Ricordo di KARLHEINZ STOCKHAUSEN: genio musicale o enigmista?

 

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Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen è morto, a 79 anni, mercoledì 6 dicembre.

La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla vedova, Mary Bauermeister, e dalla Fondazione che porta il suo nome.
Il musicista è spirato a Kürten, in Germania.

L’attività di Stockhausen, composizione a parte, è stata caratterizzata anche dall’insegnamento universitario e dall’essere autore di numerose pubblicazioni sulla teoria della musica.

Il Maestro, con le sue oltre trecento composizioni, ha contribuito in modo significativo a rivoluzionare la musica del XX secolo.

Non a tutti i critici ed esperti era gradita la sua musica, anche perché era accompagnata da un carattere eccentrico e pregno di narcisismo. Stockhausen viene, comunque, considerato un pioniere della musica elettronica, che ha influenzato generazioni di artisti, da Brian Eno a Bjork.

Nato il 22 agosto del 1928 a Kerpen-Modrat, iniziò i suoi studi di musica e pianoforte al conservatorio di Colonia nel 1947.

Il suo esordio come compositore avvenne nel 1950, mentre proseguiva la carriera di docente universitario ed autore, come sopra ricordato, di numerose pubblicazioni sulla teoria della musica.

Negli anni Cinquanta sposò Doris Andrae, dalla quale ebbe il figlio Markus, trombettista, che avrebbe suonato spesso con lui. Negli anni Sessanta, il secondo matrimonio: sposò l’artista Mary Bauermeister, che gli diede il figlio Simon, compositore come il padre.

Il Maestro esordì in gioventù con composizioni come "Doris" di stampo tradizionale, per passare poi alla musica seriale (per esempio in "Kreuzspiel" e "Formel").

Considerato uno dei fondatori della cosiddetta "musica puntuale", tra il 1953 e il 1998 collaborò strettamente con lo "Studio per la musica elettronica" della radio Westdeutscher Rundfunk, della quale per qualche tempo fu anche direttore artistico.

Intanto, cominciò a dedicarsi maggiormente alla musica elettro-acustica. Fu in quello studio radiofonico di Colonia che realizzò, nel 1955, la sua opera principale: "Gesang der Juenglinge" (Canto dei fanciulli).

Nel padiglione della Germania, nel 1970, all’Esposizione Mondiale di Osaka, fu con le sue composizioni l’attrazione principale Proprio a partire da quel periodo creò una delle opere liriche più voluminose della storia della musica: "Licht" (Luce).

Al momento della sua morte, il Compositore stava ancora lavorando: risale al mese scorso l’annuncio di una nuova composizione, una nuova versione del suo ciclo musicale "Zodiaco", per celebrare il suo venturo ottantesimo compleanno.
Il ponderoso lavoro era stato commissionato dall’Accademia filarmonica di Bologna e avrebbe dovuto debuttare il 16 settembre 2008, sotto la bacchetta del Direttore Claudio Abbado.

Figura dibattuta e controversa, Stockhausen lascia comunque un’impronta indelebile nel panorama della Musica.

Egli e la sua produzione, ad avviso di chi scrive, appartengono, noi tutti volenti o nolenti, alla nostra "epoca musicale".

Ciò non significa, ovviamente, né che tale musica, classificata, a torto o a ragione fra le opere della "Classica moderna", debba essere conosciuta approfonditamente da tutti, né che debba piacere o essere compresa per forza.

Quante volte un capolavoro di un qualsiasi genio dell’“Arte Astratta” è stato vilipeso, incompreso, dileggiato e giudicato una semplice accozzaglia di colori che danno vita a sagome e strutture compositive misteriosamente ed apparentemente incomprensibili? Mille e mille volte (e da sempre risuona la frase “Ma così so dipingere anch’io!); ed ancora oggi: tutti, chiunque egli sia, da Mirò a Kandinskij, da Klee a Pollock, lo proclamano opera di un genio, ma alcuni lo fanno per "sentito dire" e per non sfigurare di fronte a chi lo ama ed apprezza seriamente e sinceramente: l’Arte astratta piace a pochi.

