Mese: dicembre 2008

VENEZIA: PRIMA NAZIONALE di LA RIGA NEI CAPELLI DI WILLIAM HOLDEN e CONVEGNO

 
E’ andata in scena con successo il 10 dicembre, a Venezia, la prima nazionale della commedia "La riga nei capelli di William Holden" di Josè Sanchis Sinisterra.

L’evento teatrale, che andrà in replica giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, ore 21, al Teatro Fondamenta Nuove, organizzato da "Venezia in scena", "Vespro s.r.l. e da "Vortice"- Teatro delle Fondamenta nuove, è patrocinato dalla Città di Venezia – Attività e produzioni culturali, spettacolo e sistema bibliotecario – area delle produzioni culturali e dello spettacolo, nonché dal Ministero della Cultura Spagnola, che gli organizzatori ringraziano.

L’originale spettacolo è nato da un progetto di Adriano Iurissevich.

 
La rappresentazione ha visto sul palcoscenico quest’ultimo, con Rita Maffei e Giorgio Bertan, per la regia di Giuseppe Emiliani.

Teatro che parla di cinema: una rarità, ovvero la "lingua originaria della rappresentazione" che incontra la rivoluzione rappresentativa del ‘900.

La commedia appare come un canto d’amore per il cinema, quello delle sale affollate e fumose prima del predominio della televisione, dei multisala e dell’homevideo. Luogo di incontro di umanità disparata e sognante piazza al chiuso.

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Trama:

Esteban, dopo 30 anni di peregrinazioni per mare, torna nella città natale, passeggia per il quartiere della sua infanzia e giovinezza e nostalgicamente entra nel vecchio cinema dove da ragazzo soleva vedere lo stesso film anche dieci volte, in compagnia di Caterina, la ragazza dei suoi 18 anni. Il cinema ha un’aria di estremo abbandono, deserto e impolverato. Una sola spettatrice siede in prima fila, mangiucchiando semi di zucca. Il film annunciato non inizia, eppure la ragazza sembra seguire immagini sullo schermo. Tra i due prende forma a poco a poco un dialogo frammentato e bizzarro, a colpi di citazioni da film, di allusioni e rifiuti, giochi della memoria, schermaglie e provocazioni in cui si inserisce Domenico, un’improbabile maschera (un anziano supposto cieco che si presenta alla ribalta in un rutilante costume alla Tom Mix). Ma chi è Caterina? E Domenico e gli altri strani personaggi di contorno, e chi sono i pretendenti in attesa fuori della sala? Nel procedere del dialogo e dell’azione varie ipotesi si fanno strada, ma nessuna è definitiva. Il pubblico viene così continuamente attratto in un sottile ed eccitante gioco di risposte, proiezioni ed interpretazioni che formano parte del disegno drammaturgico dell’autore.

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Visto e rappresentato in questo modo, il Cinema diviene creatore di universi immaginari ed ideali che, in certi casi e per certe persone, fungono da muro o da filtro nei confronti di una realtà da cui proteggersi. La realtà che puzza come nei pescherecci in cui Esteban ha lavorato, non quella di William Holden che anche dopo la peggiore scazzottata aveva sempre è comunque una riga di capelli perfetta.

Potremmo scomodare l’antica questione donchisciottesca: cos’è reale, ciò che è o ciò che io desidero sia, ciò che è o ciò che immagino? E ancora: l’esperienza sensoriale è più "vera" di quella di "fiction"…e la fiction, quanto impedisce il riconoscimento e la elaborazione della realtà, quanto ci aiuta a vivere, o a non vivere?

Temi non certo nuovi alla filosofia, alla letteratura ed al Teatro, ma qui trattati con piglio originale e con toni sospesi e con ironia, leggerezza e gusto del comico, senza rinunciare alla profondità.

Repliche da non perdere.

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In concomitanza, in occasione della Settimana del Teatro Spagnolo Contemporaneo,
sempre organizzato da Venezia Inscena e l’Università Cà Foscari, nei giorni 11, 12 e 13 Dicembre 2008, nell’Auditorium Santa Margherita, Teatro Fondamenta Nuove, Teatro Junghans e Teatro Aurora (Marghera), si terrà il Convegno: "Drammaturgia contemporanea tra impegno politico e ricerca formale", a cura di Adriano Iurissevich, Maria del Valle Ojeda, Marco Presotto.

