Mese: febbraio 2008

CARAVAGGIO: il sesso degli angeli

 

L’Arte è esperimento, ricerca, evoluzione. L’Arte di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1573-1610) non sfugge a queste prerogative; il Genio sperimenta, ricerca, si evolve. il Caravaggio è un Genio e non sfugge a queste prerogative.

caravaggionaturamorta

"Canestra di frutta"

Il clamore che si sta sollevando attorno alla figura di questo grande, immenso pittore, autore di capolavori, tramite la recente trasmissione di uno sceneggiato televisivo, sta facendo nascere, da parte del pubblico, ma soprattutto da parte di certa critica da poltronai videodipendenti ed in cerca di emozioni “diverse”, una discussione sulla sua sessualità più o meno omosessuale, arrivando a lodare il regista dello sceneggiato televisivo (per altro opera ben ambientata, interpretata e diretta) perché, ai fini della resa del carattere del protagonista in seno allo sceneggiato, abbia voluto far perno sull’interpretazione del carattere del personaggio proprio esplorando i suoi gusti sessuali e creando in essi un lodevole equilibrio tra “etero, gay e bisex” .

Non solo: si chiedono pure i pareri di altri spettatori, se dalla visione abbiano tratto conclusioni diverse ed abbiano rilevato una prevalenza di questo o di quest’altro “gusto” sessuale del Merisi!

Ma si sta scherzando o si dice davvero? Il regista avrebbe fatto dei gusti sessuali del pittore il fulcro dell’intero sceneggiato? Assurdo solo a pensarsi…figuriamoci a scriversi! Chi s’improvvisa Storico dell’Arte, è meglio che si goda lo spettacolo come pretesto per assistere ad una storia avvincente e godere di una bella ambientazione; oppure, meglio, che cambi canale e guardi i Simpson!

La Storia dell’Arte è una Scienza; lo sceneggiato televisivo è spettacolo: non si può dare per oro colato ciò che venga mostrato in esso, sia pur questo traendo determinati “passaggi” dalle fonti storiche, poiché ci si ricordi che l’espressione visiva rivolta al grande pubblico viene spesso romanzata ed alterata i fini di ottenere un gradimento da ogni strato della popolazione che si trovi davanti al video in quel momento.

CaravaggioMorteMadonna

 "Morte della Madonna"

Ergo, ad avviso di chi scrive, conoscere i gusti sessuali del Merisi (traendoli soprattutto da uno sceneggiato!) è importante, in Arte, quanto conoscere, in Letteratura, chi temperasse le penne a Torquato Tasso.

Fondamentale, è, se ci si voglia interessare alla figura storica del grande pittore, rilevare, invece, dalla sua pittura, quegli esperimenti, quelle ricerche, quell’evoluzione alle quali la sua Arte non è sfuggita.

Lo poteva, forse? NO! Altrimenti non sarebbe stata Arte, ma "Maniera", ovvero decorosa espressione di temi richiesti dalla committenza del periodo ed uso di tavolozze che si confacessero, volendo, anche alle tappezzerie dei saloni delle nobildonne o dei Cardinali.

"Ma – si potrebbe obiettare – la sessualità del Merisi fa parte della personalità ed anche a questa prerogativa l’Artista non sfugge" : acuta osservazione, che però non autorizza, dopo quattro secoli, ad esplorare la sessualità dell’Uomo coram populo, in una specie di irriverente, morbosa, compiaciuta autopsia! Che tale sessualità resti "privata"!, in un "pudore" che faccia ritrarre vergognoso e ginocchioni il mediocre dal pensiero pettegolo e lascivo, che vada curiosando, e lasci, invece, il posto all’omaggio al Genio Merisi ed alle sue sofferenze.

Si guardi, dunque, eventualmente e solamente, agli influssi della sessualità, in toto, sulla sua Arte di questo o quel periodo, ricordando che nessun Genio è mai stato "normale", ove per "normale" s’intenda equilibrato, estraneo agli agli eccessi, sereno, pago di quel poco o molto che possiede in termini di averi o di "mestiere".

