La MESSA da REQUIEM di Giovanni Simone MAYR, Maestro di DONIZETTI

 
La Messa da Requiem in Sol minore di Giovanni Simone Mayr (1763-1845) è Opera di grande interesse e rara esecuzione: "riscoprirla", dal punto di vista sorico, con l’autorevole guida del M°. PierAngelo Pelucchi, è un vero piacere per l’ascoltatore curioso e per l’appassionato.

La Messa fu eseguita per la prima volta il 25 Agosto del 1815, per una sontuosa funzione voluta dalla Reggenza della Basilica di S.Maria Maggiore di Bergamo a suffragio dei benefattori defunti.

La composizione del Grande Requiem si concretizzò proprio nella primavera di quell’anno, benché risulti assai probabile che Mayr avesse già in precedenza composto qualche parte destinata al progetto di una grande messa per i defunti. Alcuni temi musicali del Kyrie e del Libera me Domine, presentano difatti fortissime analogie con passi della Medea mayriana, composta
nel 1813.

 
 
Mayr
Giovanni Simone Mayr


Questo Requiem conquistò immediatamente la reputazione di un lavoro di altissima qualità, tanto che Pietro Visoni, ammiratore del Mayr, sfidando l’assoluta
proibizione del Maestro, nel 1819 ne fece realizzare una monumentale partitura a stampa.

Il Visoni, nel frontespizio dell’opera, antepose il titolo di «Grande», forse per distinguerla dalle altre due altrettanto straordinare – benché di organico assai più ridotto – missae defunctorum composte dal Maestro negli anni precedenti.

Il Requiem fu eseguito in più occasioni negli anni successivi, ed in particolare si ricordano le esecuzioni del 29 marzo 1818 per le esequie di Antonio Capuzzi (valentissimo violinista nella Basilica ed insegnante all’Istituto musicale creato da Mayr) e del 1821 a Milano, per il funerale del celebre ballerino e coreografo Salvatore Viganò.

Le maggiori esecuzioni di questa Messa furono tuttavia destinate proprio al suo compositore e all’allievo prediletto di quest’ultimo: fu infatti cantata per il funerale di Mayr stesso il 5 dicembre 1845 (con un giovane Verdi presente come corista nel coro filarmonico) e per il funerale di Gaetano Donizetti, nell’aprile di tre anni dopo.

Un’ultima volta fu poi realizzata
nel 1875 (sotto la direzione di Ponchielli e con brani alternati al Requiem dello
stesso Donizetti) per le solenni onoranze durante le quali le ceneri dei due compositori furono traslate nella Basilica di S. Maria Maggiore.

Dopo la Messe de Morts di Gossec (1760) la Grande Messa di Mayr mostra dimensioni
decisamente al di fuori della norma per un Requiem.

Altresì occorre considerare che la Basilica di S. Maria Maggiore, in molte occasioni, aveva palesato una propensione per
le realizzazioni grandiose, e non si deve comunque dimenticare che l’influsso francese,
presente in quell’epoca ormai da un decennio, aveva favorito in ogni campo culturale un’ostentazione delle forme artistiche, che inevitabilmente ebbe a ricadere anche nel settore musicale.

Il Grande Requiem di Mayr ebbe innumerevoli realizzazioni nel XIX secolo, per essere
poi ripreso pochissime volte nel Novecento, due delle quali a Bergamo: una prima
esecuzione nel 1963, in occasione del bicentenario della nascita del compositore bavarese e la seconda, nel novembre 1995, a chiusura delle celebrazioni per i 150 anni della sua scomparsa.

Il materiale musicale, desunto dalla versione a stampa del 1819, evidenziava
numerose inesattezze e soprattutto l’assenza dell’Oro supplex nella Sequenza (Dies Irae), brano che si riteneva non fosse neppure stato composto.

Proprio in occasione di un altro concerto, nel 1995, dopo una accurata ricerca fra gli autografi, è stato reperito un "Oro supplex" mayriano, che per tematiche, tonalità, struttura formale ed organico
corrisponde perfettamente alla sezione mancante.

