Mese: gennaio 2008

Su SICILIAINFORMAZIONE (web) la presentazione della Personale di STEFANIA BRUNO

Si terrà dal giorno 1 febbraio, fino al 2 marzo, a Realmonte, nei Locali della Proloco, in Piazza Umberto I, "MEMORIE E PENSIERI", una Mostra Personale della pittrice STEFANIA BRUNO, vincitrice della III Estemporanea di Pittura "Capo Rossello" 2007", tenutasi a Realmonte nell’agosto scorso.

StefaniaScalaturchi 

La Mostra, quindi, rientra nelle Manifestazioni Realmontesi che, durante tutto l’arco dell’anno, tendono a valorizzare il patrimonio artistico-culturale della cittadina agrigentina, esaltando quelle potenzialità che indubbiamente vengono fuori nelle svariate occasioni create dall’Amministrazione, con in testa il Sindaco, ing. Giuseppe Farruggia e l’Assessore alla Cultura, sport e Spettacolo Paolo Salemi: così avviene per Stefania Bruno, pittrice di talento.

 L’artista nasce e vive ad Enna. Inizia il suo percorso artistico a soli sedici anni dando vita ad una serie di opere che descrivono i sogni di una adolescente nel suo divenire. Eredita la passione per la pittura ed il disegno dal nonno Vincenzo il quale regalandole la prima tela ed i colori spalanca un universo di conversazioni cromatiche che oscilla sempre tra il sogno e la realtà. L’artista ha all’attivo diverse collettive e personali tra cui la recente esposizione presso la Galleria Modigliani di Milano, ha partecipato a svariati concorsi di pittura conseguendo numerosi premi.

“L’incontro di Stefania Bruno con la pittura avviene in modo del tutto naturale: come le stelle vivono e risplendono di luce propria, così la pittrice ennese, brilla del proprio “poiesis”, poiché insito e connaturato in lei” commenta il dott. Angelo Malaguarnera nella presentazione della Mostra sulla brochure.

“La pittrice – prosegue il Malaguarnera – pur non avendo frequentato scuole e accademie d’arte figurativa, è riuscita ad impadronirsi dei vari rudimenti del mestiere nel senso più completo, superando quello che molti chiamano apprendimento autodidattico. Ella, spesso, indaga la sua anima più profonda, indirizzandosi verso “l’Altra realtà” superiore, perché “rivelata”, in quanto involontaria per il contenuto illogico e irrazionale.

 Inoltre, “(…) si serve della pittura oleografica, che non è compiacimento di maestria o di virtuosismo, ma la necessità di rendere la narrazione stridente e contrastata fra la realtà fisica o formativa, che è apparenza, con l’altra realtà che, essendo dell’inconscio, risulta essere più vera, perché rientra nella sfera della vita intima e riservata.
Nel dipinto “La scala dei Turchi” (nella foto; opera che ha vinto il I premio all’Estemporanea di Pittura “Capo Rossello 2007”, n.d.r.) il volto pacato e sereno, forse di Zefiro, (…) si compenetra nella roccia, umanizza l’energia misteriosa cosmica che fa increspare dolcemente il mare e dà vita alle cose. (…)
Attesa e curiosità, quindi, attorno all’avvenimento culturale, che mette in luce il lavoro pregevole della giovane pittrice.

L’inaugurazione avverrà il 1 febbraio alle h.18, nei Locali della Proloco, Piazza Umberto I alle h. 18.00.
La Mostra resterà aperta fino al 2 marzo, dalle h. 09.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00.
In bocca al lupo all’Artista! Chi scrive la conosce dall’estate scorsa, poiché era nella Giuria del Premio: sarà un piacere rinnovare la simpatia reciproca e commentare il pregevole suo lavoro dopo aver visionato la Mostra.