L’arte del Caravaggio contiene indubbiamente anche la sua sessualità…ma la si "inglobi", qualunque essa sia, in tutto un modo di essere: si guardi all’innovazione, al punto di vista inconsueto dal quale egli scrutava il mondo; si guardi alle sue luci, ai suoi scorci, alla sua audacia sia pittorica, che tecnica che, soprattutto, espressiva; si guardi alla sua anima ed al suo dolore di vivere e di essere, nella consapevolezza spesso crudele che il Genio ha di se stesso e delle proprie potenzialità, perché il Genio sa benissimo di essere un Genio, non ha bisogno che glielo dicano gli altri: è nato Genio, vive da Genio, muore da Genio.

CaravaggioDeposizione

 "Deposizione di Cristo nel sepolcro"

Si pensi a Leonardo da Vinci; a Michelangelo Buonarroti; si pensi a Van Gogh…ed ecco che si corre il rischio che torni ad affiorare il pettegolezzo becero ed irriverente: anch’essi erano in odore di omosessualità. Ebbene? Anche se così fosse stato, a cosa potrebbe servire sviscerarlo oggi e diffonderne i risultati? Solo ad essere tacciati fare un "gossip" a posteriori, pedissequo e fuori luogo e di non vedere nulla al di là del proprio naso.

Non ci siano, dunque, sceneggiati o film o opere teatrali che tengano: chi è vissuto veramente ha sofferto veramente. Ci si accosti alla sua sessualità, dunque, se proprio lo si vuole, con il rispetto che si deve a chi abbia saputo, anche al di là della propria volontà e delle proprie umanissime forze, nel bene e nel male, essere sempre e solo se stesso. Non si dimentichi mai che l’Arte è il dono che più accomuna l’uomo a Dio nella Creazione e che quindi, in fondo, il Genio possiede “il sesso degli Angeli”. O vogliamo chiedere anche a Dio quali siano i propri gusti sessuali?

Natalia Di Bartolo

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cultura/9958/caravaggio-sesso-degli-angeli.htm#comments

http://www.republik.org/?cat=5

 

CARAVAGGIO: un GENIO innanzitutto!

 
CaravaggioDavide_Golia
Caravaggio: "Davide con la testa di Golia"; il pittore si è autoritratto nella testa di Golia
 
L’Arte è esperimento, ricerca, evoluzione. L’Arte di Michelangelio Merisi, detto il Caravaggio (1573-1610) non sfugge a queste prerogative. Il Genio sperimenta, ricerca, si evolve. il Caravaggio è un Genio e non sfugge a queste prerogative.

Ergo, ad avviso di chi scrive, conoscere i gusti sessuali del Merisi (così come qualcuno sta cercando di fare, sulla scia di un recente sceneggiato televisivo) è importante, in Arte, quanto conoscere, in Letteratura, chi temperasse le penne a Torquato Tasso.

Fondamentale, è, se ci si voglia interessare alla figura storica del grande pittore, rilevare, invece, dalla sua pittura, quegli esperimenti, quelle ricerche, quell’evoluzione alle quali la sua Arte non è sfuggita.

Lo poteva, forse? NO! Altrimenti non sarebbe stata Arte, ma "Maniera", ovvero decorosa espressione di temi richiesti dalla committenza del periodo ed uso di tavolozze che si confacessero, volendo, anche alle tappezzerie dei saloni delle nobildonne o dei Cardinali.

"Ma – si potrebbe obiettare – la sessualità del Merisi fa parte della personalità ed anche a questa prerogativa l’Artista non sfugge" : acuta osservazione, che però non autorizza, dopo quattro secoli, ad esplorare la sessualità dell’uomo coram populo, in una specie di irriverente, compiaciuta autopsia! Che tale sessualità resti "privata"!, in un "pudore" che faccia ritrarre vergognoso e ginocchioni il mediocre dal pensiero pettegolo e lascivo, che vada curiosando, e lasci, invece, il posto all’omaggio al Genio Merisi ed alle sue sofferenze.

Si guardi, dunque, eventualmente e solamente, agli influssi della sessualità, in toto, sulla sua Arte di questo o quel periodo, ricordando che nessun Genio è mai stato "normale", ove per "normale" s’intenda equilibrato, estraneo agli agli eccessi, sereno, pago di quel poco o molto che possiede in termini di averi o di "mestiere".

