Salvatore Spoto: “L’espressione della materia”

Non è strano, camminando nelle campagne dell’agrigentino, soprattutto quando il sole di luglio o di agosto renda arida la vegetazione, imbattersi in qualche tozzo di roccia che affiori dal terreno…e, magari, inciamparvi. Quando capita che vi s’imbatta un barbuto signore, di nome Salvatore Spoto, invece, costui di certo non v’inciampa, bensì si ferma ad ascoltarlo, perché è come se da quel frammento di roccia si levasse una flebile, ma insistente voce, che giusto da lui si facesse sentire, tra il frinire improvvisamente interrotto delle cicale nella campagna assolata, nel silenzio che regna in Natura quando sta per accadere qualcosa d’importante. E questo “qualcosa” accade alla roccia ed insieme a Salvatore, come se l’una chiamasse l’altro, come se la roccia chiedesse all’uomo di raccoglierla e come se Salvatore, che ne andava alla ricerca, la ringraziasse di averlo chiamato, chinandosi ad ascoltarne la voce ed a liberarla dalla polvere e dall’erba secca, portandola poi via con sé.

Quella materia sembra avere in seno qualcosa di nascosto e solo un Artista può avere la capacità di saper liberare ciò che vi si nasconde dentro. Spesso si tratta non di un sasso qualsiasi, ma di un sasso d’alabastro, nella generosità che la Natura ha profuso nelle terre mediterranee, perfino nelle rocce. Così, dall’incontro fra Salvatore, “Totò“, e la Pietra, nasce un dialogo intimo, stretto, in un linguaggio apparentemente incomprensibile, all’inizio, quando l’Artista prende in mano scalpello e martello per iniziare a rispondere concretamente a quel richiamo misterioso; ed egli agisce con l’espresso desiderio ispirativo di “entrare dentro” la materia ed “afferrare” ciò che vi sia nascosto.

Così la pietra, spesso di colore variegato, giallastra, grigia, verdolina, a volte preziosamente bianca, sotto lo scalpello di Turi incomincia a parlare con voce più chiara. E più l’artista vi lavora, a colpi di martello e col sudore della fronte, più alta si leva quella voce…finché quel sasso, lavorato sapientemente e finemente levigato, “parli” e si faccia sentire da tutti.

Ed in questo rito, che si ripete ad ogni nuovo sasso, Totò Spoto ha da sempre avvertito e realizzato la presenza di un volto, o di più di uno insieme, o di un volto e di un pesce, come nella bellissima scultura “Colapesce” che ha vinto l’Estemporanea di Pittura e Scultura di Realmonte (AG) nel 2010, o di un accenno di un profilo. “Frammenti di pietra”, così come s’intitola appunto la sua Mostra Personale…frammenti di volti, soprattutto maschili, solcati da lunghe linee, le venature dell’alabastro, come rughe che si diramino su quelle sembianze e che l’artista percepisca come non mai casuali, ma volute e che metta in risalto con la vellutata levigatezza di ciò che sporge dal grezzo. Tale grezzo rimane se stesso in buona parte, nell’eterna, michelangiolesca o, ben più tardi, rodiniana lotta dell’Artista con la Materia, che non chiede di essere rifinita a tutto tondo, ma di essere lasciata grezza in parte; però mai a caso, mai senza la consapevolezza di questa o dell’altra “azione”. Ecco il dono del “sapersi fermare al momento opportuno”, della sapiente “incompiutezza”, che accomuna questo genere di scultura a certa grafica o pittura che venga fuori dallo sfondo come nelle sfumature del sogno.

Sono volti severi, quelli che Totò “estrae” alla vista; volti con espressioni spesso dure, di una serietà ieratica, a volte di una presenza fisica che mette soggezione. Hanno la serietà dell’uomo saggio o la rilassatezza di un profilo dormiente; l’esclamazione muta di una bocca che si apre o lo sguardo misterioso di un occhio senza pupilla e che pure ti scruta, oppure che non può vederti, perché ancora volutamente prigioniero della materia che lo ha generato nella fantasia dell’Artista.

Un lavoro duro, quello dello scultore, ma che ripaga Totò Spoto di ogni fatica, nel sapere e far sapere, finalmente, non solo cosa si celava in un grosso sasso grezzo abbandonato dal destino nelle campagne agrigentine, ma soprattutto nell’anima di un Uomo a cui la Natura ha elargito il prezioso dono di saper dare un volto alla nuda pietra, riuscendo a cogliere la vaga, sensitiva, inesplorata, “espressione della materia”.

 

Natalia Di Bartolo

(Recensione critica per la brochure della Mostra di cui sopra il manifesto, inaugurata il 20/12/2010)

 

http://www.laltraagrigento.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1822%3Asalvatore-spoto-qlespressione-della-materiaq&catid=43%3Aarte&Itemid=402

 

http://www.agrigentoflash.it/2010/12/18/la-mostra-dello-scultore-spoto/

 

http://www.grandangolo-online.it/index.php?option=com_content&view=article&id=8686:salvatore-spoto-qlespressione-della-materiaq&catid=41:eventi&Itemid=67

 

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