Al Convegno partecipano:

Fabrizio Borin: associato di Storia del Cinema, Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Elena Bucci; Attrice

Davide Carnevali: traduttore, ricercatore Irsig

Antonella Caron: attrice, traduttrice

Manuela Cherubini: regista, traduttrice

Gigi Dall’Aglio: registra, traduttore

Martin Egge: psicanalista, docente Istituto Freudiano di Roma

Roberto Ellero: direttore Centro Candiani e della Casa del Cinema di Venezia

Giuseppe Emiliani: regista

Renato Gatto: direttore didattico Accademia Teatrale Veneta

Mario Gelardi: regista

Adriano Iurissevich: regista, attore, traduttore

Juan Mayorga, drammaturgo

Paola Mildonian: ordinario di Letterature comparate, Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Silvia Monti: ordinario di Letteratura spagnola, l’Università degli studi di Verona

Massimo Navone: regista

Cristina Palumbo: operatrice teatrale

Marco Presotto: ordinario di Letteratura spagnola, Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Paolo Puppa: ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo, Università “Ca’ Foscari” di Venezia

Ricard Salvat: cattedratico emerito dell’Università di Barcellona

Roberto Scarpa: direttore di “Prima del Teatro – Scuola Europea per l’Arte dell’attore”

José Sanchis Sinisterra: drammaturgo, regista

Roberto Tessari: ordinario di Storia del Teatro e dello Spettacolo, Università di Torino

María del Valle Ojeda Calvo: associato di Letteratura spagnola, Università “Ca’ Foscari” di Venezia

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PRIMO APPUNTAMENTO (acqua alta permettendo):

Giovedì 11 dicembre, mattina. Auditorium Santa Margherita. Presiede Marco Presotto

9.30 Saluto delle autorità e presentazione del convegno

10.15 Ricard Salvat, Fare Teatro dopo la transizione

10.45 Paolo Puppa, Ricerca teatrale e contestazione politica nel teatro a fine millennio

11.30 Fabrizio Borin presenta Ay Carmela, Cinema e Teatro

11.45 Proiezione di Ay Carmela! di Carlos Saura dal testo di J.S. Sinisterra (durata 102′)

Pomeriggio, Auditorium Santa Margherita. Presiede Paola Mildonian

15.30 Roberto Tessari, Lo spettatore e il suo doppio: drammaturgia e pubblico da Lope de Vega a J.S. Sinisterra

16.20 Silvia Monti, Antonella Caron, Adriano Iurissevich: Il teatro di José Sanchis Sinisterra inframmezzato da brevi letture di suoi testi

17.45 R.Tessari, J.S.Sinisterra, Conversazione con José Sanchis Sinisterra

21.00 Teatro Fondamenta Nuove

Seuirà il suddetto spettacolo "La riga nei capelli di William Holden"

SECONDO APPUNTAMENTO, venerdi 13 dicembre, mattina, Auditorium Santa Margherita,
Presiede Paolo Puppa

10.00 Tavola rotonda "Teatro politico e invasioni barbariche";
Interventi di R. Salvat, R. Tessari, J.S. Sinisterra, con la partecipazione di Elena Bucci, Mario Gelardi, Cristina Palumbo, Gigi Dall’Aglio. Dibattito.

10.20 P.Puppa, "Il padre di B.", monologo.

Pomeriggio, Teatro Fondamenta Nuove,
Presiede Roberto Ellero

16.30 La riga nei capelli di William Holden: Presentazione dello spettacolo e tavola rotonda, con interventi di J.S.Sinisterra, F. Borin, G. Emiliani, A. Iurissevich, Martin Egge.

Fondazione di Venezia

16.30 Juan Mayorga incontra gli studenti
di Parole in forma scenica
laboratorio di drammaturgia diretto
da Leonardo Mello

info: tel. 041 2201251
e-mail: esperienze@giovaniateatro.it

TERZO APPUNTAMENTO, 13 dicembre
Teatro Aurora (Marghera) ore 21.00
Spettacolo: "Hamelin" di Juan Mayorga, regia di Manuela Cherubini

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PREVENDITE per gli spettacoli:

E’ possibile prenotare i biglietti via mail (info@teatrofondamentanuove.it) o per telefono (+ 39 041 5224498) e ritirarli direttamente in biglietteria un’ora prima dello spettacolo.

