WERTHER: la misteriosa profondità insondabile dell’animo umano: RECENSIONE dello spettacolo al Teatro Massimo “Bellini” di Catania, 10/10/2008

 

L’emozione della musica sublime del Werther di Jules Massenet ha coinvolto venerdi 10 ottobre 2008, gli spettatori delle prime del Teatro Massimo “Bellini” di Catania, facendo loro rivivere, dal vivo, alla ripresa della stagione Lirica 2007-2008, dopo ben ventidue anni di assenza dalle scene catanesi, quel “ I dolori del giovane Werther” che furono, per primi, del grande Goethe e rappresentarono un caposaldo della  Letteratura Romantica, “trasfigurati” in musica, svariati anni dopo, da Jules Massenet, uno dei geni dell’Opéra Francaise, su libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann.

 

Gradevole sorpresa per il pubblico che affluiva numeroso all’ingresso, il lancio, all’esterno del teatro, di una miriade di piccole mongolfiere illuminate, che sono state celebrative dell’epoca e del clima del romanticismo goethiano che si rivive nel capolavoro del grande autore francese.

 

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Le mongolfiere si librano verso l’alto all’ingresso del teatro

 

Sul podio, il Maestro Stefano Ranzani, Direttore “Stabile” del teatro catanese, che ha diretto l’ottima Orchestra, “Stabile” anch’essa, rendendo all’ascolto una partitura “asciutta”, scattante a volte, priva di quelle sdolcinature tardo romantiche che spesso si sentono all’esecuzione del Werther, quali “incrostazioni” del tempo e della tradizione, ma porgendo all’ascolto la parte sonora dell’Opera con un piglio direttoriale di tutto rispetto anche nei confronti dei cantanti, che lo hanno seguito con estrema attenzione.

 

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Una scena del primo atto

 

Gradevole il Werther del tenore Fernando Portari, la cui parte, in anni assai lontani, era stata anche di un giovane e splendido Giacomo Aragall.

Il protagonista ha operato con semplicità, a volte con emozione, con una voce limpida ed un’emissione corretta, ma alla quale è venuto a mancare, ogni tanto, quell’appoggio completo e sicuro di cui necessita tutta la parte del protagonista, che, del resto, è di improba difficoltà. La giovane età dell’interprete lascia ben sperare in proposito per il futuro.

 

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Una scena del secondo atto

 

Efficace vocalmente la Charlotte del soprano Laura Polverelli, dalla bella emissione e rotondità vocale, pur se, a volte, nella parte scenica dell’opera, lievemente “spaesata”, forse “imbrigliata” in una regia apprezzabile, sì, ma a tratti un po’ statica. 

 

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Una scena del quarto atto

 

Questa è stata curata da un “Werther” d’annata, il tenore Vincenzo la Scola, che tante volte ha interpretato la parte del protagonista nell’opera stessa e che, proprio con questo Werther catanese, ha debuttato nel ruolo di regista.

Le sue soluzioni sono state semplici ed efficaci, senza voli pindarici o stravolgimenti, ma con contenuti interventi personali, che hanno coinvolto le comparse e gli interpreti anche in una sorta di episodica “sospensione” del tempo reale, che è tipica dell’Opera in questione e che non sempre viene messa in risalto. Quindi, se da un lato, tale “sospensione” va sottolineata, dall’altra è bene che si eviti assolutamente di “frenare” la naturalezza scenica degli interpreti.

 

La Scola

Il tenore e regista Vincenzo La Scola

 

Tutta la compagnia di canto ha portato a termine la recita in maniera più che soddisfacente, con l’Albert autorevole di Fabio Previati, la graziosa Sophie di Gabriella Costa, con Riccardo Ferrari (borgomastro), Aldo Orsolini (Schmidt) e Angelo Nardinocchi (Johann). Buona anche la prestazione del coro diretto da Tiziana Carlini e del coro di voci bianche istruito e diretto da Elisa Poidomani.

 

Sobri, ma di buon gusto, le scene ed i costumi dello scomparso Beni Montresor, provenienti da un allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova, ben illuminati dalle  luci di Bruno Ciulli.

 

Applausi e consensi dal pubblico catanese delle prime, che affollava il teatro splendido come non mai; il che non è poco, dato il senso critico spiccatissimo di tale “compagine”, che viene temuta da non pochi sul palcoscenico, proprio per la competenza e la conseguente esigenza che viene immancabilmente richiesta all’intera “macchina” dello spettacolo.

 

Una curiosità di cronaca, riportata dall’ANSA: telefonate a polizia e carabinieri di cittadini allarmati che pensavano all’arrivo degli Ufo, a causa delle piccole mongolfiere illuminate che sono state liberate nel cielo.

 

Viene da sorridere, ma, a chi ha assistito a questo Werther catanese, resta ancora, gradevolmente, negli occhi quel velo di commozione destato dalla visione e dall’ascolto dell’Opera, non tanto per le vicende, sia pur tragiche, dei protagonisti, quanto per l’immensità geniale e l’insondabile, misteriosa profondità della musica del genio francese, che scavano nell’anima e non mancano mai di scuotere le fibre più intime dell’ascoltatore attento e dell’appassionato.

 

 

Natalia Di Bartolo

 

http://www.teatro.org/spettacoli/recensioni/werther_11672#recens

 

 

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