Non è stato citato, quale esempio di "Pittura moderna", Pablo Picasso, poichè farlo sarebbe stato come voler esprimere dubbi sul valore artistico delle opere, per esempio, di Igor Stravinskij. Infatti, invece, con Stockhausen, si può rischiare di "scivolare" su un terreno ben più elitario e, quindi, potenzialmente assai meno conosciuto e molto più pericoloso.

A questo punto, il confronto con gli artisti dell’”Astratto” si palesa assai opportuno, poichè anche nelle Arti Figurative gli straordinari, immensi geni di questa “Corrente pittorica” moderna (termine semplificativo: l’”Astratto”, in fondo, non è una “Corrente pittorica”, ma è molto di più e sarebbe troppo lungo da analizzare in questa sede), come sopra si diceva, anch’essi non hanno avuto e continuano a non avere incondizionati e consapevoli riconoscimenti dalla totalità del pubblico, ove per "pubblico" s’intenda un insieme culturale e mentale, generale e disomogeneo, di comuni individui.

Ergo, è ora che torni in ballo Stockhausen con la sua “musica puntuale”. Ed ecco il perno del discorso: come i grandi pittori astratti, i grandi compositori musicali moderni, per essere apprezzati da tutti (ovvero, da quei fruitori di cui sopra), dovrebbero essere, per prima cosa, studiati, sviscerati in ogni loro aspetto ed infine "compresi" e "diffusi".

E, per quel principio saggio e generale, secondo il quale non si può giudicare ciò che non si comprende perchè non lo si conosce, Stockhausen e la sua musica non scompariranno tanto presto dalle scene musicali delle Sale da Concerto e dai Teatri, come alcuni sperano, poichè c’è chi lo ha studiato a fondo, lo apprezza e lo comprende e chi ha ancora voglia di farlo.

Dunque, quando non si comprenda per poter apprezzare e non si studi adeguatamente per potere emanare "pareri" attendibili, non è lecito a nessuno emanare "giudizi" affrettati, definitivi ed inconfutabili.

A maggior ragione, allora, la produzione musicale di Stockhausen è e sarà sempre studiata e sviscerata, per comprendere i “segreti, le alchimie, più o meno gradevoli all’udito delle sue composizioni, che, pure sui generis, sono e resteranno sempre Musica.

Eppure, c’è stato anche fra gli addetti ai lavori, come sopra si diceva, chi non lo ha compreso affatto o chi l’ha compreso ma non l’ha apprezzato e non l’apprezza.

Qual è il problema, allora, nella Classica Moderna, come nell’Arte Astratta, che spesso “non piacciono”? Il problema è la qualità criptica e volutamente, spesso, cervellotica, che le caratterizza.

Ma, per il principio per cui l’Arte del Genio resta sempre e per sempre in gran parte "criptata" per cosciente e voluta decisione dell’Autore (basti ricordare Leonardo), essere in grado di apprezzare tale musica, anche supportati da spiegazioni ed approfondimenti di un esperto, si presenterebbe ugualmente difficile.

Allora è giusto ed opportuno, parlare anche di “intuito”, nonché di “gusto individuale”. per l’innovazione di una Musica moderna, che si presenta volutamente "astratta" al pari di quella visiva e quindi “incomprensibile”.

A molti, l’Arte visiva Astratta non “soddisfa” anche conoscendola approfonditamente e coscientemente; così come a molti (a chi scrive compresa) la Classica Moderna è meno congeniale e, quindi, meno gradita della Antica; e quando qualcosa, pur comprendendola, non si riesce ad amare, finisce inevitabilmente accantonata.

Ma occorre sottolineare con forza che nel caso di Stockhausen non è elitaria la musica, ma l’”intenzione musicale” dell’autore.

E’ Arte, allora, anche ciò che si presenta palesemente “elitario” come la musica di Stockhausen? Che sia “Musica” è innegabile; che sia “Arte” no.

Dunque, così come sulle Arti Visive, è assai probabile che i "pareri" su Stockhausen e la sua musica rimangano sempre e per sempre controversi (del resto, si è forse tutti d’accordo incondizionatamente sul genio di Franz Listz, per esempio?), ma è innegabile che la sua Musica "resterà", poiché indubbiamente ormai fa parte della Cultura dell’Umanità…e la Cultura non va mai disprezzata.

 
Natalia Di Bartolo

http://www.teatro.org/rubriche/news/dettaglio.asp?id_news=11464

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