ALDO GIUFFRE’: ricordo di un grande ‘teatrante’

ALDO GIUFFRE : ricordo di un grande  teatrante

Era un grande attore di teatro, di quelli che nel teatro sembrano esserci nati. Possedeva una maschera mobile, ammiccante, un sorriso accattivante e coinvolgente, una bella voce profonda e ben modulata, una figura robusta e di bella presenza…Ma aveva quel “quid” che non si può definire a parole: era un GRANDE INTERPRETE.

ALDO GIUFFRE’ (nella foto nei panni del Capitano nel film "Il buono, il brutto, il cattivo", di Sergio Leone), napoletano, nato il 10 aprile 1924, ci ha lasciati il 27 giugno 2010, a Roma, per la complicazione seguita ad un’operazione per una peritonite, dopo una lunga vita tutta vissuta nell’Arte del Recitare. Un falso “guitto”, un mentito “buffone”, divertente, a volte irresistibile, ma di una profondità da mattatore ed una naturalezza disarmante, lontana dalla compita compostezza un po’ da “bello” del fratello Carlo, suo eterno compagno di scena e, in fondo, anche rivale in bravura, ma quasi mai vincente.

A fianco di Carlo, aveva lavorato nella parte “centrale della sua carriera, fin dal 1972, per quindici anni: era nata la compagnia dei due Giuffré che aveva collezionato una lunga serie di stagioni di successi, molti dei quali provenienti dal grande repertorio classico napoletano. In 15 anni misero insieme, tra l’ altro, “Francesca da Rimini”, “Pascariello surdato congedato” di Antonio Petito, “A che servono questi quattrini” di Curcio, “La Fortuna con l’ effe maiuscola di De Filippo e Curcio” e molti altri lavori teatrali. Dopo essersi divisi nel 1987, tornarono a calcare le scene insieme nel 1994, in un’occasione storica come la riapertura del Teatro Verdi di Salerno per recitare “La fortuna con l’effe maiuscola”.

Aldo non aveva voluto smettere di recitare neanche quando aveva subito, negli anni Ottanta del secolo scorso, un grave intervento alle corde vocali, che lo aveva lasciato privo degli armonici della voce. Eppure, aveva continuato a calcare le scene e chi scrive lo ricorda, col cuore ancora dolorante nell’ascoltarlo in quello stato e ricordando la sua bella voce, ma affascinata dalla forza della sua recitazione, nella quale si serviva anche di quel grave handycap per rendere più pregnanti le proprie interpretazioni.

Un grande fra i grandi, che aveva cominciato giovanissimo a Napoli al Teatro dei Salesiani del Vomero, dove aveva svolto un’inevitabile, ma produttiva gavetta, fino a debuttare nel 1942 ed affiancare poi il grande Totò nella prima di “Napoli milionaria”: correva l’anno di grazia 1947.

Da allora, Aldo aveva fatto del Teatro la propria vita, ma impegnando la propria non comune intelligenza e duttilità, in età matura, anche nello scrivere, dando alle stampe ben tre romanzi, di cui l’ultimo “I Coviello” aveva quasi coronato il suo addio alle scene, subito dopo aver compiuto ottanta anni. E, se fosse vissuto ancora, avrebbe certamente continuato a scrivere di teatro, perché sempre di teatro si tratta, anche nel suo ultimo libro: la storia di una famiglia di guitti, che egli stesso aveva conosciuto, e della loro Compagnia nel ginepraio dell’avanspettacolo nel periodo del secondo dopoguerra.

E l’aveva vissuto, Lui, quel secondo dopoguerra e, prima, la guerra stessa…Probabilmente odiandola, ma, avendola “assorbita, come portandola nelle ossa, ricostruendola emotivamente in prima persona: avendo esordito anche come annunciatore radiofonico, non ancora ventenne, dai microfoni di Via Asiago era stato proprio lui ad annunciare, il 25 aprile 1945, la fine di quel disastro bellico di portata epocale che era stata la seconda guerra mondiale; ed era stato forse per questo che era poi riuscito a dare, in questo caso al cinema, il meglio di sé nella figura del popolano trucidato nella sommossa nello storico “Le quattro giornate di Napoli” di Nanni Loy e nella figura del Capitano alcolista e consapevolmente predestinato alla morte ne “Il buono, il brutto, il cattivo” di Sergio Leone.

Ma il cinema non gli era desueto, rispetto al teatro: aveva debuttato ventiquattrenne in “Assunta Spina” di Mario Mattioli, ruolo drammatico, sempre al fianco di Eduardo e con l’indimenticabile Anna Magnani. Aveva poi lavorato alle commedie dialettali napoletane, spesso con Totò, ed a quelle cosiddette “all’italiana” degli anni ’60 e primi ’70 del secolo scorso, senza mai scadere nel becero, ma lavorando con registi che di questo genere hanno creato un mito: Steno, Monicelli, Lizzani, Francesco Rosi e Vittorio De Sica, che lo volle a fianco di Sophia Loren e Marcello Mastroianni in “Ieri, Oggi e Domani”, film che venne premiato con l’Oscar. Non si negò nemmeno alla fiction televisiva (La figlia del capitano) e sul piccolo schermo raggiunse la popolarità anche come conduttore di varietà come “Senza rete” nel 1973.

Recitare, dunque, come per tutti i grandi attori, era la sua vita; ed il suo recitare così emotivo e profondamente sentito gli aveva consentito di dedicarsi anche ad opere teatrali che non rientrassero solo nella commedia, ma sfociassero nel dramma, come in lavori di Harold Pinter e di Pirandello; o nel “Classico”, che può ormai definirsi “Comoedia”, dell’immortale Moliére, tracciando sempre il carattere dei personaggi con la sua inconfondibile ed apparentemente semplice recitazione.

Di lui ci resta il ricordo del sorriso, l’eco della risata, la finta “furbizia” del napoletano, ma l’aura che lo ha sempre circondato è stata quella del divo senza divismo, dell’attore che vuol essere “teatrante”, ma che, perfino suo malgrado, è attore ed è grande…e non può farci nulla.
E “teatrante” si sentiva, Aldo Giuffré, o, forse, voleva sentirsi; ed amava dare di sé anche per iscritto tale definizione: – "I teatranti… Io sono uno di loro. Questo è certo. Quei difetti sono i miei difetti, quelle ingenuità sono le mie ingenuità, quelle fatiche hanno visto anche il mio sudore, quelle delusioni hanno visto anche le mie amarezze. Sono riuscito solo a star lontano da certe umane miserie: dalle invidie e dai complessi d’inferiorità. Per il resto sono e rimango un teatrante". –

“Teatrante”, sì, ma grande ed indimenticabile. Ci mancherà.

Inserita il 01 – 07 – 10
Fonte: Natalia Di Bartolo
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