BIGLIETTI/TICKETS
Intero/Full Price € 12
Ridotti/Reduced € 10 [ residenti Comune di Venezia, giovani (under 18), anziani (over 65), Rolling Venice, Carta Giovani, Venice Card, San Servolo Card]
Soci Vortice € 8
Giovani a Teatro € 2.50

RETE DI VENDITA HELLO VENEZIA
call center (+39) 041 24.24
http://www.hellovenezia.it

APT VENEZIA
Uffici di Piazzale Roma, San Marco, Giardini reali, Lido
Informazioni e prenotazioni/Information and reservations:
041 5224498, info@teatrofondamentanuove.it
Vortice – Associazione Culturale
email: vortice@provincia.venezia.it

 
Inserita il 11 – 12 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo
 

MILANO: alla SCALA, DON CARLO di Verdi apre la STAGIONE LIRICA 2008-09

 
La recensione di Natalia Di Bartolo

Grande attesa al Teatro alla Scala di Milano per questa sofferta prima del “Don Carlo” di Giuseppe Verdi, Opera in quattro atti su Libretto di François-Joseph Méry e Camille Du Locle, traduzione italiana di Achille de Lauzières e Angelo Zanardini, nuova produzione del Teatro milanese, che si è tenuta a partire dalle 18 del 7 dicembre 2008 e che ha mobilitato non solo la Direzione del Teatro, che ha dovuto effettuare due sostituzioni d’interpreti all’ultimo momento, fra cui quella del protagonista Don Carlo, che è stato impersonato dal tenore Stuart Neill al posto di Giuseppe Filianoti (che voci di corridoio davano esser stato sostituito per aver steccato all’anteprima), ma stuoli di appassionati, loggionisti e non, nonché di semplici spettatori e, come sempre, di signore ingioiellate, lustre di visagisti e ingolfate in trine, sete e velluti di sartorie varie. Uno spettacolo nello spettacolo, ovviamente e come sempre: la prima della Scala è un avvenimento annuale da non perdere, anche per chi di Opera non mastichi una nota: l’importante è esserci.

Ma, a prescindere dal pubblico variopinto che ha affollato il teatro in ogni ordine di posti, con loggione strabordante e, come spesso accade, dissensiente a suon di fischi e “buh”, questa volta nei confronti del Direttore Daniele Gatti, forse anche per via della sostituzione a sorpresa del tenore, non si può dire che questo Don Carlo sia stato un fiasco, tutt’altro: sarà stata l’atmosfera scaligera, come sempre un po’ “surriscaldata”, sarà stato il fascino che l’Opera verdiana porta in sé, certo è che in alcuni tratti ci si poteva anche sollevare un palmo dal velluto rosso della poltrona. A tratti, appunto, perché tutti gli interpreti, sebbene corretti ed apprezzati, non erano della medesima “statura” vocale, scenica ed interpretativa ed erano diretti da una specie di “tiranno” Gatti, che tirava giù dritto alla grande, senza perdonare il minimo “rubato” di chicchessia, con il risultato poco convincente di lasciare così, per esempio, al primo atto, una battuta fuori tempo il pur ottimo Rodrigo, Marchese di Posa di Dalibor Jenis, che si è avvalso di una seguente, lunga pausa scritta per riprendersi.
 

La scena dell’Auto da Fé

Questo ed altri “nèi” nella direzione sono stati colti appieno dal pubblico degli intenditori, che non hanno esitato a dimostrare al Direttore il proprio disappunto, ascoltando un’ottima orchestra ben inquadrata sì, ma che, in alcuni tratti, costringeva a sua volta i cantanti ad un canto quasi solfeggiato; nonché un volume sonoro di improba altezza per gli interpreti sul palcoscenico. I coloriti, insomma, si sono lasciati desiderare, ma nel complesso il pubblico in maggioranza ha, alla fine, applaudito anche il Direttore.