Natalia Di Bartolo

 http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cultura/pittura/8012/mostra-realmonte-memorie-pensieri-stefania-bruno.htm

29-01-2008

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LA MADONNA CON BAMBINO DI GIBILMANNA (PA): i GAGINI, grandi scultori del Rinascimento in Sicilia

 Un tesoro di ANTONELLO GAGINI (1478-1536)
 
 MadonnaGagini_Gibilmanna

Gibilmanna (PA), Convento dei frati Cappuccini; sei frati in tutto; Complesso monumentale, piccolo Museo di tradizioni popolari e, nella Cappella del Convento, un magnifico altare barocco, con al centro una "perla" in alabastro: una Madonna con Bambino del Gagini.

Essa emana un tale fascino da restarvi davanti a bocca aperta. La guida da cui chi scrive fu condotta a quella meraviglia non specificò il nome di battesimo dell’autore, ma dallo stile e dalla somiglianza con altre Madonne del genere, essa può essere attribuita alla Scuola di Antonello Gagini o, addirittura, ad Antonello stesso.

Durante il Medioevo e per tutto il Rinascimento le Arti furono un patrimonio di famiglia. Gli artisti crescevano (spesso vi nascevano) in una "bottega", che, con il proprio stile, i segreti del mestiere, la cultura, passava di padre in figlio anche per molte generazioni. Ecco perché molti componenti della stessa famiglia vengono ancora oggi accomunati da un cognome o da un nome di battesimo (spesso preceduto da un "di"), che è quello dell’artista fondatore della bottega: per esempio gli Antoni (che culmineranno in Antonello, detto "da Messina") e gli eredi di Bartolo, pittori e scultori (che avranno, fra gli altri, Nanni, detto "il Rosso", allievo di Donatello e Giovanni, scultore per i papi ad Avignone, autore del busto reliquiario di S. Agata a Catania, capostipite del ramo siciliano della famiglia).

E’ il caso anche dei Gagini, scultori ed architetti originari di Bissone sul lago di Lugano. Domenico (+ 1492), figlio di Pietro, è il capostipite del ramo della famiglia trasferitosi in Sicilia. Scultore raffinato, iniziò a portare nell’isola influssi rinascimentali. Con il fonte battesimale di Salemi, l’Arca di San Gandolfo a Polizzi Generosa, la Madonna nella chiesa di Santa Maria dei Franchi a San Mauro Castelverde, una Madonna con Bambino nell’Arcivescovado di Siracusa, ricordiamo in lui uno scultore di notevole spessore tecnico ed artistico.

Dalla seconda moglie, Caterina, ebbe, nel 1478, il figlio Antonello. Il giovane si dimostrò subito versato nell’arte scultorea e presto conquistò ampia fama.

Giovanissimo si recò a Carrara, per contrattare alcune partite di marmo: fu l’occasione per venire a contatto con Firenze e con l’Arte che ivi ferveva. Più che allievo di Michelangelo (che non ebbe mai bottega, nè allievi), come favoleggiano alcuni scrittori, è da considerarsi un ottimo "osservatore" delle coeve pitture fiorentine; di Raffaello soprattutto, dal quale cercò di trarre insegnamento per l’iconografia, la postura, le sembianze delle sue celebri Madonne.

Lavorò a Messina dal 1498 al 1507, realizzando, fra l’altro, la Madonna di Bordonaro (ME), e la Madonna con Bambino, posta nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Catania.

Nel 1508 gli venne commissionato un lavoro grandioso, che l’avrebbe impegnato per molti anni: la decorazione dell’abside maggiore della Cattedrale di Palermo.

Secondo lo storico Fazello, la decorazione consisteva in 42 statue a grandezza naturale, in marmo di Toscana: il Cristo, la Vergine Maria, i dodici apostoli e una trentina di santi. La decorazione, di tale mole e complessità, lo consacrò come il più grande scultore siciliano dell’epoca.

Fu così che la sua bottega fu sommersa di commissioni. Sono stati ritrovati molti contratti per Madonne, Santi, capitelli, colonne, portali, acquasantiere, tabernacoli. Dalla suddetta bottega, quindi, uscì una quantità immensa di sculture, oltre duecento, si dice, che non possono, ovviamente, essere tutte attribuite esclusivamente alla mano di Antonello.

