NINO CONTINO, pittore e scultore: decennale della morte


Ospito volentieri nella mia home un articolo del M°. Carmelo Presti su uno dei maggiori artisti contemporanei dell’agrigentino,
Nino Contino.

Ricorre in questi giorni il
decennale della scomparsa del maestro Nino Contino, pittore,
scultore, inventore, poeta, artista poliedrico di grande creatività.

Rimane ancora vivo il fascino
delle visioni di Nino, l’immaginario big bang quale origine
dell’universo, concetto trasfuso in un’imponente opera che
rappresenta la celebrazione del momento nel quale tutto inizia e la
materia diviene forma di vita e dalla quale, ancora…senza soluzione
di continuità, nasce altra vita…all’infinito.




Big bang

Una visione positivistica che lo
ha accompagnato in un percorso, per certi versi sofferto e
travagliato, in un momento storico talvolta volutamente indifferente,
nel quale occorreva una insolita tenacia per  superare gli
ostacoli ambientali e cercare di trasmettere a tutti i costi (perché
era una sua emergente necessità interiore!) i propri sentimenti e le
proprie emozioni con il vettore a lui congeniale  “dell’arte
visiva “, complici una magia alchemica ed un raffinato cromatismo
che si sintetizzano in un interessante stile “informale/concettuale
“.

 Dalla pittura…alla
scultura…alla manipolazione della cruda creta che egli assecondava
in un  battere e levare…musicale…e poi aggiungere e
togliere, come se essa stessa materia avesse memoria di divenire
figura, oggetto o semplice rilievo o solco.

Nascono così le sculture di Nino
ed, in particolare, quelle monumentali, ricche di significato e di
grande spessore tecnico/compositivo, o quelle monotematiche, quale la
scultura di Monterossello (Realmonte) in memoria di Franco Monachino;
o volutamente minimaliste, quale, ad esempio, la croce stilizzata
realizzata per Piana S. Gregorio (Valle dei Templi) in occasione
della indimenticabile venuta di Papa Giovanni Paolo II ad Agrigento.

Monumento a Franco Monachino (Realmonte a mare)


Ci piace ricordare il monumento
ad Empedocle (Piazzetta Vadalà di Agrigento), opera con la quale
celebrò emblematicamente la figura e le radici di quell’essere
empedocleo che il filosofo affermava costituito da quattro elementi:
fuoco (Zeus), aria (Era), terra (Edoneo) ed acqua (Nesti).
L’aggregazione di questi elementi perpetuava il ciclo della nascita
delle cose e della loro disgregazione.

Da una osservazione approfondita
dell’opera si colgono nettamente i quattro elementi aggregati che
fanno parte essenziale della composizione.

Monumento ad Empedocle (Agrigento)

Un forte legame concettuale collega la pittura (big bang) e la scultura (Empedocle) del Contino, in un continuo divenire, affascinato sempre dal mistero della creazione nella consapevolezza della fine…non senza sofferenza…il cerchio della vita.


Deposizione (particolare)

Le sue proposte d’arte, oltre a
rappresentare il suo modo di essere, sono state sempre occasione per
veicolare messaggi sociali e culturali.

Nella sua opera ultima, dedicata a
Don Bosco (Bibirria di Agrigento), infatti, oltre alla suggestiva ed
imponente coralità, strutturazione compositiva legata a schemi
scultorei classici che ripete in altre opere (vedi anche il monumento
ai Marinai d’Italia installato a Porto Empedocle), fa suoi i
principi salesiani della solidarietà, del rifuggire il male e
praticare il bene, e ribadisce l’invito di Don Bosco ad operare in
modo che “…i giovani si accorgano di essere amati
“…L’indifferenza…il peggiore male del mondo.

Monumento a Don Bosco


Indubbiamente…l’uomo veniva
prima dell’artista.

Nino Contino era convinto
assertore della necessità di esternare un sentimento o un’emozione
e per tale motivo cercava di coinvolgere i suoi alunni, gli amici ed
il pubblico in genere, invitandoli a GUARDARE e non solo a VEDERE,
con il fine di suscitare momenti di introspezione e di
approfondimento, creando un confronto al quale non si è mai
sottratto.

Restano le sue innumerevoli
opere, i suoi bozzetti, i provini ed i progetti e l’immutato
affetto di chi ha avuto il piacere di conoscerlo.

Resta anche una particolare
testimonianza, il calzare, complemento della statua di Empedocle a
suo tempo trafugato da ignoti e poi fatto ritrovare, che la
Soprintendenza alle Antichità di Agrigento ha affidato in custodia
alla famiglia, allegoria della sua presenza.

————————

La scorsa estate 2008,
nell’ambito di CULTURARTE, presso il sito archeologico di Villa
Romana (Realmonte) è stata celebrata la figura del maestro, a cura
del dott. Filippo Sciacca e del maestro Carmelo Presti.

Nel corso della serata è stata
consegnata a Mika di Montereale, pittrice e moglie del maestro
scomparso, una targa in ricordo.

La moglie dell’artista alla premiazione di Culturarte 2008

Sono in progetto il catalogo
generale ragionato delle opere del maestro Nino Contino ed una mostra
antologica.


carmelo presti

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