‘BELLISSIMA MARIA’ di Cavosi: il Teatro Moderno dismette i propri ‘modelli’ (II)

 

L”Opera teatrale "Bellissima Maria", pluripremiata, anche con il "Premio Riccione 2001", di Roberto Cavosi, autore poco più che cinquantenne e già ricco di prestigiosi riconoscimenti teatrali, si dimostra, così, in definitiva, davvero avvincente come un noir, nello stesso tempo misteriosa fino alla fine come un giallo, ma tragica come un classico.

Da alcuni critici sono stati rimproverati all’autore i paralleli troppo palesi con i personaggi del Teatro Classico di cui sopra, ma chi scrive, invece, ammira chi sappia manipolare con tanta abilità un materiale già formato ed universalmente celebrato, creandone uno nuovo, già di per sé sintatticamente "musicale", fuso abilmente, in questo caso, da una vera "illuminazone registica", con la vera musica, nella fattispecie quella latino-Americana; facendo venir fuori dei personaggi che non siano sbozzati nella rozza pietra, ma curati e seguiti amorevolmente, con l’attenzione paterna di chi non voglia che sbaglino una parola, un moto dell’animo; che non esprimano concetti banali e che ogni tanto (ben venga!) usino un linguaggio lievemente aulico, sia pure in contraltare con il linguaggio di tutti i giorni, aspro e spesso involontariamente volgare.

Francesca Ardesi (Maria) e Luciano Caratto (Rocco)

L’intrecciarsi, inoltre, delle scene è ammirevole: chi scrive ben ne conosce l’arduo svolgersi in una vicenda ed il doloroso decidere del come impostarlo; conosce la difficoltà nel tener desta l’attenzione dello spettatore, evitare la lungaggine e dare un senso profondo e mai banale a ciò che accade, in vista di ciò che accadrà. Tutto ciò si riscontra nell’Opera teatrale di cui si tratta, sia pure dovendo rilevare anche come la perfezione che i critici ricercano sia ancora lontana.

Ma, ce lo chiediamo noi, persone di Teatro, se lo chiede il pubblico più accorto ed intelligente, se lo chiede la critica più attenta e gli studiosi, anche i più imparruccati: la perfezione esiste ? La risposta dei modesti privi di presunzione e ricchi d’intelligenza è: NO! Dunque, non si cerchi perfezione a teatro, né in alcuna altra forma d’Arte: si cerchi intelligenza, profondità, cultura, ispirazione, abilità nello scrivere, capacità di congegnare la vicenda, cura nel testo, accortezza in ogni frase, passione per il propro lavoro: non si parte mai dal capolavoro, in una carriera d’Artista, tranne che in rarissimi casi…Ma, con tali premesse, quando l’autore si sarà sganciato definitivamente dalle influenze classiche, non perché le abbia dimenticate, ma perché le abbia assorbite così profondamente da utilizzarle senza neanche averne consapevoleza e senza darne al critico più schizzinoso; quando l’età, inevitabilmente avrà incanutito i capelli e la saggezza riempito il pensiero e, soprattutto lo spirito, il capolavoro verrà. E’ un auspicio, ma vuol essere una certezza.

Con l’apporto, poi, di una regia particolarmente efficace, curata dallo straordinario attore e regista Giovanni Volpe, che si occupa magistralmente anche delle musiche e del progetto luci; con una Maria così bella e brava come Francesca Ardesi; con un Rocco che Luciano Caratto rende sempre più "roccioso"; con l’apporto di due validi giovani attori come Pier Quarto (Patrizio) e Mattia Stancanelli (Massimo), il successo è assicurato, anche perché la scenografia di Calogero Vella, i costumi di Patrizia Visconti, insieme alla suddetta musica ed alle  straordinarie luci, in un’unica, preziosa fusione col testo, giocano un ruolo non indifferente nell’economia dello spettacolo.

Da sinistra: Francesca Ardesi (Maria), Pier Quarto (Patrizio), Norbert Provvidenza (produzione), Giovanni Volpe (regia, musica, progetto luci), Luciano Caratto (Rocco) e Mattia Stancanelli (Massimo) 

Una nota di lode a parte alla PRO ART, Norbert Provvidenza Produzioni di Grotte (AG), che, lungimirante, in un mondo dello spettacolo in cui il teatro di prosa sta diventando sempre più un’insulsa musical-fiction, con tagli ai fondi, carenza di pubblico, vuoto nei teatri, si occupa di portare avanti un discorso teatrale decisamente di qualità e che non comprende solo questo spettacolo, ma anche altri di eguale valore.

Ad maiora semper!

 

( II) Fine

Inserita il 23 – 09 – 10
Fonte: Natalia Di Bartolo
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