Per giustificarne la mole numerica, si arrivò a ritenere che l’artista fosse vissuto oltre i novant’anni. In realtà, morì a cinquantotto anni, nel 1536, circondato da un alone di ammirazione e di fama che ancora oggi lo rende uno dei più celebrati scultori del Rinascimento italiano.

La sua bottega restò attiva, in mano ai cinque figli maschi ed a numerosi allievi, che tennero alta, per un certo periodo di tempo, la fama del Maestro, ma che, pian piano, andarono scadendo in qualità e disperdendosi, mettendo fine, purtroppo, ad una tradizione scultorea siciliana di grande spessore artistico.

Per tornare alla nostra Madonna di Gibilmanna, non si può che ritenere che i volti di madre e figlio possano davvero essere di mano di Antonello in persona.Tale è la soavità dell’espressione, la trasparenza dell’incarnato (favorita dall’alabastro: la scaltrezza degli Artisti non ha limiti!), la postura delle due teste. Anche le mani della Madonna sono di finissima fattura e pare lecito pensare che Antonello abbia lavorato anche a quelle.

E’ immediatamente evidente come "contorno" barocco e statua non siano coevi: che la statua sia più antica e di assai più raffinata fattura è lampante.

Essa fu collocata in quel contesto quando, nell”800, i frati Cappuccini, nella persona di un loro influente benefattore, riuscirono ad ottenere il possesso di quell’altare barocco, uno di quei quattro simili, quasi uguali, eseguiti alla fine del XVII sec. per la Cattedrale di Palermo e mai (non si sa il perché) "montati" in quel luogo.

Essi, inutilizzati, giacevano in un magazzino, smontati. Preso possesso di uno di questi, i Cappuccini lo collocarono lateralmente nella loro Cappella e vi inserirono magnificamente, come ancora oggi la vediamo, la statua del Gagini.

Gli altri tre altari? Non ci è stato detto, ma sicuramente saranno, sparsi, montati in altre chiese siciliane…si spera.

 

Natalia Di Bartolo

 

26-01-2008
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Anonimo

28 gennaio 2008   20:10

Anonimo

27 gennaio 2008   16:34

Anonimo

27 gennaio 2008   12:31

CARNALIVARI 2008 a Realmonte

 

Un gioco pirotecnico di Manifestazioni per rallegrare il Carnevale 2008: a Realmonte il Carnevale quest’annio s’intitola "REALMONT’ANTICA (cerca cerca ca trovi…)": un titolo originale per metter sù un intrattenimento vivace e "gustoso", all’insegna del divertimento sano e "per famiglie".

La Mostra Personale "Memorie e pensieri" della Pittrice Stefania Bruno (v. articolo sottostante) apre le Manifestazioni il giorno 1 febbraio.

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Tra sfilate di carri e di maschere e ghiotte degustazioni, il programma comprende anche un Concorso di Pittura per bambini e ragazzi, dalla scuola dell’infanzia alla scuola media: il "Concorso Carnalivari 2008" sul tema "Realmont’antica", il 4 febbraio, nonchè ballo in maschera per i giovani nella palestra della Scuola Media nella stessa serata.

Un divertente ed originale Concorso premierà l’oggetto "antico" più originale e particolare di Realmont’antica, con "Cerca cerca, ca trovi", il 4 (giornata in cui verranno presentati e scelti da una Commissione gli oggetti adeguati al Concorso) ed il 5 febbraio, con la premiazione in piazza Carricacina.

Sempre in piazza Carricacina, il 5 febbraio, la conclusione del "Carnalivari 2008", con sfilata e premiazione per le migliori maschere, salsicciata e gran ballo in maschera.

Da non perdere, insomma: l’Amministrazione realmontese, con il Sindaco ing. Giuseppe Farruggia e l’Assessore al Turismo Sport e Spettacolo, prof. Paolo Salemi, darà modo, quindi, alla cittadina dell’agrigentino di animarsi;  ed alla gente di riscoprire il gusto dello scherzo garbato e del divertimento sano e popolare.