In scena, la versione italiana del 1884 (la più concisa delle cinque conosciute) curata da Verdi per la Scala, in cui nel finale il fantasma di Carlo V chiama a sé il nipote nella tomba per sottrarlo ai Frati del Sant’Uffizio. E qui ci sarebbe da discutere, perché l’elisione del primo atto, a parere di chi scrive, “toglie” parecchio all’intero snodarsi della vicenda e anche priva lo spettatore di un bagaglio di ottima musica. Ma il Direttore Gatti ha tenuto ad “aprire due tagli”, che avrebbero dovuto essere tre, se la prevista rappresentazione dello scambio di veli tra Elisabetta ed Eboli, che prelude all’errore di persona da parte di Carlo, non fosse inspiegabilmente “saltata”. Eseguito, invece, quello che segue la morte di Rodrigo, preso pari pari dall’edizione francese che lo prevede, ma che, tradotto in italiano, non ottiene, purtroppo, lo stesso effetto e, alla fine, un duetto alquanto “cavalleresco”, inserito a sua volta nel consueto duetto del quarto atto tra Carlo ed Elisabetta. Interessanti “divagazioni”…Però, a detta dello spettatore esigente, meglio tutto il primo atto, che tagli aperti un po’ qui ed un po’ lì. Ma ogni messa in scena di ogni Opera ha sempre i pro ed i contro del “ripescaggio” o del taglio: l’importante è che non si snaturi la trama; ed allora, sarebbe stato più gradito assistere all’inconsueto duetto Elisabetta-Eboli, se proprio qualche taglio si fosse voluto aprire. Ma va da sé che ciascun direttore la pensi a modo proprio e, come questa volta, possibilmente abbia "ripensamenti" all’ultimo momento.

Ferruccio Furlanetto, gran Basso d.o.c., ha giganteggiato su tutti, tenendo in pugno l’intera rappresentazione, impersonando un Filippo II duro, dolente, amoroso, in fondo, ma monarca imbrigliato nelle fosche trame della Chiesa. Gran scena quella dell’ “Ella giammai m’amò”, che è culminata in un duetto-scontro tra Bassi, con il Grande inquisitore Anatolij Kotscherga (che sostituiva Matti Salminen, indisposto), che non lesinava voce, possanza e prestanza fisica…Forse un po’ troppa, per un “Frate” novantaduenne e cieco, stranamente porporato in questa occasione.

Fiorenza Cedolins e Ferruccio Furlanetto in una scena dell’Opera scaligera

Altra vera “perla”, la Elisabetta di Fiorenza Cedolins, bella e brava, espressiva e dolente, che ha saputo superare le improbe difficoltà di una tessitura musicale medio-bassa per una soprano lirico, che necessariamente deve sconfinare nel drammatico e che ha un ruolo di energica, spossante emissione.

Altra stella, la mezzosoprano Dolora Zajick, evidentemente più a suo agio nei panni di Azucena, che in quelli della Principessa d’Eboli, che ha tuttavia saputo dar corpo al suo personaggio, con voce possente dai gravi perfettamente sostenuti e rotondi agli acuti limpidi e potenti, una rara capacità “mimetica”, che è propria solo delle grandi cantanti.

Che dire del tenore Stuart Neill, che si è ritrovato addosso il macigno di una prima alla Scala come protagonista dell’Opera? Voce gradevole e limpida, dizione sufficientemente corretta, presenza scenica “pesante” alla Pavarotti, ma portata con una certa disinvoltura, ha saputo condurre al termine una recita che si presentava davvero come un crudele trabocchetto per se stesso e per la riuscita dell’intero spettacolo.

Altro cantante da apprezzare il baritono Dalibor Jenis, un Rodrigo che è andato crescendo nel corso della rappresentazione, insieme alla rappresentazione stessa, sia come voce, che come presenza scenica. La giovane età lascia ben sperare per il futuro.

Apprezzabili anche tutti gli altri interpreti: Diogenes Randes un monaco-Carlo V, il paggio Tebaldo Carla Di Censo, il Conte di Lerma Cristiano Cremonini, l’Araldo reale Carlo Bosi, la Voce dal cielo Irena Bespalovaite, i sei deputati fiamminghi Filippo Bettoschi, Davide Pelissero, Ernesto Panariello, Chae Jun Lim, Alessandro Spina, Luciano Montanaro. Gradevole il Coro, diretto da Bruno Casoni.

