Ricordo di MARCEL MARCEAU: l’Arte in un gesto

 
Ricordare serve a non dimenticare…ma, a volte, dimenticare diventa impossibile. Accade come quando si ascolti una musica di tale bellezza che resti indelebilmente impressa nella memoria. Anche se ascoltata una volta sola, riascoltandola anche casualmente a distanza di molto tempo, la mente corre, l’inventario della memoria si snoda velocissimo: quella è la musica che era stata tanto amata in un solo istante.

Così era Marcel Marceau, presente in molti di noi fin da bambini, quando la memoria infantile unisce miracolosamente e meravigliosamente il gioco alla verità, la favola alla realtà. Magari ci è rimasta impressa un’immagine in bianco e nero, da un vecchio televisore a valvole…ma Bip è lì, dentro di noi, eterno fanciullo, eterno artista, Artista perché Eterno, Eterno perché Artista.

Pensare che Bip sia morto forse non mette più tristezza di quanta ne suscitasse il suo sfogliare leggero e sentito di una margherita, in un “m’ama-non m’ama" di universale valenza poetica, proprio perché lo sentiamo ancora vivo, in noi tutti.

Si chiamava Marcel Mangel, ed era nato il 22 marzo 1923 a Strasburgo. Era stato costretto a cambiare il proprio cognome in “Marceau” per nascondere, durante la guerra, le sue origini ebree. Dopo aver partecipato alla Resistenza, alla fine del conflitto, aveva frequentato corsi della Scuola di arti figurative di Limoges. Ma la pittura non gli bastava…forse avrebbe voluto includere nel quadro, insieme alla pennellata, anche il gesto nel produrla, la mano che stringeva il pennello…

Non a caso, col passare degli anni, crebbe in lui l’interesse per il teatro. Divenne allievo di Charles Dullin, debuttando sulle scene con "Volpone", al Teatro Sarah Bernardt.

Ma anche il teatro non lo soddisfaceva: troppo chiasso, un continuo blaterare di personaggi, un perenne discutere e trarre conclusioni più mentali che fisiche, un andare avanti ed indietro sul palcoscenico restando, sia da parte dell’attore, che da quella dello spettatore, subordinati alla parola più che al gesto.

E finalmente ecco la svolta, dopo l’incontro nel 1946, a Parigi, con il mimo Etienne Decroux, che sarebbe stato il suo maestro ed avrebbe insegnato anche ad Jean Louis Barrault; ed ecco la folgorazione: "Il mimo, come la musica, non conosce confini né nazionalità" disse; e così iniziò la propria carriera …più “missione”, forse, che “carriera”, convinto che "se la risata e le lacrime sono le caratteristiche dell’umanità, tutte le culture sono immerse nella nostra disciplina".

Lavorò con diverse compagnie fino alla metà degli anni Sessanta, quando passò al "one man show". Fu in quegli anni che nacque il personaggio di Bip, poetico, dolcissimo.

Marceau raccontava che l’idea gli era venuta dopo aver visto il celebre film di Marcel Carné “Les Enfants du Paradis”; specificava che la "maschera" di Bip – il viso bianco, gli occhi truccati, il costume – era ispirata a quella di Baptiste-Barrault, mentre il nome aveva origine dal Pip delle "Great Exprectations" di Charles Dickens. Senza dimenticare gli apporti mutuati da Pierrot, Charlot, Buster Keaton e altri giganti del muto.

Il clown silenzioso, magro e stralunato, con maglietta a strisce orizzontali, faccia bianca e cappello a cilindro deformato ornato da un fiore rosso diventò il suo alter-ego, una sorta di moderno Pierrot, personaggio dall’animo nobile e fragile. Bip divenne protagonista di numerosi spettacoli e di molti mini-sceneggiati e pièces teatrali.

Oltre quaranta le pantomime del personaggio, da "Bip dans une soirée mondaine", a "Bip dans le metro", da "Bip se suicide" a "Bip matador", "Bip soldat", "Bip charlatan", per citarne solo alcune.

Il malinconico clown col fiore rosso appassito sul cappello non gli dava che l’”involucro” perfettamente azzeccato, ma fu la sua apparenza fragile, unita ad una grande vivacità d’intelligenza ad essere la chiave del successo, che portò alla rinascita l’arte della pantomima, influenzata dalla Commedia dell’Arte, dopo decenni di declino.

Dal 1969 al 1971 Marceau fu l’animatore della Scuola internazionale del mimo, e nel 1978 creò, a Parigi, la Scuola internazionale del Mimodramma.

Esibendosi nei teatri di tutto il mondo, il grande Bip, quindi, rilanciò l’arte della mimica. Per lungo tempo la sua fu l’unica compagnia teatrale di mimi al mondo e gli orientali, Cinesi e Giapponesi, maestri anch’essi di movenze studiate e perfette, silenziose e vellutate, furono fra i suoi principali estimatori.

Ma la vita di Bip-Marcel non fu facile: i suoi sogni s’infransero spesso, come le lacrime del suo personaggio sulla maglietta a righe: il suo sogno di avere di nuovo una compagnia, più volte fallito, si realizzò soltanto nel 1992, con la "Nouvelle Compagnie de Mimodrame Marcel Marceau", con la quale propose, fra gli altri, "Le manteau", "Une soir à l’Eden" e "Le chapeau melon", omaggio alla bombetta di Chaplin.

Scrittore ed illustratore, fu autore di libri quali "La ballata di Parigi e del mondo", in cui raccolse poesie ed illustrazioni, "La storia di Bip", "Il terzo occhio" e alcuni libri per bambini.
Poeta e pur sempre pittore, prestò la sua arte anche al cinema, lavorando, fra gli altri film, anche in "Paganini", di Klaus Kinski, in "Shanks", di William Castle, in "Barbarella" di Roger Vadim, in "Silent Movie", ovvero "L’ultima follia di Mel Brooks", film muto in cui è lui a pronunciare l’unica parola: "No".

Egli, così delicato, così poetico, paradossalmente seppe influenzare anche le movenze di uno degli idoli della musica pop contemporanea, Michael Jackson, che dalla sua mimica ha tratto ispirazione per alcune delle proprie coreografie in scena e nei videoclip.

Numerosi i riconoscimenti al grande Marceau. Oltre alle lauree ad honorem di alcune università americane, per i suoi meriti artistici il Governo francese gli conferì la massima onorificienza dello Stato, Ufficiale della Legione d’Onore. Ricevette, inoltre, la medaglia vermiglia della Città di Parigi nel 1978. Nel 1998, l’allora presidente Jaques Chirac lo nominò Grande Ufficiale dell’Ordine del Merito dello Stato Francese. Fu suo anche il prestigioso Ordine delle arti e delle lettere (Ordre des Arts et des Lettres).

Riconoscimenti e premi gli furono poi assegnati in tutto il mondo durante l’intera e lunga carriera. Nel 1999 la città di New York dichiarò addirittura il 18 marzo come «Marcel Marceau Day».

Fino a poco prima della morte, avvenuta il 22 settembre 2007 all’età di 84 anni, Marceau ha viaggiato per il mondo nell’intento di perpetuare la tradizione del mimo attraverso la Fondazione che porta il suo nome.

La cerimonia funebre dell’artista, morto attorniato da tutta la famiglia, si è tenuta al cimitero monumentale di Parigi di Père-Lachaise. Per il momento i figli hanno annunciato di non voler rendere note le circostanze e il luogo della sua morte: una coerenza, questa volta, agghiacciante.

«Il mio mestiere è non parlare. – spiegò una volta Marcel Marceau in un’intervista – Il mimo è il testimone silenzioso della vita di un uomo. Questa arte tocca le coscienze del mondo intiero senza distinzioni di lingua, di razza e di colore e consente di creare veramente un’unione fra tutte le persone del mondo».

Bip se n’è andato così, in punta di piedi, ma il silenzio che lo ha sempre circondato adesso si è sciolto in un sonoro, immenso, infinito applauso.

Inserita il 28 – 09 – 07
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
 
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