Natalia Di Bartolo

 

In Mostra a Realmonte “MEMORIE E PENSIERI” di STEFANIA BRUNO, Pittrice

 
Si terrà dal giorno 1 febbraio, fino al 2 marzo, a Realmonte, nei Locali della Proloco, in Piazza Umberto I,  "MEMORIE E PENSIERI", Mostra Personale della pittrice STEFANIA BRUNO, vincitrice della III Estemporanea di Pittura "Capo Rossello" 2007", tenutasi a Realmonte nell’agosto scorso, con il dipinto riprodotto sulla copertina della brochure:
 
 
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La Mostra, quindi, rientra nelle Manifestazioni Realmontesi che, durante tutto l’arco dell’anno, tendono a valorizzare il patrimonio artistico-culturale della cittadina agrigentina, esaltando quelle potenzialità che indubbiamente vengono fuori nelle svariate occasioni create dall’Amministrazione, con in testa il Sindaco, ing. Giuseppe Farruggia e l’Assessore alla Cultura, sport e Spettacolo Paolo Salemi: così avviene per Stefania Bruno (nella foto).
 
bruno
 
Si riporta qui la breve biografia della Pittrice e la presentazione per lei scritta dal dott. Angelo Malaguarnera, che ne coglie gli aspetti salienti dell’ispirazione e delle tematiche.
 
 
Depliant Stefania Bruno 1
Depliant Stefania Bruno 2
Depliant Stefania Bruno 3
Depliant Stefania Bruno 4
 
Il depliant della Mostra riporta anche due commenti, dell’Assessore Salemi e del Sindaco Farruggia :
 
Stefania assessore

Stefania Sindaco

Attesa e curiosità, quindi, attorno all’avvenimento culturale, curato dal pittore Giovanni Proietto, che mette in luce il lavoro pregevole della giovane pittrice.

Ecco il  suo lavoro in divenire, sulla spiaggia,  l’estate scorsa…

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…e una foto della premiazione in piazza Carricacina, nella serata del 26 agosto 2007:

kalo-estemporanea 2007 128

Da sinistra: il Sindaco Farruggia, la dott.ssa Di Bartolo, la vincitrice Stefania Bruno e l’Assessore Salemi

(un breve filmato della premiazione è visionabile qui a destra)

L’inaugurazione, come da brochure, avverrà il 1 febbraio alle h.18, nei Locali della Proloco, Piazza Umberto I alle h. 18.00

La Mostra resterà aperta fino al 2 febbraio, dalle h. 09.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00.

In bocca al lupo all’Artista! Chi scrive la conosce dall’estate scorsa: sarà un piacere rinnovare la simpatia reciproca e commentare il pregevole suo lavoro dopo aver visionato la Mostra.

Natalia Di Bartolo

 

L’UNIONE DEI COMUNI al Convegno Lions “Storia della Sicilia”

 

Si è tenuto il 26 gennaio u.s, nei locali del Centro Sociale di Siculiana (AG), il Convegno "Storia della Sicilia", organizzato dal Lions di Siculiana, Eraclea e Capo Rossello, sotto l’egida dell’UNIONE DEI COMUNI Siculiana, Cattolica Eraclea, Montallegro e Realmonte, presieduta dal Sindaco di Realmonte, ing. Giuseppe Farruggia (nella foto).

 

Sindaco Farruggia2

 

I lavori del Convegno, interessante e vario nel suo percorso, che ha avuto come Relatori il prof Giovanni Scala, l’On. dott. Luigi Granata ed il Lion dott. Prof Giuseppe Veneziano, sono stati aperti dal dott. Carmelo Vitello, attuale Presidente del Club Siculiana, Eraclea e Capo Rossello e sono stati preceduti da interessanti "interventi di saluto" dei rappresentanti della suddetta ‘Unione dei Comuni", con in testa il pregnante intervento del Presidente Farruggia.