Con l’aggiunta di questa parte solistica e con un accurato confronto della partitura a stampa con gli autografi della Messa, è stato pertanto possibile restituire oggi all’ascolto la partitura integrale, così come la concepì Mayr quasi due secoli or sono.

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Bergamo, Fondazione Donizetti: Messa da Requiem di Mayr, Musica per Papa Giovanni XXII, nel cinquantesimo anniversario dell’elezione a pontefice (1958-2008); Chiesa di S. Alessandro in Colonna, 26 novembre 2008.

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JOHANN SIMON MAYR nacque a Mendorf, un piccolo villaggio della Baviera danubiana, vicino a Ingolstadt, il 14 giugno 1763.

Mayr dopo la muta della voce cercò di apprendere da autodidatta la tecnica degli strumenti ad arco e a fiato. In mancanza d’un insegnante regolare di cembalo e d’organo, affrontò la pratica musicale colla guida del padre Joseph Mayr (1738-1807), che faceva l’organista a Mendorf.

Nell’autunno del 1769 Mayr fu mandato a studiare musica nel monastero di Weltenburg, ove rimase sino al 1771.

Entrò poi nel Collegio gesuita di Ingolstadt, città in cui, profittando della protezione del barone Tommaso Maria de Bassus (nom de guerre Hannibal) e di Adam Weishaupt (nom de guerre Spartacus), frequentò i corsi universitari di giurisprudenza e di medicina.

Fu ammesso all’Ordine degli illuminati (nom de guerre Aristotile). Lo dice John Stewart Allit, ad esempio nel libro J. S. Mayr Father of 19th century Italian Music, Element Books, Shaftesbury 1989, e lo conferma Paolo Fabbri nell’intervista "Ma di chi è questo Verter?" sulla pagina musicologica del settimanale Centro Valle: "Mayr è stato certamente affiliato agli illuminati di Baviera".

Mayr si immatricolò nel 1777, nel 1778 venne registrato tra gli studenti di retorica e di logica; dal 1780 al 1784 seguì i corsi di medicina e dal 1784 al 1785 quelli di giurisprudenza.

L’abbandono degli studi universitari, nel 1785, coincide con la cacciata da Ingolstadt degli studenti sospetti di Illuminatismo, a seguito delle persecuzioni dell’Elettore di Baviera contro gli illuminati di Weishaupt.

Secondo Girolamo Calvi, biografo ufficiale ottocentesco sulla Gazzetta musicale di Milano, Mayr fu organista a Ingolstadt presso la chiesa degli Agostiniani e nella Cattedrale sino al 1787 quando Tommaso Maria de Bassus, per sfuggire alla persecuzione contro gli Illuminati di Baviera, dopo il sequestro dei suoi beni a Sandersdorf, lo condusse a Poschiavo e in Valtellina.

Mayr, quindi, non era a Poschiavo per perfezionarsi nella musica, anche se quella sarebbe diventata la sua missione, per volere suo e approvazione dei superiori: "Quando uscii di Gemania – confessa Mayr – non avevo alcuna istruzione nella composizione della musica, ed ivi non ho udito che tre o quattro operette di Hiller, eseguite da compagnie volanti nel teatro di Ingolstadt".

"Mayr – aggiunge Girolamo Calvi – a venticinque anni non sognava nemmeno la carriera musicale che ebbe a percorrere dopo i trenta".

Già nel settembre di quell’anno Mayr ebbe modo di comporre una messa e un Vespro, che vennero eseguiti solennemente durante l’annuale celebrazione del Santuario di Tirano, vicino a Sondrio, e che sono stati riproposti nel XX sec., con una ricostruzione ipotetica.

Dal 1787 Mayr ebbe i primi contatti con Bergamo e con la celebre Cappella di S. Maria Maggiore, allora guidata da Carlo Lenzi.

