Ricordo di “MAMMA” TITINA FERLITO: l’identikit di una melomane DOC

 
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il Soprano Raina Kabaiwanska (prima a sinistra) nel Foyer del Teatro Massimo "Bellini" a Catania, con alcune ammiratrici; prima a destra, "Mamma" Titina Ferlito
 
E’ mancata ieri, 11 gennaio, a Catania, la N.D. Caterina Tomaselli Ferlito. Si è assopita nel sonno eterno alla veneranda età di 101 anni.

Ma se la si chiamava in quel modo, ben pochi la ravvisavano, perché, famiglia compresa, per Catania intera (che non è piccola!), quella dei melomani frequentatori del Teatro Massimo “Bellini” soprattutto, era “Mamma Titina”, o “Zia Titina, o, addirittura, a seconda dell’età degli amici in questione, “Nonna Titina”.

Era un vero e proprio "personaggio" ed una persona di famiglia, a teatro, dove godeva di un abbonamento vitalizio alle Stagioni Concertistiche e Liriche, omaggiatole dall’allora Sindaco Enzo Bianco per i suoi ottanta anni di frequentazione del magnifico teatro catanese.

E dovunque si parlasse d’Opera, c’era sempre lei, piccina, esile, gran fumatrice, dalla risata roca ed inconfondibile, ma anche dalla classe da vera Signora qual’era, con quel bastoncino in mano che portava per i postumi di un’operazione al femore: nell’addormentarsi in anestesia per quell’operazione temeva di non potersi risvegliare più, e, quindi, soprattutto, di non poter più andare a teatro.

 
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"Mamma" Titina con Fabio Albanese, Direttore dell’Ufficio Stampa del Massimo "Bellini", gennaio 2005
 
Donna dalla tempra e dallo spirito d’altri tempi, affrontava la vita, mai facile per nessuno, con carattere, coraggio ed un’energia che sembrava inesauribile; il suo “carburante” primario era l’Opera: la conosceva a menadito. Era una vera e propria enciclopedia dell’Opera del XX secolo, anche perché non era certo una sedentaria: viaggiava apposta per recarsi alla Scala, all’Arena di Verona, al Massimo di Palermo ed in mille altri teatri, dove conosceva tutti ed a tutti elargiva il suo sorriso e la sua affabilità.

Tra i cantanti “moderni” era amica fraterna del mezzosoprano Fiorenza Cossotto, del Soprano Giovanna Casolla e, soprattutto del soprano Raina Kabaiwanska, che aveva con lei un rapporto di particolare amicizia e tenerezza. Tre grandissimi nomi della Lirica del ‘900. Come potevano non riamarla? Le seguiva, le sentiva per telefono, le applaudiva assistendo a tutte le recite in programma…E non solo loro.

Ma, come tutti gli intenditori, aveva un metro di giudizio severissimo.
Chi scrive vanta la sua materna amicizia e la sua stima di melomane “quasi” alla pari: vicina di poltrona alle prime, e non solo a Catania, una delle sue frasi tipiche era: “Natalia, che te ne pare della primadonna?” Bastava uno sguardo e, qualche volta, purtroppo, seguendo lo sguardo di rimando, rimbombava la sua frase lapidaria: “La primadonna, stasera, non vale niente!”.

Ma, quando dava un giudizio positivo era capace, fino a pochissimi anni fa, di recarsi in camerino anche di giovani artisti per complimentarsi con loro ed ascriverli nel novero dei suoi più stimati interpreti. Aveva un orecchio di finissima intenditrice.

Negli anni Ottanta ebbe lo spirito di far parte del cast di un’edizione de “Il barbiere di Siviglia”, come comparsa, al Massimo “Bellini”. Indimenticabile il dondolio della sua gonnella a suon di musica: il teatro ne era galvanizzato. Amava anche il cinema e partecipava ai casting delle comparse: spesso appariva in film di una certa levatura, da “Johnny Stecchino” con Roberto Benigni” a “Storia di una capinera” per la regia di Franco Zeffirelli. Si divertiva come una ragazzina e tale è rimasta, fino all’ultimo.

Rimangono scolpite nella memoria di chi scrive le storiche “trasferte” con lei a Genova, per l’inaugurazione del Carlo Felice e per alcune Opere seguenti, negli anni ’90 e le innumerevoli Stagioni all’Arena di Verona, dove, ovviamente, conosceva tutti: dai protagonisti, ai macchinisti, alle maschere. Insomma: era a casa propria. La si vedeva sbucare, piccola e mingherlina, da ogni angolo, come un folletto impazzito di gioia: il Teatro le dava la vita.

Insomma: cosa dire di più? Era una donna eccezionale, generosa e mai ingrata, delicata, d’educazione raffinatissima e d’alto sentire.

Catania perde il suo “termometro musicale”…Ma, chissà se in Paradiso starà lì ad ascoltare i Cori degli Angeli…se così è, di certo nessun Cherubino o Serafino potrà sfuggire al suo severissimo giudizio musicale.

Era una Melomane, dunque, ma con la M maiuscola, veramente DOC: che i melomani tutti prendano esempio da lei, dal suo garbo, dalla sua immensa passione, dalla sua espressione morigerata nel dissenso, dall’espressione elegante ed affettuosa nell’assenso.

Le giunga, con questo ricordo, un bacio affettuoso: l’Armonia del Paradiso intero l’accompagni, per sempre.

Natalia

Inserita il 12 – 01 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
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