 

Il Sindaco di Realmonte, nelle vesti anche di Presidente dell’Unione, ha rivolto ai presenti un breve, ma esaustivo indirizzo di saluto e di commento a quelli che sarebbero stati gli interventi dei Relatori, sottolineando, fra l’altro che: " La nostra Storia, sofferta, vissuta, a volte, purtroppo, subìta, ma mai priva di contenuti altissimi di Cultura e di sviluppo del Pensiero, delle Arti, delle Scienze, è un esempio di come il popolo siciliano abbia saputo vivere da sempre quel che accade giorno per giorno con partecipazione, orgoglio, con quel carattere che consente ad un popolo di essere protagonista attivo della Civiltà di una Terra. 

La Sicilia ha da sempre e sempre sofferto, sotto il giogo di innumerevoli conquistatori e dominatori, ma il nostro popolo non ha mai perso quello che contraddistingue un “grande Popolo”: la Dignità, dote di vita e di carattere. 

La Storia della Sicilia è immensa, sconfinata, quasi, in tutte le sue sfaccettature. Trattarla in una sola serata sarebbe, ovviamente, impossibile. I nostri Relatori, quindi, pur tracciando un panorama “generale”, hanno “scelto” periodi ben precisi ed importantii del cammino mai facile né mai “scontato” della nostra gente."

 

Il pensiero dell’ing. Farruggia si è poi soffermato sull’attualità dei temi storici che di lì a poco sarebbero stati trattati: " Quando si parla di “Storia”, anche in senso lato, si pensa a qualcosa di “polveroso”, di “passato”, di argomenti per addetti ai lavori; invece, bisogna sottolineare che la storia della Sicilia è sempre e comunque ancora “in divenire”, e anche che noi tutti ne siamo i protagonisti. 

Il Service di questa sera, quindi, ci riguarda da vicino, non solo perché, come dicevano i Padri Latini “Historia magistra vitae est”, ma anche perché coinvolge, con quelle dei nostri antenati e predecessori, le nostre vite, le vite di tutti noi, in ogni senso, da quello morale a quello materiale, dalle usanze alle superstizioni, dalle lotte di classe alle conquiste dei lavoratori, dalla miseria al tenore di vita dignitoso per tutti. "

 

Il Sindaco di Realmonte non ha mancato, infine, di sottolineare l’importanza dell’avvenuta Unione dei Comuni suddetti sotto la sua Presidenza: "Avvenimenti, allora, come quello dell’Unione dei Comuni che si è concretizzata qui nell’agrigentino, fra Cattolica Eraclea, Siculiana, Montallegro e Realmonte e che mi onoro di presiedere, non deve “passare” “sanza infamia e sanza lodo”, ma deve rappresentare un impegno paritario fra tutti gli aderenti , affinché l’unione di Comuni con matrici, esperienze, culture, tradizioni diverse, contribuisca alla concordia delle genti siciliane e significhi “continuità” per la Storia della nostra Sicilia."

 

Una serata, quindi, all’insegna dell’amicizia, della collaborazione, della Cultura, in pieno senso Lionistico e di spontanea correttezza, desiderio d’ordine, pace e pacifiche relazioni e collaborazione fra le genti di Sicilia.

 

Natalia Di Bartolo

 

Commenti

Anonimo

28 gennaio 2008   20:07

Lodevolissimo l’impegno dimostrato dagli Amministratori dell’Unione dei Comuni, 100, 1000 iniziative che tendano a rendere consapevoli i Siciliani del loro glorioso passato e porlo ad esempio per un altrettanto importante futuro.

Pregevole il Richiamo fatto dal relatore On. Luigi Granata che nella Sua prolusione ha messo in evidenza lo Stefanese "LORENZO PANEPINTO" Uomo d’un pezzo, fulgido esempio di coraggio nella lotta senza quartiere alla MAFIA.