Nel 1789, grazie a De Bassus, che gli fornì lettere di raccomandazione, di Weishaupt e con l’appoggio della Massoneria (che Mayr fosse un Massone è confermato da documenti della polizia veneta ed austriaca) potè incontrare il conte canonico Pesenti, altro mecenate. Johann Simon Mayr si trasferì di seguito a Venezia per studiare con Ferdinando Bertoni, successore di Baldassarre Galuppi al magistero della Cappella di S. Marco.

Bertoni, forte del suo prestigio nella Serenissima, spalancò a Mayr le porte dei più importanti archivi musicali di Venezia, nelle biblioteche dei Conservatori, in alcuni importanti archivi annessi ai teatri e in quello della Basilica Marciana.

Fu proprio a Venezia che fu rappresentato, in forma privata, il Verter scritto da Mayr su libretto di Sografi nel 1794 (?). Il libretto è basato sulla prima traduzione italiana di Poschiavo del romanzo epistolare I dolori del giovane Werther di Goethe, uscita dalla tipografia clandestina di De Bassus nel 1782.
La musica contiene temi del Flauto Magico e. per l’impiego dei motivi e dei personaggi, è la prima interpretazione illuminata del Singspiel di Mozart.

Dalla sterminata miniera di brani musicali d’ogni autore, custoditi negli archivi musicali di Venezia e nelle biblioteche dei Conservatori, Mayr seppe trarre tutti quegli esempi che i suoi maestri italiani non avevano potuto fornirgli.

Cercò di apprendere le regole della composizione direttamente dai brani contenuti nei fondi musicali, partiture che per usare le sue stesse parole "… tentò di procurarsi e di copiare con indefesso travaglio". Un lavoro di inimmaginabile mole, ancora oggi visibile nel suo archivio manoscritto nella Biblioteca Civica di Bergamo. In essa troviamo infatti numerose Cantate, Oratori, Opere teatrali, Arie e Scene trascritte per studio a Venezia; i più grandi capolavori di Haydn, Mozart e Beethoven e tutte le sue composizioni (un archivio ricco di diverse centinaia di migliaia di pagine).

Nel 1791 Mayr iniziò a comporre per il Conservatorio de’ Mendicanti a Venezia alcuni pregevoli Oratori, ad esempio il Sisara.

Le opere teatrali che egli produsse successivamente lo proiettarono alla ribalta, tanto che già nel 1797 era considerato uno tra i maggiori compositori d’Europa.

A Venezia Mayr si interessò anche di architettura, di medicina e scrisse pensieri affettuosi in lingua francese, "mentre nella lingua italiana – scrive Girolamo Calvi – benché conoscesse a meraviglia lingua, stile e lettere, la sua pronuncia si approssimava assai a quella di un caporale tedesco".

Verter, su libretto di Sografi, fu la prima opera (scritta forse nel 1794);

"Il segreto", invece, è stata rappresentata nel 1797;

"Ginevra di Scozia" fu rappresentata nel 1801 a Trieste.

Nel 1802 Mayr fu nominato maestro della Cappella di S. Maria in Bergamo e mantenne questo incarico sino alla morte, rifiutando prestigiose e rimunerative cariche offerte da Milano, Napoli, Roma, Londra, Vienna, Pietroburgo, Dresda e da Parigi, dove Napoleone lo voleva come maestro di corte.

Anche la scelta di rimanere in un luogo "periferico" come Bergamo è stata glorificata da una schiera di agiografi, che tendono a considerare il compositore bavarese uomo di tale modestia, da rifiutare onoreficenze e incarichi. Ma Mayr avrebbe preferito Venezia e si sarebbe fermato definitivamente a Bergamo per motivi politici, economici, strategici; per completare quindi la missione illuminata che aveva abbracciato da giovane" (vedi Luca Bianchini e Anna Trombetta, Goethe Mozart e Mayr fratelli illuminati, Arché, Milano, Parigi 2001).

Nel 1804 Mayr compose per Milano l’"Alonso", su libretto di Bernardoni. Istituì poi, nel 1805, le "Lezioni caritatevoli di musica" a vantaggio di dodici ragazzi tra i più poveri della città ed in questa scuola, divenuta in seguito il "Pio Istituto Musicale", si formarono celebri musicisti tra cui Gaetano Donizetti, suo allievo prediletto.

L’opera Adelasia e Aleramo, su libretto del Romanelli, fu rappresentata alla Scala nel 1807 ed ebbe straordinario successo;
Medea in Corinto, con poesia di Romani, entusiasmò nel 1813 il pubblico di Napoli.

Nell’arco di trent’anni (1794 – 1824) Mayr si trovò impegnato sia nella composizione teatrale che nella musica sacra e di ogni genere.

La Cappella di S. Maria Maggiore, sotto il suo magistero, divenne una delle più celebri d’Europa.
Non a caso Mayr fu chiamato a scrivere il solenne Te Deum per l’Incoronazione di Napoleone nel maggio 1821.

Nella città di Bergamo Mayr realizzò la maggior parte della sua immensa produzione musicale, che comprende settanta Opere teatrali, dieci Oratori, circa mille brani di musica sacra per soli, coro e orchestra, cinquanta Cantate, vari Concerti e musica da camera. Nel 1822 compose l’oratorio San Luigi
San Luigi Gonzaga, eseguito nella città di Napoli.

L’energia di Mayr non si spense neppure dopo i seri problemi di vista che incominciarono a affliggerlo dal 1822 e che si acuirono nel 1826 dopo un’operazione mal riuscita, sino a condurlo alla cecità.

La situazione divenne critica dal 1840 quando il maestro non era più in grado di vedere se non a distanza di pochi centimetri. Impossibilitato alla composizione musicale, per la quale era indispensabile il colpo d’occhio sull’intera pagina, ma forte di una istancabile volontà, Mayr si contentò di trascrivere in partitura alcuni brani del suo primo periodo di attività in S. Maria, di cui non aveva mai steso copia calligrafica.

Lo strenuo tentativo si compie su pentagrammi enormi appositamente tirati su fogli altrettanto grandi, ed è davvero indescrivibile l’emozione che suscita la visione di queste pagine. Le macchie di inchiostro e le numerose sbavature, dovute alla mano ormai malferma dell’ottantenne Mayr, lasciano comunque trasparire un’antica e straordinaria abilità.

I caratteri che egli inserì nella musica sacra e nello stile melodrammatico, l’unione del sinfonismo tedesco con la cantabilità italiana e tutte le peculiarità che allora lo resero celebre rappresentano un elemento essenziale per l’Opera italiana.

Mayr fu musicista rivoluzionario e uomo stimato dai contemporanei e imitato dagli altri compositori. Non a caso Gioachino Rossini dice in una lettera: "I compositori dei giorni nostri si danno un gran da fare per trovare forme nuove e drammatiche ed è quella una fatica del tutto inutile e che potrebbero benissimo risparmiare. Se studiassero le opere di papà Mayr, che è sempre drammatico e che canta e che è melodico sempre, essi troverebbero tutto ciò che cercano … e tante tantissime altre cose che non cercano … e che a loro sarebbero utilissime".

La personalità straordinaria del musicista Johann Simon Mayr può essere riassunta in due frasi emblematiche: "Le opere di Mayr staranno qual glorioso archetipo a mo’ di quei maravigliosi monumenti d’arte creati dalla vetustà del greco scalpello e dalla romana grandezza. che si ergono superbi e come dittatori sopra la polvere dei secoli" (Girolamo Calvi – 1848); "La Germania può essere fiera di aver dato all’Inghilterra un Haendel, alla Francia un Gluck e all’Italia un Simon Mayr" (Johann Kasparr Ajblinger).

Il Mayr morì a Bergamo nel 1845.

(Fonte per la biografia del Musicista: Anna & Luca’s Music Home Page © 2003)

[Nella foto, il ritratto del Compositore]

 
Inserita il 27 – 11 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 
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