VOLTERRA: IRINA BROOK fa suo il SOGNO shakespeariano e chiude la Stagione del Festival del Teatro Romano 2008

 
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In scena il 28 luglio alle ore 21.30, per il Festival Internazionale Teatro Romano Volterra, Fondazione Aida Teatro Stabile di Innovazione, Estate Teatrale Veronese,
in collaborazione con MCCC – Maison de la Culture de Nevres et de la Nièvre, andrà in scena "EN ATTENDANT LE SONGE…" (Aspettando il sogno) di IRINA BROOK, tratto da “Sogno di una notte di mezzaestate” di William Shakespeare.

Sarà uno spettacolo esilarante e poetico, che incanterà grandi e bambini, un incantevole gioco teatrale di musica, immagini e suoni, che rimanda ad un teatro rituale e magico, costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulla fantasia; una commedia spontanea e tenera.

Irina Brook è la figlia di Peter Brook, noto ed importante regista teatrale e della celebre attrice Natasha Perry

Questo progetto è nato da un incontro tra Irina BROOK e l’équipe del Festival Dedans-Dehors, con il desiderio comune di portare del teatro “vero” in luoghi inaspettati ed inconsueti, avvicinandolo a delle persone sovente molto emarginate dalle programmazioni culturali.

Irina ha scelto di partire da un testo del gran repertorio classico, Il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, ma con un trattamento molto libero e con dei mezzi molto semplici.
Ha fatto leva sulla complicità e sulla fiducia che coltiva da tempo con alcuni fedeli attori.

L’essenziale del lavoro di creazione si è svolto a partire da improvvisazioni.

Oggetti e abiti di ogni genere raccolti tra la gente di diverse borgate di campagna, riuniti in una roulotte trasformata per l’occasione in “soffitta” mobile, dove scovare quanto può servire come punto di partenza per l’ispirazione della troupe.

Irina Brook ha inventato uno spettacolo ludico, gioioso, diretto, che parla a tutti. Sei attori (tutti maschi, come all’epoca di Shakespeare) interpretano sei artigiani della pièce.

Questa compagnia improbabile, portandosi appresso attrezzi ed altri accessori, va di villaggio in villaggio a raccontare a coloro che desiderano ascoltarli, i fatti bizzarri che avvengono nella foresta di Ardenne, vicino ad Atene, dove il matrimonio del Re Teseo con Ippolita, la Regina delle Amazzoni, mette tutto il popolo in stato di grande eccitazione.
I sei raccontano una storia fantastica, piena di intrighi e di slanci poetici e comici e, rendendo la rappresentazione sorprendente e vivace, si lanciano con cambi a vista nelle scene shakespeariane, travestendosi nei ruoli femminili, come al buon vecchio tempo dell’autore, e passando con disinvoltura nei panni di una fata, un nobile, un artigiano…

Questa forma leggera di spettacolo centra con la sua forza sull’attore e sulle invenzioni sceniche più che sulle scenografie. Gli attori stessi divengono scenografia e basta poco per trasformare un oggetto comune nella vita quotidiana, in una spada o un elmo, o una bacchetta magica.

 
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Lo spettacolo si adatta a dei luoghi molto diversi: sulla piazza di un villaggio, in un campo, in un parco o un boschetto, e, perché no, in un cantiere…

Il dispositivo scenico è ridotto all’essenziale ed è molto mobile, adattandosi alle più diverse soluzioni, appoggiandosi alle caratteristiche del luogo e permette al pubblico di seguire (anche fisicamente, con degli spostamenti) gli attori.

Con questa creazione Irina brook sperimenta una diversa maniera di avvicinare il pubblico, e cerca di ritrovare il senso della festa che caratterizzava le rappresentazioni degli spettacoli popolari ambulanti.

 
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Così scrive l’autrice-attrice-regista:

“Ho fatto un sogno meraviglioso.

Ho sognato che con un piccolo nucleo di attori (solo uomini, come ai tempi di Shakespeare) avevamo montato il”Sogno di una notte di mezza estate”. Un sogno fatto prendendo un po’ qua e un po’ la, qualche accessorio scovato per caso in una soffitta, delle graziose camice da notte rosa ed un ombrellino bianco per fare le donne, delle fatine (certo un po’ virili!) improvvisate con degli utensili da cucina…
E miracolosamente il “Sogno” è apparso…

Un “Sogno” creato per essere rappresentato in plein-air, sotto le stelle, a volte le stelle semi-urbane dei sobborghi parigini, a volte le stelle brillanti dell’aperta campagna, nell’aia di una fattoria abbandonata, o nel parco del municipio di un paesino. E in questi luoghi così diversi qualcosa di magico…MAGIA!

La magia di questo testo straordinario, che conosco a memoria fin da piccola, avendo avuto la mia prima esperienza teatrale d’infanzia al famoso “Sogno…” che mio padre aveva creato alla fine degli anni sessanta.

 
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La magia di meravigliarmi senza mai stancarmene, che ho visto e rivisto almeno una sessantina di volte, spesso in compagnia di Anna, la mia migliore amica, con cui avevo imparato le lunghe scene di dialogo di Ermia ed Elena (lei era grande, io più piccola!) e che recitavamo con grande serietà ed importanza sul palcoscenico durante l’entreacte, dietro il sipario chiuso…

Questa magia mi è riapparsa quasi trent’anni dopo, l’estate scorsa, nella campagna dell’Essonne, a sud di Parigi! La magia delle parole di Shakespeare nelle quali tutto è presente: l’amore, il comico, la sofferenmza, la gelosia, la passione, il desiderio, il perdono…La magia di quegli incantesimi fiabeschi che, nonostante ci fossimo divertiti ad inventare i nomi delle “fate” (Eric:fée-eric = fiabesca; Ross: féeross= feroce, Steve: fée-steve = festiva), ci dava ugualmente dei brividi nelle notti di luna piea…
Queste parole, che in una formidabile nuova traduzione in fracese di Marie-Paule Ramo, molto moderna ma sempre fedele al testo originale, riescono acora ad incantare un vero pubblico eterogeneo di sogno.

Che piacere recitare Shakespeare tanto per dei senza dimora che per la gente di teatro, tanto per degli operai e casalinghe che per dei contadini; che malgrado la vicinaza di Parigi, non hanno mai visto uno spettacolo di teatro in vita loro; degli adolescenti che passano a gettare un occhio un po’ sprezzanti e che poi finiscono per sedersi meravigliati in prima fila; degli aziani, dei bambini affascinati, ed ache un signore in compagnia del suo gatto…

Ecco il teatro di cui ho sempre sognato! La ragione per cui io faccio teatro!

“En attendant le songe” è stato rappresentato in una mezza dozzia di luoghi l’estate scorsa e mi piacerebbe vederlo e rivederlo, seza mai anoiarmene, proprio come quando ero una bambina…”

 
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Da non perdere: con questo spettacolo si conclude il ricco Cartellone 2008 al Teatro Romano di Volterra. Attendiamo adesso l’assegnazione del premio "Ombra della sera" alla carriera ad Arnoldo Foà, il 30 luglio p.v.
 
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