Quindi lode all’intuito del Presidente Lions Carmelo Vitello che con estremo coraggio ha affrontato un Tema "scottante" in una terra che cerca riscatto, proprio dal Suo recente Passato che non brilla per esempi insigni di Legalità; ma che tiene inserbo uomini Con la "U" maiuscola che cercano nel quotidiano riscatto con l’onesto lavoro manuale ed intellettuale.

L’Applauso a Lorenzo Panepinto dimostra la preparazione dell’Assemplea presente, anche grazie al chiarissimo intervento dell’On. Luigi Granata profondo conscitore delle lotte operaie.

Anonimo

27 gennaio 2008   22:23

Muore il Rev. Don Biagio Alessi: rimandato il I Convegno “RIFLETTORI SU” GIUSEPPE TAMBURELLO, scrittore della nostra terra

 
E’ stato rimandato a data da destinarsi il I Convegno "RIFLETTORI SU…", che avrebbe dovuto essere dedicato allo scrittore Realmontese Giuseppe Tamburello ed avrebbe dovuto svolgersi sabato 26 gennaio, nell’Auditorium dell’Istituto Comprensivo "Garibaldi" di Realmonte alle h. 16,30.
 
Purtroppo è venuto a mancare l’Ill.mo Rev. Don Biagio Alessi, uno dei Relatori del Convegno.
 
Il LABORATORIO PITTURANDO si unisce al cordoglio generale per la grave perdita.
 
Sarà data in questa stessa sede tempestiva notizia della nuova data del Convegno.
 
Natalia Di Bartolo
 
 

BELLINI e GOUNOD: due GIULIETTE, due capolavori, un soprano

 
HayezRomeo
Francesco Hayez: "L’ultimo addio di Romeo a Giulietta", olio su tela, 1823, Villa Carlotta, Como
 
Due Giuliette? Strano, ma non più di tanto. Non è la prima volta che due autori affrontano la stessa trama con gli stessi personaggi.

Qui due giganti, uno italiano e l’altro francese hanno "plasmato" Giulietta Capuleti, facendola eternamente propria, senza che l’una possa confondersi con l’altra, pur trattandosi dello stesso, celeberrimo personaggio della tragedia Shakespeariana.

Chi si dedichi al’Opera italiana, all’ascolto e, soprattutto allo studio per cantarla, ad un certo punto, inevitabilmente, comincia a desiderare di spaziare verso altri lidi e, quindi, verso altri modi ed interpretazioni.

Nella fattispecie, un Soprano che sia molto avanti negli studi (il Diploma non è mai un traguardo, ma un punto di passaggio) nota in se stessa una sempre maggiore "apertura" all’Opera straniera.

Sa che sta "virando", forse fisiologicamente, per via della qualità della propria voce che "matura" e si "arrotonda", perfezionandosi nei coloriti, nelle espressioni, nell’interpretazione.

E’ un passo inevitabile ed assolutamente positivo. E’ arrivato il momento di "perfezionarsi", di approfondire, studiare ancora, riflettere, confrontare, comprendere.

Questione italo-tedesca tardo-ottocentesca assorbita ed archiviata (qualche volta con italica, irremovibile testardaggine), il Soprano in questione può rivolgersi, per esempio all’infinito Mozart, o (sempre se voglia restare nell’ambito del Melodramma e non esplorare Liederistica o Musica Sacra), all’Opéra Francaise.

Magari, fino ad allora, l’ha pure un po’ snobbata. Può darsi che si sia trattato di una sorta di "campanilismo italico": per lei, finora, Opera ed Italia erano stati sinonimi, probabilmente per l’"educazione all’ascolto", che la portava verso certi "modelli" più che verso altri.

Nella fattispecie nazionale, ha sempre amato Bellini, ma, come molte colleghe, ne ha avuto e ne ha ancora un timore reverenziale: l’ha sempre trovato talmente geniale da essere spesso inintellegibile.

Un difetto del Genio? Forse. L’essere troppo grande gli ha sempre nuociuto, a quanto pare. Egli non ha trovato, spesso, studiosi ed interpreti all’altezza di "decifrarlo"; prima di essere eseguito, dev’essere profondamente compreso, decriptato addirittura: è troppo grande. E quando il "troppo" si scontra con la voglia di renderlo "repertorio vendibile", allora la grandezza, in mano a sfruttatori incompetenti ed avidi, diventa trito di pentagrammi, aberrazione di tempi, decotto di note; insomma, quello che, dagli anni 50 in poi, gli "operatori musicali" che hanno osato mettere le proprie mani sulla sua Musica (nel non far nomi, tuttavia si evoca la lontana Australia) hanno messo in atto.

Un "recupero di Bellini", allora, sarebbe opportuno. Il nostro Soprano, quindi, prima di aver voglia di cantarlo, Bellini, ha avuto voglia di ascoltarlo: ne ha ascoltato troppo poco, pur avendone sentito moltissimo.

Contraddizione? No: disperazione. Ergo, ora che canta, si nutre ancor di più di pane, teatro e (rari) dischi di qualità e finalmente osa accostarsi all’immenso, candido, soprannaturale Cigno catanese per provare a cantarne un ruolo.

Giulietta, dall’Opera "I Capuleti e i Montecchi", allora, diventa irresistibile ed, in particolare lo diventa il brano "Eccomi in lieta vesta…Oh, quante volte! Oh! quante", recitativo e cavatina di Giulietta, dal I atto. Per dirla con Liù: "E’ suprema delizia possederlo".

L’interprete incontra (e, per difficoltà di esecuzione, prima si scontra con) una sorta di "comunione sensuale". Fatto sta che canta con le lacrime agli occhi. E non si creda che tutte le cantanti siano facili alla commozione. Quella in questione non è smossa neppure da "La Bohéme", dove di solito piangono tutti: interpreti e pubblico.

Ma, con Giulietta di Bellini, le sue lacrime d’immedesimazione, spesso, riescono a contagiare il pubblico ed a volte, a spettacolo finito, si sente dire (e ne va orgogliosa!): "Io non capisco molto di Musica Lirica, ma mi è venuta la pelle d’oca". Un raro complimento, per un’interprete.

Giulietta, candida, sensuale, dolcissima sposa di Romeo, ne "I Capuleti e i Montecchi" è subito mostrata adorna delle sontuose vesti nuziali impostele dal padre per sposare un altro nobiluomo; a lei, che già s’era data al suo amore, suo marito Romeo, fuggito via poi, per la crudeltà del destino, in esilio al canto dell’allodola.

Bellissime le parole che Felice Romani, librettista dell’autore catanese, mette sulle labbra di Giulietta:

Eccomi in lieta vesta…eccomi adorna..,
Come vittima all’ara. Oh! almen potessi
Qual vittima cader dell’ara al piede!
O nuzïali tede,
Abborrite così, così fatali,
Siate, ah! siate per me faci ferali.
Ardo…una vampa, un foco
Tutta mi strugge.
Un refrigerio ai venti io chiedo invano.
Ove se’tu, Romeo?
In qual terra t’aggiri?
Dove, dove invïarti i miei sospiri?
Oh! quante volte,
Oh! quante ti chiedo
Al ciel piangendo
Con quale ardor t’attendo,
E inganno il mio desir!
Raggio del tuo sembiante
Parmi il brillar del giorno :
L’aura che spira intorno
Mi sembra un tuo sospir.

 
    
Parte del recitativo del brano di Bellini "Oh! quante volte, oh! quante…", Natalia Di Bartolo, Soprano, Pietro la Greca, Pianista
 
Natalia Di Bartolo prova il Cantabile dell’Aria, Pietro La Greca Pianista
Splendida la musica e, superati gli scogli tecnici, presenti soprattutto in una linea di canto basata su un SI bemolle da non perdere mai di vista per non calare di tono quando la voce è priva d’accompagnamento per lunghe frasi (Bellini tende sempre "trappole" infernali ai cantanti), deliziosa da eseguire l’interpretazione; come in quel pianissimo da tenere sulle parole "i miei sospiri". Il fiato emesso per pronunciare, cantando, quelle due parole sembra vorticare intorno, profumare l’aria e svanire, nell’inganno del sogno e nel dolore della realtà.
 
Tutto il brano va eseguito modulando la voce, senza "picchi" se non in determinati punti nodali; senza fretta; una specie di "piacere del dolore". Stupenda Poesia in Musica.

E allora, l’"altra Giulietta", la Juliette tutta francese, quella di Gounod, dall’Opera "Roméo et Juliette", come fa a piacere anche lei al Soprano in questione? L’adora, perché è "l’altra faccia" di Giulietta.

La si vede fanciulla felice, all’inizio, nell’Opera, mentre la Giulietta di Bellini è da subito destinata al "martirio".

Dunque, quel "Je veux vivre", ariette-valse tutto francese della Juliette di Gounod, al primo atto anch’esso, è assai ghiotto per l’interprete che se lo possa permettere per qualità di voce ed estensione; è inebriante, coinvolgente, entusiasmante.

Un turbine di note intervallate da pause tra un’acciaccatura ed un’appoggiatura che durano pagine intere di valzer. Difficili, senza dubbio, ma fluide. Vengono fuori dalle labbra prima che dall’anima, pur toccando anch’essa.

Un altro vortice, questo…un vortice di veli, di sorrisi, di speranze, tanto più belle quanto più si sappiano destinate alla disperazione ed alla morte. Anche Gounod è un mago.

Le parole nel libretto di Jules Barbier e Michel Carré sono semplici ed amabili:

Je veux vivre
dans le reve
qui m’enivre
long temps encor.
Douce flamme
je te garde
dans mon ame
comme un trésor.
Cette ivresse
de jeunesse
ne dure, hélas!
qu’un jour!
Plus vient l’heure
ou l’onpleure
le coer céde à l’amour.
Et le bonheur
fuit sans retour.
Ah!
Loin de l’hiver morose
laisse moi sommeiller
et respirer la rose
avant de l’effeuiller.
Ah!
Douce flamme
rest dans mon àme
comme un doux trésor
long temps encor!
Ah!

Adorabili, addirittura, queste parole; ma quel che è splendido è lo "spirito" tutto francese del personaggio che le pronuncia e come vadano cantate.

Qui in Italia, studiando il brano per prepararsi ad un terrificante Master, il nostro diligente Soprano ha rispettato pause, note staccate, abbellimenti & varie con estrema attenzione: studiare Gounod per perfezionarlo a Nizza e poi cantarlo a Parigi è cosa da fegati ben forti: il suo è di ferro.

Arriva lì preparatissima e cosa viene a sapere dalle autorevolissime Insegnanti, le lezioni delle quali si onora di seguire? Che tutti quegli staccati vanno "staccàti meno"; dunque vanno "legati"!? NO! Staccàti meno: questa è la "Tradition francaise"! E lì la tradizione è assai più importante della filologia (a volte un po’ pedante) che spesso si mette in atto qui in Italia.

L’interprete viene a sapere che Juliette quel tempo di valzer non solo deve cantarlo, ma deve dare anche l’impressione di danzarlo! E le legature più legate possibile; e le agilità con le pause in mezzo più legate possibile…Insomma: un altro pianeta.

E così, alla fine, volente o nolente, s’inchina a quella tradizione che non rientrava nelle sue italiche, filologiche corde.

E cosa ne viene fuori? Esattamente quella che dev’essere l’"altra Giulietta", che ora è diventata una scoperta entusiasmante e che l’ha definitivamente conquistata, facendo dell’intera "Opéra Francaise" un altro pianeta, da visitare ed esplorare ancora, con reverenza, ammirazione e rispetto.

Ora la nostra amica le adora entrambe, le due Giuliette, e ne consiglia vivamente l’ascolto a tutti gli appassionati del Melodramma.

Inserita il 13 – 01 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo