", in verità e che per questo le si adatta perfettamente), che viene porto allo spettatore come oro colato e, soprattutto, come Letteratura di alto profilo culturale.

Dove sta, quindi l’errore più grave che si può commettere, quando si decide di organizzare uno "spettacolo Lettura"? Nella scelta del testo!

Per tornare al nostro esempio, quindi, la Dea, di sua natura, non si solleva più di tanto dal gossip del cortile di casa propria e, quindi, non le par vero di fare "gossip colto" e, per giunta, di fronte ad un pubblico!

Avrebbe potuto scegliere letture affascinanti, profonde o letterariamente coinvolgenti, che potessero stimolare la curiosità dell’ascoltatore in senso positivo. Invece, siccome non vede ad un palmo dal proprio naso, magari trasforma la serata in un cicaleccio sgradevole di nomi criptati, di luoghi più o meno conosciuti, di personaggi noti e meno noti, vivi e, cosa ancor peggiore, già morti, nell’assoluta mancanza di rispetto tipica della curiosità pettegola dalla quale non sa sollevarsi, perché non sa di esservi immersa fino al collo ed oltre.

Risultato? Mentre le stelle stanno a guardare, chi furbescamente non è andato alla “Lettura”, sprofondato nella comoda poltrona di casa, sorride beato leggendo da sé un buon libro; il politico, arrivato sul posto in parlamentare, sapiente ritardo (se non aveva impegni se li è creati, ma giammai giungere puntuali!) si crogiola nella presunzione dell’alto livello dell’intrattenimento offerto ai fruitori; la Dea, seduta a tavolino di fronte all’immancabile tazzina di caffè, dal palcoscenico guarda il mondo dall’alto in basso: è là: ha vinto!; l’ospite-scrittore di turno, spesso candidato all’Ospizio per incipiente morbo di Alzheimer, si produce in spiegazioni ed approfondimenti del proprio libro (libro? Sì, decisamente si possono chiamare così una o più risme di carta stampata e ben rilegata), come se ciò che ha scritto e viene letto già non bastasse a qualificarne la produzione letteraria; ed il pubblico meno paziente si alza e se ne va: a questo punto, meglio acquistare domani Novella 2000: almeno i pettegolezzi saranno freschi!

 
Natalia Di Bartolo
 
 
 
 
 
 
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