L’arte del Caravaggio contiene indubbiamente anche la sua sessualità…ma la si "inglobi", qualunque essa sia, in tutto un modo di essere: si guardi all’innovazione, al punto di vista inconsueto dal quale egli guardava il mondo; si guardi alle sue luci, ai suoi scorci, alla sua audacia sia pittorica, che tecnica che, soprattutto, espressiva; si guardi alla sua anima ed al suo dolore di vivere e di essere, nella consapevolezza spesso crudele che il Genio ha di se stesso e delle proprie potenzialità, perché il Genio sa benissimo di essere un Genio, non ha bisogno che glielo dicano gli altri: è nato Genio, vive da Genio, muore da Genio.

Si pensi a Leonardo da Vinci; a Michelangelo Buonarroti; si pensi a Van Gogh…ed ecco che si corre il rischio che torni ad affiorare il pettegolezzo: anch’essi erano in odore di omosessualità. Ebbene? Anche se così fosse stato, a cosa potrebbe servire sviscerarlo oggi e diffonderne i risultati? Solo ad essere tacciati fare un "gossip" a posteriori, pedissequo e fuori luogo e di non vedere nulla al di là del proprio naso.

Non ci siano, dunque, sceneggiati o film o opere teatrali che tengano: chi è vissuto veramente ha sofferto veramente. Ci si accosti alla sua sessualità, dunque, se proprio lo si vuole, con il rispetto che si deve a chi abbia saputo, anche al di là della propria volontà e delle proprie umanissime forze, nel bene e nel male, essere sempre e solo se stesso; e non si dimentichi mai che l’Arte è il dono che più accomuna l’uomo a Dio nella Creazione. O vogliamo chiedere anche a Dio quali siano i propri gusti sessuali?

Inserita il 18 – 02 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo 
 
 

Successo del GRAN CONCERTO LIRICO al REGINA MARGHERITA di RACALMUTO (AG), 15 /02/08

 
Immagine 022
Salvatore Salvaggio ringrazia il pubblico alla fine dello spettacolo
 

Applaudito, il 15 febbraio, a Racalmuto (AG), al Teatro “Regina Margherita”, il “Gran Concerto Lirico”, che ha aperto la prima “Stagione Lirico-Concertistica” che questo gioiello dell’architettura e dalla tradizione costruttiva italiana abbia mai avuto.

 

“Recuperato” alla città ed a tutti gli appassionati della Grande Musica,  grazie soprattutto all’intraprendenza ed all’entusiasmo del Sindaco Salvatore Petrotto, il Teatro Regina Margherita è oggi una gioia non solo per l’udito, ma anche per la vista.

 

Il successo riscosso ieri sera dallo spettacolo, incoraggia il neo-Direttore Artistico Salvatore Salvaggio, giovane ed affermato “basso” del repertorio “buffo”, a proseguire sulla strada maestra, mirando sempre più in alto. Essendo “del mestiere”, a maggior ragione, egli è persona conscia dei privilegi e, nello stesso tempo, delle responsabilità che tale ruolo comporta e comporterà in futuro, sia nel compiere e portare a termine la Stagione Lirico-Concertistica 2008, sia nel proseguire negli anni futuri, tendendo sempre ad ospitare e d offrire al pubblico il meglio che possa essere ottenuto in un Teatro d’Opera di tutto rispetto.

 

Lo spettacolo del 15 u.s. ha visto in scena una “colonna” della musicalità racalmutese: il soprano Raina Nicolova Infantino, moglie del sempre compianto e degno di essere ricordato tra i “grandi” del canto della metà del secolo scorso, tenore racalmutese Luigi Infantino.

 

La Signora Infantino ha tenuto un Master nei giorni precedenti al Concerto ed ha “messo”, così,  sulle tavole del palcoscenico i frutti di tale lavoro,  presentando giovani promesse, dalle potenzialità ancora acerbe, ma degne di essere prese in considerazione e curate, poiché le doti ci sono tutte, in particolare fra le giovani donne che si sono esibite, emozionantissime, sul palco del Regina Margherita.

 

Voci “leggere”, quelle delle giovani promesse, tanto che il repertorio ha potuto spaziare da una lodevole Regina della Notte da “Die Zauberflote” (Il flauto magico) di Mozart, ad una Adina dai tratti somatici giapponesi da “L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti”,  nonché,  inserendo duetti ed arie sempre dello stesso Donizetti dal “Don Pasquale”, brani anche di Bellini da “I Puritani” e di Rossini, da “Il Barbiere di Siviglia”.

 

Un “saggio”, quindi, per i giovani del Master che hanno affrontato il sempre ostico impatto con il pubblico, Maestro Accompagnatore Marco Curto Pelle, su un palcoscenico “vero”, in un “vero” teatro, con un’acustica di tutto rispetto: un ottimo inizio.

 

La stessa Signora Infantino, molto emozionata anch’ella, ha porto al pubblico alcune proprie brevi ma significative esibizioni, avendo come ottima “spalla” proprio Salvatore Salvaggio, che si è esibito anche in alcuni “pezzi forti” del suo repertorio di basso buffo, come il celeberrimo “Udite, udite, o rustici” del Dottor Dulcamara da “L’elisir d’Amore” di Donizetti; con il brano del suo debutto, alcuni anni fa, proprio al Regina Margherita di Racalmuto, dalla “Rita” dello stesso Donizetti, nonché con un brano da “La Cenerentola” e con la celeberrima “La calunnia” di don Basilio da “Il Barbiere di Siviglia”, entrambe di Gioacchino Rossini, della quale ha eseguito anche il bis.

Il neo-Direttore Artistico ha espresso, alla fine dello spettacolo, il proprio compiacimento per la riuscita dello stesso, dimostrando fin dall’inizio idee chiare e sana “voglia” di riuscire a “servire” la Grande Musica anche a Racalmuto.

 

Una serata gioiosa, presentata con garbo, in una cornice incantevole, quindi, che certamente spronerà, in un afflato corale di consensi e di esortazioni, l’Amministrazione di Racalmuto e la Direzione del Teatro a guardare sempre avanti ed a proseguire sulla strada della Cultura e della Qualità.

 

Appuntamento il 29 febbraio con la Grande Musica di Antonio Vivaldi.

 

Natalia Di Bartolo

 

http://www.teatro.org/spettacoli/dettaglio_spettacolo.asp?contrRecensione=OK&id_spettacolo=9963

 

Successo del GRAN CONCERTO LIRICO al Teatro REGINA MARGHERITA di RACALMUTO (AG), 15/02/2008

 
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Applaudito, il 15 febbraio, a Racalmuto (AG), al Teatro “Regina Margherita”, il “Gran Concerto Lirico”, che ha aperto la prima “Stagione Lirico-Concertistica” che questo gioiello dell’architettura e dalla tradizione costruttiva italiana abbia mai avuto.

 

“Recuperato” alla città ed a tutti gli appassionati della Grande Musica,  grazie soprattutto all’intraprendenza ed all’entusiasmo del Sindaco Salvatore Petrotto, il Teatro Regina Margherita è oggi una gioia non solo per l’udito, ma anche per la vista.

 

Il successo riscosso ieri sera dallo spettacolo, incoraggia il neo-Direttore Artistico Salvatore Salvaggio, giovane ed affermato “basso” del repertorio “buffo”, a proseguire sulla strada maestra, mirando sempre più in alto. Essendo “del mestiere”, a maggior ragione, egli è persona conscia dei privilegi e, nello stesso tempo, delle responsabilità che tale ruolo comporta e comporterà in futuro, sia nel compiere e portare a termine la Stagione Lirico-Concertistica 2008, sia nel proseguire negli anni futuri, tendendo sempre ad ospitare e d offrire al pubblico il meglio che possa essere ottenuto in un Teatro d’Opera di tutto rispetto.

 

Lo spettacolo del 15 u.s. ha visto in scena una “colonna” della musicalità racalmutese: il soprano Raina Nicolova Infantino, moglie del sempre compianto e degno di essere ricordato tra i “grandi” del canto della metà del secolo scorso, tenore racalmutese Luigi Infantino.

 

La Signora Infantino ha tenuto un Master nei giorni precedenti al Concerto ed ha “messo”, così,  sulle tavole del palcoscenico i frutti di tale lavoro,  presentando giovani promesse, dalle potenzialità ancora acerbe, ma degne di essere prese in considerazione e curate, poiché le doti ci sono tutte, in particolare fra le giovani donne che si sono esibite, emozionantissime, sul palco del Regina Margherita.