Scene scarne, quasi “monastiche” e accorta regia di Stéphane Braunschweig, che ha “inventato” una sorta di “alter ego bambino” per i tre protagonisti Carlo, Elisabetta e Posa, rendendo a tratti assai suggestiva la rappresentazione, come portando sul palcoscenico dei flash-backs dei personaggi principali, che si amavano ed agivano come avevano imparato a fare condividendo un’infanzia, se non “vicina” con gli altri due per Elisabetta, quanto meno “simile” e rendendo possibile un dialogo con se stessi, proprio dell’anima di ciascun protagonista; ed anche che Carlo-bambino venisse metaforicamente tolto di mezzo prematuramente dal padre, facendolo ardere nel rogo del solenne e tetro Auto da Fè.

Una regia che ha saputo, nonostante qualche momento di staticità, evidenziare l’eterno conflitto tra lo Stato e la Chiesa che è insito nell’Opera e che proviene dalla profonda e scettica genialità verdiana, anelante comunque e sempre alla conoscenza della verità della vita e della morte.

Gradevoli assai i costumi di Thibault van Craenenbroeck, ben calati nell’epoca e le adeguate luci di Marion Hewlett.

Insomma: una prima scaligera che non può passare inosservata, anche se non si effettuano i conteggi di quante volte sia stato rappresentato il Don Carlo alla prima e da chi sia stato diretto. Una gran “macchina", che è riuscita, anche se non costantemente, a coinvolgere lo spettatore, che si è sorbito, senza colpo ferire né sbadiglio alcuno, le ben quattro ore e dieci minuti di spettacolo che la Scala ha offerto quest’anno non solo agli spettatori paganti, ma anche a quelli rimasti in casa, rendendo possibile la trasmissione dell’Opera via cinema, televisione e radio, per un potenziale pubblico di circa sessanta milioni di spettatori in tutto il mondo. Un esempio da imitare e ripetere.

Milano, Teatro alla Scala, 7 dicembre 2008

Altre repliche:
Dicembre 2008: 10 (19:30), 12 (19:30), 14 (15:00), 16 (19:30), 19 (19:30), 21 (19:30)
Gennaio 2009: 04 (15:00 – riservato), 08 (19:30), 11 (19:30), 15 (19:30)

 
Voto: Stella StellaStella

 

 

 

LONDRA: presentata la Stagione Lirica 2009 del BELLINI di CATANIA

 
Dopo la presentazione nazionale, avvenuta lo scorso 3 dicembre a Roma, la Stagione Lirica 2009 del Teatro Massimo Bellini di Catania, il 5 dicembre è stata presentata agli ospiti e alla stampa internazionali nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra con una conferenza-spettacolo tenuta dal sovrintendente del Teatro Antonio Fiumefreddo con il direttore della produzione artistica Stefano Pace e alla quale hanno preso parte il musicista Michael Nyman e il ministro dell’Ambasciata italiana a Londra Giovanni Brauzzi.
Otto appuntamenti, una lunga stagione di opere e di balletti che attraverserà tutto il 2009 e che proporrà numerose novità, due “prime” mondiali assolute appositamente scritte per il “Bellini”, una da Karole Armitage l’altra proprio da Michael Nyman, una “prima” nazionale e opere che da decenni non venivano rappresentate sulle scene catanesi.

Tanto l’entusiasmo manifestato dai giornalisti inglesi e dai tantissimi cittadini intervenuti alla serata.

“Il Bellini diventa un teatro di cui si parla nelle grandi capitali –ha detto il sovrintendente Fiumefreddo- la commissione di una nuova opera affidata al genio del compositore Michael Nyman sta aprendo uno straordinario dibattito di livello internazionale sulle prospettive della Musica e sulle capacità che quest’arte ha di raccontare, come accadrà con ‘Head of State’, la natura degli uomini nell’intreccio di passione e di ragione che caratterizza la storia dell’umanità. Che questo accada grazie all’iniziativa del nostro teatro –ha concluso Fiumefreddo- è per noi motivo di orgoglio”.

Nyman ha descritto il suo lavoro, l’opera nuova che sta scrivendo per il “Bellini”, che esplorerà il rapporto tra potere e disagio psichico, in un intreccio costruito su due piani, uno storico l’altro attuale. Accanto a lui c’erano anche il regista Ken McMullen e la psichiatra e autrice del libretto Yulia Kovas. Infine Stefano Pace ha descritto e spiegato al pubblico inglese la nuova stagione.

Dopo la presentazione, pubblico e giornalisti si sono spostati in un altro salone dell’Istituto italiano di cultura dove si è tenuto l’applaudito concerto di un gruppo di artisti del Teatro formato da Sebastiano Spina al pianoforte e dai cantanti Claudia Munda (soprano) e Michele Mauro (tenore), artisti del coro, che hanno eseguito arie e duetti di alcune delle opere inserite nel cartellone 2009.

Il pubblico ha mostrato di gradire molto l’incontro, e la novità di portare all’estero la migliore immagine della Sicilia; durante la serata si è parlato anche della necessità di aprire il più possibile al pubblico internazionale il Teatro Massimo Bellini e di “esportare” la tradizione operistica italiana nelle grandi capitali.

LA STAGIONE. La Stagione Lirica 2009 del Teatro Massimo Bellini partirà il prossimo 15 gennaio con Medea, di Luigi Cherubini, opera complessa e poco rappresentata che, infatti, mancava da Catania da 28 lunghissimi anni. Per moltissimi spettatori sarà dunque una vera e propria novità. Diretta da Evelino Pidò, con la regia di Lamberto Puggelli, è un nuovo allestimento del “Bellini” firmato anche da Marco Capuana (scene), Darko Petrovic (costumi) e Bruno Ciulli (luci). Sulla scena, Chiara Taigi nel ruolo principale, Agnes Zwierko (Neris), Andrea Carè (Giasone), Carlo Cigni (Creonte), Anna Chirichetti (Glauce). In scena fino al 25 gennaio.

In febbraio da Losanna arriverà la Compagnia del Balletto Bejart, fondata e diretta fino alla sua morte, avvenuta lo scorso anno, dal celebre ballerino e coreografo Maurice Bejart. Proporrà quattro importanti lavori uno dei quali, Aria, avrà le coreografie di Gil Roman, successore di Bejart alla guida della compagnia, che sarà in “prima” per l’Italia. Gli altri balletti sono: Chant d’un compagnon errant con le musiche di Gustav Mahler, L’uccello di fuoco con la musica di Igor Stravinsky, Boléro di Maurice Ravel. In scena dal 13 al 22 febbraio, con due turni fuori abbonamento.

Marzo porterà la musica di Gaetano Donizetti e della sua Maria Stuarda, altra opera assente dal “Bellini” da troppo tempo; l’ultima edizione risale al 1983, prima se ne ricorda solo un’altra nell’Ottocento. Dirigerà l’orchestra Antonino Fogliani, la regia è di Francesco Esposito. L’allestimento è quello del Teatro dell’Opera di Liegi firmato da Italo Grassi. Il ruolo di Maria Stuarda vedrà il ritorno del soprano Mariella Devia, assente dalla scena catanese da tanti anni. Elisabetta sarà Laura Polverelli, Leicester sarà affidato a Celso Albelo, Talbot a Carlo Cigni. Dal 15 al 25 marzo.

In aprile arriva Ernani di Giuseppe Verdi, 22 anni dopo l’ultima edizione catanese. Direttore sarà Antonio Pirolli, la regia è di Beppe De Tomasi. Sulla scena, il tenore Marcello Giordani nel ruolo del titolo, Nicola Alaimo in quello di Don Carlo, il soprano Iano Tamar sarà Elvira, De Silva sarà Giovanni Parodi. L’allestimento è del Teatro Massimo di Palermo. Dal 22 aprile al 5 maggio, con un “fuori abbonamento”.

Maggio sarà anche il mese in cui andrà in scena la prima mondiale del balletto Summer of Love (Estate d’amore), della celebre ballerina e coreografa statunitense Karole Armitage, lavoro prodotto dal Teatro Massimo Bellini la cui anteprima è stata applaudita la scorsa estate al Lincoln Center di New York. Le musiche sono dei Burkina Electric, che le eseguiranno dal vivo, e di Lukas Ligeti. La compagnia, multiculturale e multietnica, è la “sua” Armitage Gone! Dance Company. In scena dal 22 al 28 maggio, con un “fuori abbonamento”.

Dopo la pausa estiva, la Stagione Lirica 2009 tornerà in ottobre con un’altra rarità per il pubblico catanese: Porgy and Bess di George Gershwin, opera che finora contava una sola apparizione al “Bellini”, nel 1994. La proporrà la compagnia del New York Harlem Theatre con la direzione e la regia di William Barkhymer. Dal 7 al 15 ottobre, con un “fuori abbonamento”.

Dal 3 al 14 novembre ancora Gaetano Donizetti, stavolta con un titolo del grande repertorio come L’elisir d’amore. Direttore Pietro Rizzo, regia di Giovanni Anfuso, nuovo allestimento del “Bellini”.

La Stagione 2009 si concluderà in dicembre con la prima mondiale assoluta di Head of State, l’opera che il Teatro Massimo Bellini ha appositamente commissionato a Michael Nyman. Il grande compositore inglese la sta scrivendo assieme al regista Ken McMullen e a Yulia Kovas. Sarà un viaggio attraverso il tempo che affronterà tematiche delicate e di grande attualità. In scena dall’11 al 20 dicembre.

GLI ABBONAMENTI. La campagna abbonamenti è partita il 3 dicembre. Fino al 23 dicembre hanno diritto alla prelazione gli abbonati alla Stagione Lirica 2008. Dal 29 dicembre sarà possibile sottoscrivere i nuovi abbonamenti.

I prezzi vanno dai 2540 euro di un palco di secondo ordine centrale nel turno A, ai 36 euro di un posto in galleria nel turno S1.

 
Inserita il 07 – 12 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 

ROMA: di scena OTELLO, diretto da RICCARDO MUTI

 
Bentornato Otello, benvenuto Maestro Muti.

Era tutto esaurito da mesi al Teatro dell’Opera di Roma per il capolavoro di Giuseppe Verdi, la sua penultima fatica, che mancava sul palcoscenico della capitale da ben quarant’anni.

La “prima” ha avuto luogo con successo sabato 6 dicembre, seguendo l’anteprima della prova generale del 4 dicembre u.s., aperta al pubblico, una serata di beneficenza per la raccolta fondi a sostegno dell’associazione Anlaids-Lazio.

Protagonista assoluto della prima è stato il maestro concertatore e direttore Riccardo Muti (nella foto), al debutto sul podio del Teatro Costanzi, cui è molto cara quest’opera «grandiosa quanto innovativa» del genio verdiano.

 

Il dramma in quattro atti, libretto di Arrigo Boito, che deriva dal celebre testo shakespeariano, è andato in scena nel nuovo allestimento coprodotto con il Festival di Salisburgo.

Quattro saranno le repliche dell’Otello a Roma: il 9, l’11, il 13 e il 14 dicembre.

Con l’Orchestra e il Coro del Teatro e con il Coro di Voci Bianche di Roma, dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e dell’Opera, applausi sentiti ha raccolto una coppia di giovani cantanti russi già sulla cresta dell’onda: il tenore Aleksandrs Antonenko, un tormentato Otello e il soprano Marina Poplavskaya, una dolcissima Desdemona (Maria Luigia Borsi la rileverà il 14). Sono toccati al baritono Giovanni Meoni i panni del perfido Jago (Nicola Alaimo il 14). Altri interpreti Barbara Di Castri (Emilia), Roberto De Biasio (Cassio), Antonello Ceron (Roderigo), Giovanni Battista Parodi (Lodovico), Paolo Battaglia (Montano), mentre Fabio Tinalli e Alessandro Gaetani si alternano nella parte dell’Araldo.

Regia essenziale di Stephen Langridge, scene cupe e d’atmosfera di George Souglides, sontuosi costumi d’epoca firmati da Emma Ryott, movimenti coreografici di Philippe Albert Giraudeau, disegno luci di Giuseppe Di Iorio.

Repliche da non perdere.

Inserita il 07 – 12 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo
 
 

BERGAMO: è di scena il BALLETTO: ‘La Bella addormentata’ di Ciaikovski

 
La terza edizione del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti propone, a seguito del grande successo riscosso dall’iniziativa nel 2007, il balletto classico.

La scelta è caduta su uno tra i più popolari titoli del repertorio di danza: "La bella addormentata nel bosco" di Pëtr Il’ič Ciaikovski.

La coreografia è affidata alla compagnia di Mosca "La Classique", già applaudita dal pubblico del Donizetti in occasione delle rappresentazioni della Giselle, che sarà accompagnata, per la prima volta, dall’Orchestra del Festival.
L’allestimento è stato realizzato in coproduzione con il Teatro Sociale di Mantova.

 

ARGOMENTO

PROLOGO. Presso la corte di re Floristano si festeggia la nascita della principessa Aurora. Fra gli invitati, le buone fate del regno che, fra cavalieri e dame, offrono i loro doni augurando ogni bene all’erede. Furiosa per non essere stata invitata alla festa giunge improvvisamente la perfida maga Carabosse. Nonostante le preghiere della corte, la maga lancia come “dono” alla regale infante una maledizione: il giorno del suo sedicesimo compleanno troverà la morte pungendosi con un fuso. All’appello delle fate manca la buona fata dei Lillà che, avendo ancora in serbo il suo dono, trasforma la morte irreparabile in un lungo sonno che coinvolgerà tutta la corte e che avrà fine solo grazie al bacio di un giovane principe.
ATTO I. Nei giardini reali si festeggia il sedicesimo compleanno della principessa: ogni fuso è stato bandito dal regno ed il suo uso vietato. Appare Aurora, bellissima e ammirata da tutti, che viene corteggiata da quattro pretendenti giunti da altrettanti regni per chiederne la mano. Con essi la giovane danza il famoso “Adagio della rosa”. Tutte le attenzioni sono per lei e nessuno si accorge dell’arrivo di Carabosse che, travestita da vecchia, le porge un fuso. Aurora ne è incuriosita, non ha mai visto un oggetto del genere: lo tocca, si ferisce e cade a terra tramortita. La maledizione è quasi compiuta, Carabosse canta vittoria, ma viene subito fermata dalla fata dei Lillà che, con il suo dono, trasforma il maleficio in incantesimo. Il giardino viene avvolto in un magico torpore, il castello coperto da rovi e da un fitto bosco mentre tutti si addormentano.
ATTO II. Sono trascorsi cento anni e in una radura nei pressi del castello avvolto da rovi, il principe Desiré e la sua corte sono a caccia di selvaggina. Fra balli e divertimenti a cui il principe partecipa, improvvisamente l’atmosfera cambia: compare la fata dei Lillà che gli racconta la storia di Aurora e lo conduce da lei. Alla visione della bella principessa, Desiré se ne innamora perdutamente. Ritornato alla realtà, il principe continua la battuta di caccia con gli amici, ma giunto con essi al vecchio castello incantato riconosce la ragazza del sogno e la bacia. L’incantesimo è spezzato, Carabosse sconfitta, Aurora apre gli occhi e con lei tutta la corte si desta.
ATTO III. Grande festa di nozze dei due giovani principi alla reggia di Floristano dove molti sono gli invitati, fra cui anche diversi personaggi delle favole di Perrault: il gatto con gli stivali e la gatta bianca, l’uccellino blu e la principessa Florine, Cenerentola e il Principe Fortuné, Cappuccetto rosso e il lupo, ecc… Tutti danzano in onore di Aurora e Desiré che chiudono il balletto con il grand pas de deux in un’apoteosi di felicità.

INTORNO ALLA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO:
Giovedì 11 dicembre ore 18.00
presso l’Auditorium di Piazza della Libertà verrà proiettato il film Donizetti Variations (1961) di George Balanchine.

Sabato 13 dicembre ore 18.00
presso il Salone Riccardi del Teatro Donizetti, nell’ambito dei “Caffè del Teatro”, Mario Pasi racconterà La bella addormentata nel bosco.

INFORMAZIONI
Ingressi alle due rappresentazioni da 8.00 a 45.00 euro.
Gli altri appuntamenti calendarizzati saranno ad ingresso libero.

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Teatro Donizetti
Lunedì 15 dicembre ore 20.30
Martedì 16 dicembre ore 20.30

Pëtr Il’ič Ciaikovski
LA BELLA ADDORMENTATA NEL BOSCO

Balletto in quattro atti
di Marius Petipa su libretto di Ivan Vsevolozhsky
liberamente tratto dalla fiaba di Perrault

Interpreti

Ivanova Nadoja
Shalin Andrei

Coreografie Alexander Vorotnikov

Balletto di Mosca – Teatro La Classique
diretto da Elik Melikov

Direttore d’orchestra Gianmario Cavallaro

Orchestra del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti

Coproduzione Teatro Sociale di Mantova – Teatro Donizetti di Bergamo

Inserita il 05 – 12 – 08
Fonte: Natalia Di Bartolo