 

Voci “leggere”, quelle delle giovani promesse, tanto che il repertorio ha potuto spaziare da una lodevole Regina della Notte da “Die Zauberflote” (Il flauto magico) di Mozart, ad una Adina dai tratti somatici giapponesi da “L’Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti”,  nonché,  inserendo duetti ed arie sempre dello stesso Donizetti dal “Don Pasquale”, brani anche di Bellini da “I Puritani” e di Rossini, da “Il Barbiere di Siviglia”.

 

Un “saggio”, quindi, per i giovani del Master che hanno affrontato il sempre ostico impatto con il pubblico, Maestro Accompagnatore marco Curto Pelle, su un palcoscenico “vero”, in un “vero” teatro, con un’acustica di tutto rispetto: un ottimo inizio.

 

La stessa Signora Infantino, molto emozionata anch’ella, ha porto al pubblico alcune proprie brevi ma significative esibizioni, avendo come ottima “spalla” proprio Salvatore Salvaggio, che si è esibito anche in alcuni “pezzi forti” del suo repertorio di basso buffo, come il celeberrimo “Udite, udite, o rustici” del Dottor Dulcamara da “L’elisir d’Amore” di Donizetti; con il brano del suo debutto, alcuni anni fa, proprio al Regina Margherita di Racalmuto, dalla “Rita” dello stesso Donizetti, nonché con un brano da “La Cenerentola” e con la celeberrima “La calunnia” di don Basilio da “Il Barbiere di Siviglia”, entrambe di Gioacchino Rossini, della quale ha eseguito anche il bis.

Il neo-Direttore Artistico ha espresso, alla fine dello spettacolo il proprio compiacimento per la riuscita dello stesso, dimostrando fin dall’inizio idee chiare e sana “voglia” di riuscire a “servire” la Grande Musica anche a Racalmuto.

 

Una serata gioiosa, presentata con garbo, in una cornice incantevole, quindi, che certamente spronerà, in un afflato corale di consensi e di esortazioni, l’Amministrazione di Racalmuto e la Direzione del Teatro a guardare sempre avanti ed a proseguire sulla strada della Cultura e della Qualità.

 

Appuntamento il 29 febbraio con la Grande Musica di Antonio Vivaldi.

 

Natalia Di Bartolo

 

http://www.teatro.org/spettacoli/dettaglio_spettacolo.asp?contrRecensione=OK&id_spettacolo=9963

 

 

 

Riapre alla Grande Musica d’Opera il TEATRO REGINA MARGHERITA di RACALMUTO (AG)

 
Racalmuto
 

Una serata di gala, "Gran Concerto Lirico", riaprirà ufficialmente alla Grande Musica d’Opera, il 15 febbraio p.v, alle h. 21, il magnifico Teatro "Regina Margherita" di Racalmuto, nonché darà il via ad una vera e propria Stagione Lirico-Concertistica 2008, che vedrà, fra l’altro, la messa in scena de “Il giocatore”, Opera comica in tre atti di G. M. Orlandini.

 

L’operazione di riapertura e riutilizzo del Teatro per la Musica, voluta fortemente dall’Amministrazione della cittadina dell’agrigentino, con in testa il Sindaco Salvatore Petrotto, vedrà esibirsi sul palcoscenico, nella serata d’apertura, il soprano Raina Infantino ed il basso Salvatore Salvaggio, testè nominato Direttore Artistico del Teatro, attorniati dagli allievi del Master di perfezionamento di canto Lirico svoltosi recentemente in loco, Accompagnatore al pianoforte il M°. Marco Curto Pelle.

 

Un vero e proprio evento per Racalmuto e per la Provincia di Agrigento, che riacquistano così un gioiello di architettura e d’acustica troppo a lungo chiuso ai cittadini ed a tutti gli appassionati. 

Racalmuto2

 
I particolari dello spettacolo sul sito "Teatro.Org", il Portale del Teatro Italiano:
 
 
a cura di
 
Natalia Di Bartolo
 

Riapre alla Grande Musica d’Opera il Teatro REGINA MARGHERITA di RACALMUTO (AG)

 

Racalmuto

Una serata di gala, "Gran Concerto Lirico", riaprirà ufficialmente alla Grande Musica d’Opera, il 15 febbraio p.v, alle h. 21, il magnifico Teatro "Regina Margherita" di Racalmuto, nonché darà il via ad una vera e propria Stagione Lirico-Concertistica 2008, che vedrà, fra l’altro, la messa in scena de “Il giocatore”, Opera comica in tre atti di G. M. Orlandini.

 

L’operazione di riapertura e riutilizzo del Teatro per la Musica, voluta fortemente dall’Amministrazione della cittadina dell’agrigentino, con in testa il Sindaco Salvatore Petrotto, vedrà esibirsi sul palcoscenico, nella serata d’apertura, il soprano Raina Infantino ed il basso Salvatore Salvaggio, testè nominato Direttore Artistico del Teatro, attorniati dagli allievi del Master di perfezionamento di canto Lirico svoltosi recentemente in loco, Accompagnatore al pianoforte il M°. Marco Curto Pelle.

 

Racalmuto2

 

 Un vero e proprio evento per Racalmuto e per la Provincia di Agrigento, che riacquistano così un gioiello di architettura e d’acustica troppo a lungo chiuso ai cittadini ed a tutti gli appassionati.

 
I particolari dello spettacolo sul sito "Teatro.Org", il Portale del Teatro Italiano:
 
 
a cura di
 
Natalia Di Bartolo
 
 
 

Tecnica teatrale in pillole: COME TI SALTO LA CABALETTA, Opera: vezzi e malvezzi

 
verdiassorto
Verdi "assorto", 1845
 
Cabaletta, mon amour…Croce e delizia di tutti i cantanti lirici, soprani soprattutto, che si sono impelagati, chi più, chi meno, in parti che le comportano, sul palcoscenico…Ma bisogna vedere quale palcoscenico. La questione non è indifferente, anzi: qui non si parla di "notorietà" o "prestigio" dell’eventuale teatro, ma proprio della "gestione" direttoriale e, in genere musicale, delle messe in scena.

Bene; chi scrive non vuol essere campanilista, ma non può fare a meno di dire che un Trovatore, con tanto di Pavarotti, Marton e Milnes, direttore l’immarcescibile Levine, 1988, al Metropolitan di New York, in Italia avrebbe suscitato quanto meno inquietudine in platea.

Invece, applausi su applausi, mentre Eva Marton non esegue disinvoltamente la cabaletta del terzo atto "Tu vedrai che amore in terra", che segue il celeberrimo cantabile "D’amor sull’ali rosee" e va via di scena, lasciando velocemente il passo alla scena IV, protagonista iniziale il Conte di Luna.

Nessuno se n’è accorto? La Marton aveva una licenza speciale? Chi scrive resta perplessa e riflette sul fatto che, morto Pavarotti, viva Pavarotti recorded!

Se per trasmettere in TV un "Il trovatore" con il Divino (nessuno ne mette in dubbio le qualità) ci si deve sorbire non solo un orrido Ferrando, che nel primo atto fa il cenno di raccogliere le ceneri del bambino bruciato, dal fuoco che arde al centro del palcoscenico, e di buttarle via, come se avessero arrostito una coscia di tacchino, anziché una creatura innocente; ma soprattutto una Marton assolutamente fuori parte, nonostante gli innegabili pregi della voce, meglio cambiare canale.

Eva Marton: gran "sopranone drammatico", voce scura, potente, ben sostenuta, ben emessa, ma di estensione regolare e che, già ad un trillo, entra in crisi: le agilità non sono mai state il suo forte. Eppure, l’aver "taciuto" la cabaletta verdiana non ha inciso sul fatto che il suo cantabile "solitario" fosse applauditissimo e che la cantante, alla fine, venisse portata ugualmente pressoché in trionfo.

Allora? La "filosofia" di tali accadimenti tutt’altro che casuali, potrebbe essere racchiusa in una semplice frase: "Jamais cambiare soprano: cambiamo l’Opera, invece!"

E fu così che il soprano "saltò" la cabaletta. Operazione arbitraria, ovviamente, per la quale Peppino, almeno per un mese, si rigirò nel sacello, ma ignorata da un pubblico tutto U.S.A esaltato all’inverosimile dalle prodezze di Pavarotti tanto da accettare un Milnes attempato che, nell’intonare "Leonora è mia", per farsi sentire già da metà platea avrebbe avuto bisogno del microfono e, soprattutto, la suddetta Marton che pareva dicesse: "Verdi? IO sono la Primadonna!".

E’ stata citata un’edizione dell’Opera verdiana che ci è stata recentemente ammannita in televisione, ma se ne potrebbero citare molte altre, in cui detta legge il suddetto principio, del "ciò che è scritto è scritto, ma io lo cambio come mi serve". Sì, è vero che Levine porge ai cantanti l’accompagnamento su un piatto d’argento, assecondandone le necessità e camuffandone i difetti, ma la tanto decantata "filologia" dov’è andata a finire?

Probabilmente si tratta anche di un modo d’intendere il "prodotto musicale" da eseguire, tenendo conto del gusto di un pubblico che ancora cronometra la durata degli acuti e che si lascia blandire anche solo da una cadenza ben eseguita.

Ma, cambiando l’ordine dei fattori, a quanto pare, il prodotto non cambia: nello stesso periodo, in Australia, una Sutherland ancora ascoltabile torturava sempre il povero Trovatore, riscrivendo (o facendosi riscrivere dal coniuge) ed eseguendo con trionfale successo, inedite variazioni proprio nella cabaletta che la Marton ha "saltato". Una seduta spiritica ha richiamato Verdi in vita ed egli, seduta stante (appunto), le ha riscritto la parte per intero, inventandole cadenze e sovracuti degni della migliore Regina della Notte? Resta un mistero (doloroso).

Tutto ciò non può che lasciare perplessi ed è associabile ad un altro "malvezzo", oggi, per fortuna, praticamente scomparso dai palcoscenici, ma con il quale l’appassionato deve fare ancora i conti nelle registrazioni che ama; ed il cantante negli spartiti che trova in circolazione: le Opere straniere con il libretto tradotto in italiano e viceversa.

Tale pessima abitudine, ovunque dilagata intorno agli anni ’20 del secolo scorso, conobbe negli anni ’50 il proprio periodo d’oro e fu in auge addirittura fino ai primi anni ’70. Chi scrive, ricorda ancora, da bambina, Carmen, la gitana, cantare con voce stentorea: "L’amor è uno strano augello…". Un incubo!

Per fortuna, da quegli anni in poi, la filologia musicale è stata di nuovo presa in considerazione; e ciò ha fatto sì che si ripristinassero, praticamente ovunque, le rappresentazioni delle Opere in lingua originale.

Neanche gli autori meno rappresentati, come Meyerbeer, per esempio, erano scampati a questo disastro verbal-musicale…ed ecco che così, oggi, ancora circolano spartiti con versioni in italiano di tale autore: chi vuol cantarlo in francese, com’è l’originale, deve prima procurarsi il testo e poi lavorare di bianchetto. Ciò è accaduto a chi scrive, per esempio, con la riduzione per pianoforte e voce di "O beau pays de la Turaine", da "Les Huguenots", in cui ha dovuto sostituire il testo in italiano con l’originale in francese.

Chi ama Verdi, poi, ha da rodersi il fegato, per esempio, con l’"Aida" in tedesco. Il Führer, ovviamente, gongolava, nell’ascoltare, fra gli altri, Richard Tauber, tenore; un RadameSS eccellente, soprattutto quanto a pronuncia tedesca.

Tauber…Riaffiora dalle brume del tempo…Si sa poco di lui: 16 Maggio 1891, Sabato, nasce a Linz (dall’attore Richard Anton e dalla soubrette Denemy-Seiffert) il tenore e compositore Richard (Denemy) Ernst Carl (Seiffert) Tauber, noto come il tenore prediletto di Franz Lehàr.

Un tenore "da operetta", quindi; Operetta colta, non lo si mette in dubbio, ma pur sempre Operetta! Egli viene "scaraventato" nei panni di un improbabile Radames e ne restano vestigia sonore dignitose, quanto ad emissione, ma indecenti quanto a traduzione!

Ma l’amatore, se vuole, può fare il contrario: ascoltare deliziato un Gigli in falsettone che flauta un brano della Manon di Massenet in italiano…Nonostante tutto, però, forse è meglio che ascoltare Giuseppe Di Stefano cantare in francese "Les pecheurs de perles" di Bizet: una pronuncia siculo-italo-francese da sincope. Fra due mali, dunque, si scelga il minore…ma qual è?

Sorridiamo…

Inserita il 08 – 02 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo